Tempo di attesa - Avvento I - Ecclesia Dei

L’Avvento per noi cristiani…

L’anno liturgico si è di nuovo concluso ed è pronto a ricominciare con l’Avvento, ma che cos’è l’Avvento? L’Avvento è un tempo di riflessione, di preghiera, di preparazione a un duplice evento: il Natale del Signore e alla meditazione sulla seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi.
Il tempo di Avvento serve a preparare il cristiano alla memoria del Natale. Serve a richiamare la speranza. Serve a preparare il cristiano all’incontro con Gesù. 

Incontrare Gesù è un vero dono di Dio e della sua grazia. Tuttavia il Signore concede la sua grazia solamente a chi è pronto a riceverla, ed è per questo che da buoni cristiani dobbiamo prepararci, “anima e corpo”, con zelo ed impegno. Ma non solo, perché bisogna anche essere miti di cuore, umili, pazienti, delicati e pronti a tutto.

L’Avvento è dunque un tempo di attesa. Si può oggi parlare di “attesa”?
Oggi viviamo nell’era del consumismo in cui siamo abituati ad avere tutto subito; non siamo più abituati all’attesa, ma viviamo la nostra vita pensando al “qui ed ora”, unicamente al presente senza pensare al futuro. Il buon cristiano, invece, vive nella speranza, si nutre di sogni e fa progetti che lo aiutano a vivere e a guardare a un domani. Ma qual è la nostra vera e Grande Speranza?  La speranza della risurrezione dai morti e della vita eterna. I cristiani conoscono la morte, mentre per molti essa è un tabù rimosso sia dalla coscienza che dalla realtà quotidiana. Infatti, non si dice più che qualcuno è morto, ma si usano eufemismi come: se n’è andato, non c’è più, è venuto a mancare, ecc. 

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo. – 1 domenica di Avvento

La prima Lettura ci indica come Dio si dà a conoscere agli uomini attraverso delle“visioni” che Egli concede ai suoi prescelti, ai profeti. Queste visioni non sono il risultato di speculazioni della ragione umana, ma sono una concessione, un dono, appunto, che permette di gettare uno sguardo in quella che sarebbe la realtà se l’uomo si lasciasse guidare ed istruire da Dio.

Isaia è il profeta che sa guardare a fondo nelle cose e nel progetto di Dio per intravedere quanto ancora non esiste e per annunciarne e favorirne l’esistenza. Nella sua visione, Isaia vede il popolo che deve prepararsi ad un nuovo esodo il cui cammino è tutto in salita, poiché Dio si manifesta “sul monte”, nel “suo Tempio”. Nonostante le difficoltà del cammino, però, la grandezza, la luce e la forza di attrazione di Dio sarà tale che tutte le genti affluiranno (quasi come fiume in piena) verso il Tempio del Signore.
Che cosa spinge questo “fiume” a salire verso il Signore? Il popolo è spinto a salire verso il Signore grazie al desiderio di ascoltare la sua Parola che indica le vie da percorrere per “camminare nei suoi sentieri”. 

Nel ritornello del Salmo c’è indubbiamente un invito ai fedeli ad incontrare il Signore che viene. Questo salmo veniva cantato dai pellegrini alle porte della città di Gerusalemme per augurare la pace (Shalom).
Dopo un lungo viaggio, i fedeli sono finalmente giunti alle porte della città santa, alle porte della Gerusalemme terrena. 

San Paolo ci esorta: Siate consapevoli del tempo (kairos). Siate consapevoli del tempo che state vivendo.
L’Avvento è l’occasione giusta per riprendere coscienza del tempo che il cristiano vive come momento di grazia. Svegliarsi dal sonno vuol dire passare dalla incredulità e dalla fede opaca , debole, sonnacchiosa, ad uno stato di fede in crescita continua, fino all’ultimo istante della nostra vita, e che tende a divenire “fede matura”, forte, professata e vissuta pienamente ed apertamente. Tutto questo per essere sempre pronti a salire con gioia sul monte del Signore, alla Gerusalemme celeste dove Gesù ci attende. È evidente che non si può essere vigilanti senza vivere una vita profondamente spirituale che accoglie la presenza di Dio e dedica uno spazio al colloquio con lui, nella preghiera e nella vita sacramentale. 

Come far crescere la nostra fede?
San Paolo ci dice che durante tutta la nostra vita dobbiamo gettar via le opere delle tenebre, (litigi, gelosie, ecc.) e rivestirci delle armi della luce , cioè dobbiamo “aderire a Cristo”e trasformarci completamente in Lui fino ad assumerne totalmente la fisionomia: “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”! Cristo, infatti, è la Luce Vera che illumina ogni uomo. 

Pensiamo a San Francesco, il poverello di Assisi, che veramente si è rivestito del Signore Gesù, conformandosi perfettamente a Lui, fino al punto di essere “insignito”delle stimmate del Crocifisso, ed essere chiamato “un altro Cristo”.

Isaia ci ha spronato a camminare nella luce del Signore, con la preghiera del salmo abbiamo deciso di andare con gioia incontro al Signore. San Paolo, nella seconda Lettura, ci ha sollecitati a svegliarci dal sonno per rivestirci del Signore. Noi, però, sappiamo che l’uomo può, sì, proporsi molte mete, ma potrà raggiungerle soltanto se gli viene l’aiuto dal Signore. Per questo prima di ascoltare Gesù che ci parla nel Vangelo, con le parole del salmo 85 (84), che è una preghiera per la pace e la giustizia e canta l’amore di Dio, gli chiediamo di farci dono della sua misericordia e della sua salvezza. 

In un passo che precede il presente brano, Matteo riporta una parola di Gesù che fa da guida a tutto il discorso: “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti” (24, 12). Qui Gesù ci mette in guardia: si corre il pericolo di lasciar raffreddare e di perdere i doni che il Signore ci ha dato, la fede e l’amore. 

Ecco il motivo per cui il Signore ci parla del ladro che arriva all’improvviso. Qualcuno potrebbe vederla come una minaccia. Certo, lo è per chi si giustifica con l’ignoranza e vive come la generazione di Noè.

Noi siamo stati avvertiti che “il quando” è lo svolgersi della nostra vita quotidiana. Perché è in questo tempo, che Dio ci dona di vivere, che si opera il giudizio del Signore su di noi. La risposta alla domanda dei discepoli: “quando avverranno queste cose” (Mt 24,3) è proprio questa: ogni giorno, per ciascuno di noi, può essere quello in cui tali cose possono avvenire. Perché nel nostro lavoro quotidiano si decide la nostra salvezza o la nostra perdizione, a seconda che saremo con Lui o contro di Lui. 

Che significa essere con Lui? “Fare la sua Parola!” cioè ascoltarla e metterla in pratica. San Francesco, nella preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano dice: “Signore, fa che io faccia il tuo santo e verace comandamento” (FF 276).

Buona domenica ed inizio Avvento!
Ecclesia Dei

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