SANTI

Santa Marina di Bitinia

Santa Marina di Bitinia, nacque in Bitinia (antica regione dell’Asia Minore) nel 725 circa,
da genitori cristiani, dopo la morte della madre, il padre Eugenio,
addolorato per la perdita della moglie, decise di ritirarsi in un convento, Marina era molto triste per la lontananza del padre.



 

Don Riccardo Pecchia  |  18 Giugno 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SANTI

Santa Marina di Bitinia

Santa Marina di Bitinia, nacque in Bitinia (antica regione dell’Asia Minore) nel 725 circa, da genitori cristiani, dopo la morte della madre, il padre Eugenio, addolorato per la perdita della moglie, decise di ritirarsi in un convento, Marina era molto triste per la lontananza del padre.

Don Riccardo Pecchia
18 Giugno 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Santa Marina di Bitinia, nacque in Bitinia (antica regione dell’Asia Minore) nel 725 circa, da genitori cristiani, dopo la morte della madre, il padre Eugenio, addolorato per la perdita della moglie, decise di ritirarsi in un convento, Marina era molto triste per la lontananza del padre, allora un giorno, recatosi dall’abate disse che a casa aveva un figlio, il quale aveva espresso il desiderio di poter entrare nel convento, l’abate commosso, consentì all’uomo di poter portare il figlio, Eugenio partì e prese con sé la figlia, nella giovane età di 14 anni, parve a tutti un angelo di monaco e nessuno si accorse che “fra Marino” era una donna, ed essa, incominciata la vita di monaco si dedicò con pienezza a Dio e ai poveri, restò in convento anche dopo la morte del padre, conducendo vita monastica e seguendo gli insegnamenti dell’amato padre; i monaci erano soliti andare una volta al mese al mercato di un paese vicino al mare, dove compravano tutto ciò ch’era necessario ai loro bisogni, se li avesse sorpresi la notte, si fermavano presso un albergatore devoto del convento, l’uomo aveva una figlia, la quale di nascosto dei genitori amoreggiando con un soldato e rimase incinta, i suoi genitori si accorsero del suo stato e le domandarono il nome del suo seduttore. La ragazza d’accordo con il soldato per salvarlo, disse ch’era stata sedotta da Marino, che era stato lui a violarle la verginità, a questa rivelazione i genitori pieni d’ira, corsero al monastero e con parole aspre riferirono all’abate l’oscena ingiuria; stupito l’abate di questa accusa, non volle crederle; per discolparlo dagl’insolenti accusatori, chiamò Marino, il quale, sentendo di che veniva accusato, mentre avrebbe potuto difendersi, non rispose, a quel silenzio l’abate lo cacciò dal monastero. Marina, trovò rifugio in una grotta. Dopo un anno il frutto dell’impuro amore della figlia dell’albergatore, viene portato da Marina, gettandolo ai suoi piedi; Marina accolse il bambino, come se fosse stato suo figlio, e per lui ebbe tutte le cure più affettuose.
Si narra che il bambino si chiamasse Fortunato. Dopo 5 anni i monaci, che intanto avevano ammirato la perseveranza di Marino, commossi per tanta virtù, si prostrarono dall’abate, affinché si degnasse di riammettere Marino in mezzo a loro, ma dopo tante domande sul perdono dei propri fratelli, l’abate cedette, al rientro in convento le viene dato il compito della pulizia del monastero. Poco tempo dopo il rientro in convento, Marina, vissuta sempre fra le fatiche, i disagi e i patimenti, consumata dalla straordinaria penitenza, sofferta per 5 anni e dopo le fatiche dei lavori affidatogli al rientro in monastero, si trovò prossima al termine dei suoi giorni. Un mattino i suoi confratelli, non vedendola, si preoccuparono per la sua salute e si accorsero e che era prossima alla morte; accanto a lei c’era il piccolo Fortunato, che mai l’abbandonava credendo che fosse il padre. Era usanza per i frati lavare il corpo di colui che moriva, ma improvvisamente indietreggiano e dopo essersi guardati l’un l’altro gridarono stupiti che Marino era una donna e non un uomo, a questo grido accorre l’abate che verificando l’accaduto si prostrò ai piedi di Marina e chiese perdono al Signore per la punizione che aveva inflitto a Marina, così pregò a lungo; nel frattempo la notizia arrivò anche alle orecchie della calunniatrice che per la vergogna si chiuse in casa e confessò il suo peccato, giunta al monastero la calunniatrice si inginocchiò davanti al corpo di Marina implorando perdono, in quell’istante avvenne il primo miracolo di Marina che intercesse presso Dio per liberare la calunniatrice da satana che per anni l’aveva insidiata, così una luce dal cielo l’illuminò e la guarì dal male; patrona della parrocchia di Avella.
 
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