Il 28 settembre scorso Chipotle ha annunciato il ritorno del suo margarita, la bevanda alla tequila che aveva tolto dal menù. Si tratta di una catena americana di ristorazione rapida con oltre quattromila locali. Il lancio porta un nome a doppio senso: Summon the Spirits Tour. In inglese con il spirits si intendono sia i liquori che gli spiriti; to summon vuol dire evocare. Il giro tocca una città per ogni fine settimana di ottobre e si chiude a New Orleans il 30 e il 31. Il comunicato dell’azienda presenta l’ultima tappa con un motto: «dove gli spiriti non riposano mai». Uno dei filmati diffusi sul profilo Instagram della catena mostra una tavola Ouija con il marchio in alto. Accanto ardono alcune candele; al posto dell’indicatore c’è una sfoglia di mais fritta, e su quella si posano le dita.
Negli Stati Uniti alcuni cristiani hanno protestato; altri vi hanno visto uno scherzo di stagione. Ma la tavola nacque proprio così, come un passatempo. Il 10 febbraio 1891 l’ufficio brevetti americano concesse a Elijah J. Bond di Baltimora il brevetto numero 446.054. Il titolo è Toy or game, giocattolo o gioco. Di spiriti il testo non parla mai. Descrive due o più persone che pongono domande e leggono le risposte sulle lettere di una tavola; l’oggetto è chiamato «Ouija, o tavola egizia della fortuna».
Anche Halloween porta un nome che ne nasconde l’origine. È la contrazione di All Hallows’ Even, la sera di tutti i Santi: la vigilia di Ognissanti. Nel calendario del 1962 Ognissanti è festa di prima classe, e il giorno seguente la Chiesa commemora tutti i fedeli defunti. La vigilia era invece un giorno di penitenza. Il Codice di diritto canonico promulgato da Papa Benedetto XV nel 1917 vi prescriveva il digiuno e l’astinenza come alle vigilie di Pentecoste e del Natale. Le rubriche del 1960, che reggono il Messale del 1962, non la contano più fra le vigilie: è storia, non rubrica vigente. Così la notte oggi piena di maschere e di dolciumi era ancora, nel Novecento, una sera di magro e di attesa.
La Scrittura su questo punto è esplicita. Fra le pratiche che Dio vieta al Suo popolo il Deuteronomio nomina chi consulta gli spiriti e chi domanda la verità ai morti. Poi conclude: Omnia enim haec ab ominatur Dominus, tutte queste cose il Signore le ha in abominio (Dt 18,11-12). Negli Atti degli Apostoli, a Efeso, molti di coloro che avevano praticato le arti magiche portarono i loro libri e li bruciarono davanti a tutti. Ne calcolarono anche il prezzo: cinquantamila denari (At 19,19).
Perché tanta severità per un gesto che i più compiono ridendo? Il divieto è legge divina, e San Tommaso ne dà la ragione nella Somma teologica. Ogni divinazione, insegna, procede dall’opera dei demoni. A volte essi sono invocati espressamente; altre volte se ingerunt vanis inquisitionibus futurorum: si intromettono da sé nelle vane indagini sul futuro per avviluppare nella vanità la mente degli uomini. Il gioco dunque non protegge: chi interroga la tavola non sceglie chi gli risponde. Questa spiegazione è dottrina comune dei teologi, e la Chiesa ne ha tratto una norma precisa. Il 24 aprile 1917, un mese prima che il Codice fosse promulgato, il Sant’Uffizio rispose a un quesito sulle sedute spiritiche. Si chiedeva se fosse lecito assistervi anche quando avevano apparenza di onestà o di pietà. E ancora, se si potessero interrogare gli spiriti, ascoltarne le risposte o anche soltanto guardare, sive tantum aspiciendo, pur protestando di non volere parte alcuna con gli spiriti maligni. La risposta fu Negative in omnibus: no, in tutti i casi.
Il proposito si può compiere già domani. Se in casa vostra c’è qualcosa che serve a interrogare gli spiriti o a scrutare il futuro, distruggetelo, come i credenti di Efeso bruciarono i loro libri. Se vi siete prestati al gioco, accusatevene in confessione. Sabato 31 ottobre tenete i vostri figli lontani dalle feste in cui si scherza con i morti. Preparateli piuttosto a Ognissanti e recitate con loro, la sera, le Litanie dei Santi.
Non lasciate che la morte diventi una mascherata. Insegnate ai vostri figli che i defunti non sono fantasmi da evocare, ma anime da suffragare. Insegnate loro che i Santi intercedono per noi davanti a Dio e che la loro festa merita una vigilia. Lunedì 2 novembre conduceteli alla Santa Messa dei defunti e poi al cimitero, davanti alle tombe di famiglia. Portate un lumino e recitate il De profundis, il salmo che grida a Dio «dal profondo» e che la Chiesa ripete per i suoi morti (Sal 129,1).
Il giro del margarita si chiude a New Orleans, dove gli spiriti, assicura il comunicato, non riposano mai. Per i suoi morti la Chiesa domanda il contrario con le parole dell’Introito del 2 novembre: Requiem aeternam dona eis, Domine: et lux perpetua luce at eis. L’eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Quella luce perpetua è la gloria stessa di Dio: nella città dei Santi, scrive San Giovanni, non servono né il sole né la luna, perché claritas Dei illuminavit eam, et lucerna ejus est Agnus (Ap 21,23). La gloria di Dio la illumina, e la sua lampada è l’Agnello. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e rivestiamoci delle armi della luce, perché «la notte è avanzata e il giorno è vicino» (Rm 13,12).
