SANTI

Sant’Alberto Magno

Sant’Alberto Magno, nacque a Lauingen (Svevia) nel 1205 circa. Ancora molto giovane si
recò in Italia, a Padova, sede di una delle più famose università del Medioevo. Si dedicò
allo studio delle cosiddette “arti liberali”: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica.



 

Don Riccardo Pecchia  |  15 Novembre 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SANTI

Sant’Alberto Magno

Sant’Alberto Magno, nacque a Lauingen (Svevia) nel 1205 circa. Ancora molto giovane si recò in Italia, a Padova, sede di una delle più famose università del Medioevo. Si dedicò allo studio delle cosiddette “arti liberali”: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica.

Don Riccardo Pecchia
15 Novembre 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Sant’Alberto Magno, nacque a Lauingen (Svevia) nel 1205 circa. Ancora molto giovane si recò in Italia, a Padova, sede di una delle più famose università del Medioevo. Si dedicò allo studio delle cosiddette “arti liberali”: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, astronomia e musica, manifestando quel tipico interesse per le scienze naturali, che sarebbe diventato ben presto il campo prediletto della sua specializzazione. Durante il soggiorno a Padova, frequentò la chiesa dei Padri Domenicani, ai quali poi si unì con la professione dei voti religiosi. Nel 1223 ascoltò i sermoni del beato Giordano di Sassonia, successore di san Domenico nella guida dell’Ordine dei Predicatori, che furono i fattori decisivi che lo aiutarono a superare ogni dubbio, vincendo anche resistenze familiari. Ricevette l’abito religioso dal beato Giordano di Sassonia. Dopo l’ordinazione sacerdotale, i Superiori lo destinarono all’insegnamento in vari centri di studi teologici annessi ai conventi dei Padri domenicani. Le brillanti qualità intellettuali gli permisero di perfezionare lo studio della teologia nell’università più celebre dell’epoca, quella di Parigi. Fin da allora Alberto intraprese quella straordinaria attività di scrittore, che avrebbe poi proseguito per tutta la vita. Nel 1248 fu incaricato di aprire uno studio teologico a Colonia (Germania), che divenne la sua città di adozione. Da Parigi portò con sé a Colonia un allievo eccezionale, san Tommaso d’Aquino. Nel 1254 Alberto fu eletto Provinciale della Germania, incarico difficile, che ricoprì con efficienza e responsabilità.
Le sue doti non sfuggirono a papa Alessandro IV, che volle Alberto accanto a sé ad Anagni, a Roma e a Viterbo, per avvalersi della sua consulenza teologica. Lo stesso pontefice, nel 1260, lo nominò vescovo di Ratisbona, una grande diocesi, che si trovava, però, in un momento difficile. Dal 1260 al 1262 Alberto svolse questo ministero con infaticabile dedizione, riuscendo a portare pace e concordia nella città, a riorganizzare parrocchie e conventi, e a dare nuovo impulso alle attività caritative. Negli anni 1263-1264 Alberto predicava in Germania ed in Boemia, incaricato dal papa Urbano IV, per ritornare poi a Colonia e riprendere la sua missione di docente, di studioso e di scrittore. Essendo un uomo di preghiera, di scienza e di carità, godeva di grande autorevolezza nei suoi interventi, in varie vicende della Chiesa e della società del tempo: fu soprattutto uomo di riconciliazione e di pace a Colonia, dove l’arcivescovo era entrato in duro contrasto con le istituzioni cittadine; si prodigò durante lo svolgimento del II Concilio di Lione, nel 1274, convocato dal papa Gregorio X per favorire l’unione con i Greci, dopo la separazione del grande scisma d’Oriente del 1054. Nel 1277, l’arcivescovo di Parigi Étienne Tempier ed altri volevano condannare gli scritti di san Tommaso perché li consideravano poco ortodossi. Per tale motivo si mise in viaggio alla volta di Parigi, deciso a difendere la memoria del suo discepolo. Qualche tempo dopo, nel 1278 ebbe dei vuoti di memoria; la sua mente a poco a poco si offuscò e si narra che abbia trascorso gli ultimi anni della sua esistenza nel più totale isolamento, amareggiato per il cedimento della memoria manifestatosi durante un incontro pubblico. Il suo corpo fiaccato da una vita austera di privazioni e di lavoro cedette sotto il peso degli anni e finì i suoi giorni terreni nella sua cella del convento della Santa Croce a Colonia. Morì il 15 novembre 1280; patrono degli scienziati
 
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