La Quaresima non è tempo di autoregolazione, ma di conversione, di confronto serio con il peccato e ritorno radicale a Dio. Senza questo, ogni rinuncia resta sterile e la penitenza perde il suo carattere salvifico.
La Quaresima non è tempo di autoregolazione, ma di conversione, di confronto serio con il peccato e ritorno radicale a Dio. Senza questo, ogni rinuncia resta sterile e la penitenza perde il suo carattere salvifico.
Non è una cantilena da labbra tiepide, né un “canto di conforto” inventato per blandire la sensibilità d’anime delicate. È, piuttosto, una pagina alta di Tradizione, nata all’ombra dell’altare e del coro: preghiera liturgica e penitenziale, intessuta di fede e di lacrime, che porta in sé il realismo cristiano dell’esilio e del combattimento. È la voce della Chiesa che, nel silenzio della sera, depone i suoi figli, poveri e feriti, ma non senza speranza, nelle mani della Madre di misericordia, e le chiede, come ultimo bene, non un sollievo terreno, ma Gesù, «il frutto benedetto del suo seno».
«Onora tuo padre e tua madre, affinché siano lunghi i tuoi giorni sopra la terra che il Signore tuo Dio ti dà». (Es 20, 12).
Un’iniziativa svoltasi presso la Fiera di Rimini ha dato luogo a una rappresentazione irriverente del Santo Sacrificio della Messa, con evidente offesa al Santissimo Sacramento. L’episodio impone una seria riflessione sulla crescente desacralizzazione del culto cattolico e sulla necessità di una chiara e ferma testimonianza della fede.

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