Vedere per credere, Credere per vedere... - Ecclesia Dei

di Luca Niutta

La Festa di San Tommaso apostolo, collocata il 3 luglio nel Calendario Liturgico riformato, ci pone dinnanzi la figura di un apostolo che, come spesso accade anche a noi, crede in Cristo ma vorrebbe una qualche prova, una prova della Sua Risurrezione: leggiamo nei Vangeli che Tommaso non si trova con gli altri apostoli quando il Maestro “stette in mezzo a loro” la prima volta e, ricevuta dagli altri la testimonianza viva e vera della Risurrezione, Tommaso risponde che crederà solamente dopo aver visto in prima persona il Risorto e dopo aver toccato con mano i segni della Passione. 

La storia di San Tommaso ci offre un parallelo con la storia di ognuno di noi: quante volte ci mettiamo davanti al nostro Signore domandando un segno, una prova, e rimaniamo quasi delusi quando sembra che nulla ci venga risposto? Quante volte, domandandogli un segno e ricevendo come riposta il silenzio, ci sentiamo soli, abbandonati, finanche talvolta presi in giro? Quante volte anche noi siamo come San Tommaso, o come quei credenti che alla prima raffica di vento scappano impauriti perché credono, ma non veramente, ma non sinceramente, non in profondità?

Le parole dell’antifona al Salmo 149 che siamo invitati a meditare alle Lodi Mattutine odierne richiamano il Vangelo e ci rivolgono l’intimazione di Cristo: “abbi fede”; questa frase deve rimanere in noi, permanere e diventare esperienza viva e vera dello Spirito, perché la Fede si basa non sulla certezza di un Dio che noi vediamo e tocchiamo realmente (gli idoli delle genti, opera delle mani dell’uomo…) ma sulla speranza e sulla testimonianza degli Apostoli e della Divina Rivelazione che ci viene donata. É pur vero, però, che noi possiamo “vedere e toccare” il nostro Redentore, veramente presente nell’Eucarestia: possiamo stare davanti alla Sua presenza viva e vera, possiamo dialogare con Lui, vivere in Lui, essere per Lui strumento di Salvezza, ma mai potremo vederlo nel suo corpo e nel suo spirito. 

San Paolo ci insegna che in Lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore”: solo attraverso la preghiera questa costruzione può crescere ben ordinata, una preghiera costante, vera e sincera, che permette all’uomo di instaurare con Dio quel rapporto di amicizia che lo fa crescere nella grazia; quella preghiera che Santa Teresa d’Avila chiama “orazione mentale”, in cui noi ci spogliamo davanti a Dio e gli offriamo tutto il nostro nulla, non perché ci aspettiamo qualcosa in cambio, ma perché come figli corriamo verso le braccia amorose di quel Dio che, nonostante i nostri tentennamenti, ci ama sempre e comunque, così come ricordava Padre Pio dicendo che “tu puoi, fratello mio, non credere in Dio, ma Dio non cesserà mai di credere in te.

Gesù si rivolge a Tommaso con queste parole: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto: beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”; con queste parole Egli si rivolge anche a noi, chiamandoci beati, poiché crediamo senza aver visto. Chiediamo a Tommaso di intercedere presso il Signore, perché noi, che ancora viviamo su questa terra, possiamo essere sempre fedeli e integri alla Fede in Cristo Gesú, senza mai dimenticare che la Sua Santa Chiesa ha già vinto le porte dell’inferno mediante la Sua Risurrezione, quella Chiesa edificata su quei mirabili Santi Pietro e Paolo che pochi giorni or sono abbiamo solennemente ricordato e venerato; vediamo l’opera di Dio nel mondo mediante la Santa Chiesa e crediamo in Cristo grazie alla testimonianza degli apostoli: se crederemo fermamente in Cristo, e a lui aneleremo, verrà infine il giorno in cui vedremo colui nel quale abbiamo creduto.

“La fede è credere a ciò che non vediamo; e la ricompensa per questa fede è il vedere ciò che crediamo.” Sant’Agostino

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