"Siate pronti" - l'avvento, un tempo di attesa. - Ecclesia Dei

L’anno liturgico volge al termine e ci stiamo preparando ad iniziarne uno nuovo con l’avvento. L’avvento precede il Natale e segna l’inizio del nuovo anno liturgico. E’ sicuramente un tempo di attesa che siamo chiamati a vivere per prepararci spiritualmente alla venuta del Signore Nostro Gesù Cristo. La teologia dell’avvento ruota intorno a due prospettive principali: da una parte si intende indicare l’anniversario della prima venuta del Signore, mentre dall’altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi. Ciò significa che non siamo chiamati a prepararci solamente per ricordarci del Santo Natale e del “compleanno di Gesù”, bensì dobbiamo essere pronti per la Sua seconda venuta, che sarà alla fine dei tempi.

“Siate pronti, con le vesti stretta ai fianchi e le lampade accese; simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito”.
(Luca 12,35)

L’attesa di per sé è sempre una dimensione difficile. Il cristiano è chiamato a vivere ogni istante della sua vita nell’amore attendendo Colui che ci ha amato fino alla fine. Questa attesa dovrebbe trasformarsi in un servizio d’amore: nel passo del Vangelo che ho citato, Gesù non vuole sottolineare chi bisogna attendere, il padrone o il servo, ma piuttosto vuole indicare il modo di farlo, con la vigilanza. Se i servi e i padroni sono vigilanti verso qualcuno che torni o che si vuole che torni presto, tanto più noi lo dobbiamo essere verso chi, nella gioia, vogliamo che venga: Gesù Cristo.

Essere pronti è dunque la maturità più grande che un cristiano può raggiungere nella sua vita spirituale. Anzi la definizione stessa di vita spirituale dovrebbe coincidere con “essere pronti”. Perché una persona che è pronta è completamente tesa verso ciò che sta per accadere. Un po’ come gli sportivi che si preparano ad una corsa e che si tengono pronti al punto di partenza a scattare non appena arriva il segnale. La vita eterna è quel segnale che aspettiamo, ma tutta questa vita è un tendere ad esso, è un farsi trovare pronti. E l’unica maniera che abbiamo per esserlo è essere completamente attenti a ciò che c’è in questo momento della nostra vita. È vivere nel qui ed ora e non nel lì e dopo. È capire che tutto ciò che accadrà potremo coglierlo se siamo disposti a valorizzare ciò che c’è adesso. Gesù usa l’immagine del padrone che torna a casa il giorno delle nozze. La casa sarà certamente in fermento e il padrone si aspetta quel fermento, sa di essere atteso, sa che ognuno avrà fatto la sua parte per accoglierlo. Ma che delusione invece tornare e rendersi conto di non essere atteso. Che delusione vedere che ognuno vive per se stesso, vive non in fermento, ma in appiattimento. La passività con cui delle volte affrontiamo la vita in attesa che accada qualcosa di interessante è il vero motivo per cui non accade mai nulla di veramente interessante. Ma quando passiamo la vita con i piedi per terra e il cuore pronto allora ciò che ci aspetta è quello che Gesù descrive così: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!”. Eh si! Beati loro! (Lc 12,35-38)

Animati da questo spirito cingiamo allora le nostre vesti ai fianchi e accendiamo le lampade, regem venturum Dominum, venite adoremus!
Buon inizio di Avvento e di preparazione al Santo Natale!

Alex Vescino

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