Un tatuaggio è per sempre, purtroppo - Ecclesia Dei

di Don Andrea Tosca

Andando in giro per il lungomare ligure, abitato da numerosi anziani e famiglie con bambini piccoli, ci si imbatte in un fenomeno che provoca nel sottoscritto un fastidio e un ribrezzo viscerale: i tatuaggi.

Si incontrano uomini e donne, di tutti i tipi e di tutte le taglie, con il corpo ricoperto, più o meno in percentuali endemiche, da disegni, scritte, tribali, che rasentano raramente il buon gusto.

Gli uomini non si regalano più l’uno all’altro un diamante, come simbolo di amore eterno (“un diamante é per sempre” diceva la pubblicità) ma tatuaggi, perché un tatuaggio é per sempre, purtroppo!

Trovi il ragazzetto che si fa tatuare il nome della “tipa” con cui sta insieme, per sottolineare il legame “profondo” e “indissolubile” con lei. Ma poi, lasciata la ragazza perché trovata una “migliore” o semplicemente perché si era stufato di quella precedente, che magari gli parlava di “futuro insieme”, ecco farsi tatuare una riga sul nome della ragazza precedente, e subito sotto il nome di quella nuova. 

Finendo così per fare l’elenco della spesa con tutte le ragazze avute, e lasciate, come quando si tolgono dalla lista i prodotti già messi nel carrello della spesa.

Come afferma il sacerdote cattolico Don Luigi Maria Epicoco: “ci scriviamo il “per sempre” sul corpo perché non siamo più in grado di affermalo con la nostra vita“, con un progetto d’amore. La famiglia, quella indissolubile, totale, aperta alla vita, fedele.

Questi uomini che hanno lasciato l’assoluto, che é Dio, l’Infinito per eccellenza, l’Eterno, e il Per-Sempre (“Io sono Colui che sono” Es 3,3) lo cercano a tentoni attraverso una scritta indelebile sulla propria pelle.

La pelle, che é l’organo più esteso del nostro corpo, ed é anche il biglietto da visita, viene usato come uno schermo, attraverso il quale comunicare quello che siamo e ciò in cui crediamo. 

Ma forse senza neanche sapere il significato di quello che si scrive o si disegna.

I tribali, che tanto vanno di moda, provengono infatti dalla cultura ancestrale africana o sudamericana e hanno un preciso significato.

Essi corrispondono al nome di qualche divinità, o Spirito guida

Sono fatti in nome di questo o quello, per fare una piccola offerta di sangue a quel tal dio pagano, e così apprenderne la sua forza, il suo potere. 

Sì, perché il tatuaggio comporta sempre la fuoriuscita di una quantità minima di sangue, essendo che si va a bucare la pelle, per far penetrare l’inchiostro.

Qui si apre allora il grande capitolo della cultura tribale-esoterica, di cui mi parlava un grande esorcista del nord Italia.

Questo sacerdote esorcista mi testimoniava come nei posseduti, che erano sottoposti all’esorcismo maggiore, in concomitanza con le preghiere che la Chiesa ufficialmente prescriveva nel Rito, provavano indicibili dolori in corrispondenza dei tatuaggi che avevano sul corpo. 

Anzi, i tatuaggi erano come “porte” attraverso le quali i demóni agivano. Solo il segno di Croce fatto con olio esorcizzato dall’esorcista placava il bruciore lancinante al povero malcapitato. Quando si chiedeva come mai la persona avesse avuto la sciagurata idea idea di tatuarsi quel serpentello, quel teschio, o magari anche cose “innocue” come un gattino o un delfino, la persona dichiarava la sua ignoranza su altri significati che potessero essere collegati al tatuaggio. 

Eh sì, perché, come mi spiegava il sacerdote, alcuni tatuatori inconsapevolmente imparano delle tecniche specifiche per fare un tatuaggio apprendendole da alcuni maestri, i quali magari a loro volta erano ignari della tecnica di rito esoterico che avevano imparato.

C’è quindi una cultura tribale e pagana collegata ai tatuaggi e noi dobbiamo stare lontani, perché quel mondo esoterico esiste, e non viene di certo da Dio, ma dal Nemico.

Non mi dilungo poi su quello che la storia ci ha presentato con la tatuazione del numero di matricola sugli internati nei campi di concentramento: quelle persone erano ridotti a cifre, private della loro dignità di creature umane.

Nella Rivelazione Cristiana troviamo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” ( 1 Cor 6 1.19-20)

Facciamo dunque del nostro corpo qualcosa di sacro, offrendolo al Signore in un progetto d’amore che sia per sempre, o nella vocazione alla famiglia o nella donazione al lui come vergini consacrate e suoi sacerdoti. 

Sí, perché Cristo ha preso un corpo umano, e lo ha santificato. 

Il diavolo, Spirito incorporeo, a motivo dell’Incarnazione é divenuto furioso e invidioso, e cerca da allora di rovinare la creatura che dá maggiore gloria a Dio: l’uomo. 

Sicuramente lo fa anche attraverso un piccolo ed innocente tatuaggio.

Ecclesia Dei

Post navigation

error: Questo contenuto è protetto!