Cultura Cattolica

Le schiere angeliche e le loro funzioni

Se è lecito fare un parallelo tra la milizia celeste e quella terrena, possiamo paragonare gli Angeli ai semplici militari e ai vari ufficiali, mentre a San Michele Arcangelo è riservato il grado di Generalissimo, giustamente è chiamato Principe della milizia celeste.

Sul Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), al numero 328 e seguenti leggiamo: «L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente Angeli, è una Verità di Fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione».  

«Sant’Agostino a loro riguardo dice: “Angelus” officii nomen est, […] non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus – La parola “angelo” designa l’ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo».

CCC 329

E prosegue al numero successivo:

«In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria».

CCC 330

Facendo tre passetti indietro, a mo’ di gambero, al n° 327 leggiamo ancora:

«La professione di fede del Concilio Lateranense IV afferma: Dio, “fin dal principio del tempo, creò dal nulla l’uno e l’altro ordine di creature, quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre; e poi l’uomo, quasi partecipe dell’uno e dell’altro, composto di anima e di corpo”».

Questo è il tempo degli Angeli: molte volte, infatti, capita di imbattersi in titoli di giornali e riviste di vario genere, ancor più in rete tra siti internet, video virali sui social network, senza farsi mancare convegni e tavole rotonde a sfondo esoterico e quasi mai biblico.

Ma chi sono gli angeli per la gente comune?

Sull’introduzione ad un testo sugli Angeli nella vita di santa Gemma Galgani troviamo questa presentazione:

«Anche in Italia, negli ultimi anni, la mania per gli Angeli ha scatenato gli appassionati, che hanno letteralmente fatto man bassa di libri e pubblicazioni destinate a diventare best seller. Il tutto mescolato a profumi, pupazzetti, calendari, fermacapelli. Dietro questo bisogno di angeli, tramutato in mercato, non si nasconde forse il pericolo di ridurre i messaggeri di Dio a semplici personaggi leggendari, usciti fuori da fiabe per bambini, ma nello stesso tempo capaci di far sognare anche i grandi? Si dimentica che gli angeli sono in funzione di Dio in quanto Suoi messaggeri. La nostra devozione a queste creature puramente spirituali non può prescindere da quella del loro Creatore, cioè Dio. È per Suo Volere che gli Angeli sono tali. Potremmo allora dire che gli Angeli sono frutto della Sua infinita e straordinaria fantasia. A questo punto, però, continua il testo: «non è esagerato pensare che dietro a questo revival degli angeli possa insinuarsi, sotto mentite spoglie, l’ideologia New Age, quale movimento di tipo gnostico che vuole superare il Cristianesimo affermando la pretesa di una superiore armonia di tutte le religioni e movimenti religiosi mescolati insieme, arricchiti e rivestiti dei falsi panni di suggestioni apparentemente innocenti come “la moda degli angeli”, appunto»1.

Dal Libro della Genesi all’Apocalisse, da Abramo presso le querce di Mamre a Giovanni sull’isola di Patmos, gli angeli sono menzionati apertamente e direttamente più e più volte nel testo sacro della Bibbia. Le loro apparizioni sono riportate in vari luoghi, contesti e situazioni, per un periodo di oltre 4.000 anni. Gli autori delle Scritture presumono l’esistenza degli angeli e per questo motivo non tentano di provarlo.

Quando parliamo di angeli, entriamo in un argomento che sotto certi aspetti è il più insolito e difficile di tutti i temi teologici. Karl Barth, teologo e pastore protestante svizzero, nel suo trattato “Dogmatica ecclesiale”, descrive il tema degli angeli come il più sorprendente e difficile di tutti. Gli angeli sono da lui definiti come testimoni autentici della rivelazione e del compimento della Volontà di Dio sulla terra. Essi accompagnano l’azione divina come fedeli servitori di Dio e dell’uomo, respingendo vittoriosamente le forze del caos. La loro missione consiste nel lodare Dio e nel rendergli testimonianza, rendendo palesi e chiari i Suoi disegni sulle creature terrene. Sebbene vengano inviati sulla terra come messaggeri della Volontà Divina, la loro dimora è presso Dio, nei cieli; è lì che essi lodano Dio e Gli rendono testimonianza. Il Cielo è una dimensione in cui la Volontà di Dio si compie in pienezza. Tuttavia, l’insegnamento della Sacra Scrittura ci dice che Dio ha creato gli esseri spirituali ed ha scelto di compiere molti dei suoi atti attraverso di essi.

Proseguendo nella lettura del Catechismo della Chiesa Cattolica, al n° 331 leggiamo una precisazione di fondamentale importanza:

«Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella Sua Gloria con tutti i Suoi angeli […]” (Mt 25,31). Sono Suoi perché creati per mezzo di Lui e in vista di Lui: “Poiché per mezzo di Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16). Sono Suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del Suo disegno di Salvezza».

Sebbene Gesù sia stato per un certo periodo subordinato al Padre, gli angeli sono sempre subordinati a Dio e compiono la Sua Volontà; non agiscono di propria iniziativa. Sebbene siano superiori agli esseri umani in molte abilità e qualità, fanno parte della classe degli esseri creati e quindi sono esseri finiti. Non sappiamo con precisione quando furono creati, ma sembra evidente che Dio ad un certo punto diede loro la vita. Come esseri completamente spirituali sono unici tra le altre creature, ma restano sempre e comunque creature.

Ci sono un gran numero di Angeli in cielo. La scrittura fa uso di modalità diverse per descriverne il numero: diecimila, decine di migliaia di migliaia, 12 legioni, tenendo presente che una legione romana poteva contare tra i 3.000 e 6.000 soldati, appare evidente che gli angeli di Dio sono assai numerosi.

Gli Angeli sono rappresentati come esseri personali, dotati di una conoscenza sovrumana, anche se la Sacra Scrittura afferma espressamente che la loro conoscenza ha dei limiti:

«Quanto poi a quel giorno e quell’ora, non la conosce nessuno, neanche gli angeli del cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre».

Mc 13,32

Gli Angeli, come ci ricorda il “Dottore Angelico”, sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature:

«Ad omnia bona nostra cooperantur angeli, ovvero gli angeli cooperano ad ogni nostro bene»2.

Queste creature celesti sono organizzate secondo una gerarchia precisa, suddivisa in tre gerarchie, ciascuna composta da tre ordini, sulla base della loro vicinanza a Dio e alla trasmissione della Luce Divina.  

Nella Summa Teologica San Tommaso D’Aquino ripropone, tra molte altre cose, la teoria delle tre gerarchie angeliche presentata dallo pseudo-Dionigi l’Areopagita, filosofo neoplatonico del V secolo, nel libro “De coelesti hierarchia”. Nella Questione 108 della parte prima della Somma Teologica, denominata: «L’ordinamento degli Angeli in Gerarchie e Ordini», costituita da 8 articoli, l’aquinate riproduce in tutto e per tutto la costruzione triadica e novenaria dello pseudo-Dionigi.

All’articolo n° 1, così leggiamo:

«Pare che tutti gli angeli costituiscano una sola gerarchia. Infatti:
1. Essendo gli angeli le creature supreme, bisogna ritenere che il loro ordinamento sia ottimo. Ma ottimo è l’ordinamento della moltitudine che sottostà a un principato unico, come dimostra il filosofo. Non essendo dunque la gerarchia altro che un sacro principato, pare evidente che tutti gli angeli costituiscano una sola gerarchia.
2. Dionigi insegna che: «la gerarchia è un ordinamento, una conoscenza e un atto». Ma tutti gli angeli convengono nell’essere ordinati a Dio, che essi conoscono e da cui sono regolati nelle loro azioni. Quindi tutti gli angeli appartengono a una sola gerarchia.
3. Il sacro principato, chiamato gerarchia, si trova ugualmente negli uomini come negli angeli. Ma tutti gli uomini appartengono a una sola gerarchia. Quindi anche gli angeli appartengono a una sola gerarchia. In contrario: Dionigi [De cael. hier. 6, 2] distingue tre gerarchie di angeli.

Secondo l’impostazione dello pseudo-Dionigi, come i ministeri della Chiesa sono ordinati come su una scala di tre gradini: l’episcopato, il presbiterato, il diaconato, così, allo stesso modo, la Luce Divina discende dal Cielo attraverso tre gerarchie angeliche, divise ciascuna in tre ordini, ovvero nove in totale. Il più alto riceve la luce direttamente da Dio, mentre gli altri due dall’ordine immediatamente superiore.

Prima gerarchia: Serafini, Cherubini, Troni;
Seconda gerarchia: Dominazioni, Virtù, Potestà;
Terza gerarchia: Principati, Arcangeli, Angeli.

Questa costruzione angelica descritta in lingua greca dallo pseudo-Dionigi, una volta portata in Europa da Gregorio Magno, fu tradotta in latino da Scoto Eriugena, per essere quindi accettata dalla scolastica e adottata infine nella liturgia comune della Chiesa.

Infatti, al n° 335 del Catechismo della Chiesa Cattolica, leggiamo ancora: «Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nell’In paradisum deducant te angeli – In paradiso ti accompagnino gli angeli – nella liturgia dei defunti, o ancora nell’Inno dei cherubini della liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (San Michele, San Gabriele, San Raffaele, gli angeli custodi)».

Ecco, in sequenza, i nove ordini angelici e i loro compiti:

  1. Il nome dei Serafini significa sia “coloro che bruciano” sia “coloro che riscaldano” e ci rivela il loro continuo e incessante movimento attorno alla realtà divina, il calore, l’ardore, il ribollire di questo eterno, continuo movimento.
  2. Quello dei Cherubini significa “pienezza di conoscenza” ed “effusione di saggezza”. Esso ci rivela la loro capacità di contemplare la Divinità, la loro attitudine a ricevere il dono di luce più alto e a contemplare la dignità del principio divino nella sua potenza originaria.
  3. Il nome dei Troni sta a indicare la loro vicinanza al trono divino, e li identifica come le entità altissime che siedono immediatamente accanto a Dio e che ricevono in maniera diretta la conoscenza divina, accolta con la calma soprannaturale che li contraddistingue.
  4. Al principio del secondo grado troviamo il nome delle Dominazioni, che indica la loro forza di elevarsi, libera da ogni cedimento, la forza che mai si sottomette. Esse non si abbassano a nessuna realtà discordante e tirannica, superano ogni degradante asservimento, entrano il più possibile in comunione con l’eterna divinità del principio della dominazione.
  5. Il nome delle Virtù significa “coraggio saldo e intrepido” in tutte le attività, un coraggio che mai si stanca di accogliere le illuminazioni donate dal principio divino, ma che è anzi potentemente teso all’imitazione di Dio.
  6. Quanto al nome delle Potestà, ci rivela la loro parità di grado condivisa con le Dominazioni e con le Virtù. Rivela la disposizione armoniosa nell’accogliere i doni divini, il carattere di potenza ultraterrena e intelligente, che non abusa tirannicamente delle sue potenti forze volgendole al peggio, ma che si eleva ed eleva con bontà i subordinati verso le realtà divine, e infine tende ad assimilarsi al principio della potestà, che riflette per quanto è possibile gli angeli.
  7. Infine, al principio del terzo grado vi è il nome dei Principati: indicante che essi possiedono un carattere divinamente sovrano e un potere di comando che è il più consono alle potenze sovrane.
  8. L’ordine degli Arcangeli, per la sua posizione centrale nella gerarchia, “partecipa ugualmente degli estremi”. Infatti, è affine ai santissimi Principati e contemporaneamente agli Angeli, in quanto riceve gerarchicamente le illuminazioni del principio divino attraverso le potenze primarie e le annuncia benevolmente agli angeli.
  9. Con gli Angeli si contemplano tutti gli ordini delle intelligenze celesti, perché essi, da ultimi tra le entità celesti, possiedono il carattere di messaggeri e sono i più vicini a noi.

Se è lecito fare un parallelo tra la milizia celeste e quella terrena, possiamo paragonare gli Angeli ai semplici militari e ai vari ufficiali, mentre a San Michele Arcangelo è riservato il grado di generalissimo: giustamente è definito Principe della milizia celeste.

Alla sua nobilissima figura, infatti, è associato il pio esercizio della Corona Angelica rivelato dallo stesso Arcangelo Michele alla Serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo. Apparendole, il Principe degli Angeli, le disse che voleva essere venerato con nove invocazioni a richiamare i nove cori angelici.

Ciascuna invocazione doveva comprendere il ricordo di un coro angelico, la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria, per concludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di San Gabriele, San Raffaele e degli Angeli custodi. L’Arcangelo promise di ottenere da Dio, che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Santa Comunione, sarebbe stato accompagnato alla Sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei nove Cori angelici. A chi l’avesse recitata ogni giorno assicurò la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. Benché queste rivelazioni non siano state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, tale pia pratica si diffuse tra i devoti dell’Arcangelo Michele e dei santi Angeli. Il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.

«Liberami Signore per i tuoi Angeli, sommi messaggeri, che annunziano agli uomini le cose di maggiore importanza. Liberami Signore per le tue sante Virtù dalle quali sono fatte in continuazione cose ammirevoli. Liberami per le tue sante Potestà che imperano sugli spiriti del male e li tengono sottomessi in modo che non sia loro permesso agire con crudeltà oltre misura nelle cose degli uomini: che essi non riversino su di me la loro furia. Liberami Signore per i tuoi Principati che dominano assieme agli spiriti buoni per portare a compimento i misteri divini. Liberami Signore per le Dominazioni che eccellono nella scala gerarchica sui cinque ordini prima menzionati i quali sono ad esse soggetti per obbedienza. Liberami Signore per i Troni sui quali ti assidi ed attraverso i quali eserciti terribilmente i tuoi giudizi sulle creature. Liberami Signore per i Cherubini che sono la pienezza della sapienza, più sapiente delle creature intellettuali le quali sono essi inferiori poiché penetrando quelli più acutamente lo specchio della chiarità, manifestano i segreti delle creature. Liberami Signore per i Serafini ardenti e portatori di fuoco che più d’ogni altra creatura razionale bruciano d’amore per Dio, essi che nell’onore sono più eccellenti di ogni altra creatura in quanto tra loro e Dio non esiste alcun altro spirito. Liberami Signore per questi nove ordini di santi angeli: ti chiedo perdono, Dio di misericordia ed incline alla misericordia e chiedo il perdono di tutti i miei peccati passati e presenti, di quelli e di quelli imminenti perché tu conosci la nostra natura fatta di carne e polvere; e questo dono, Signore ti chiedo, col patrocinio di san Pietro, e per il sangue del giusto Abele primo sacerdote e martire perché tu possa accogliere le parole della mia preghiera nell’ostia della tua gloria, come accogliesti il grato sacrificio di Abele e mi liberi da ogni male, e come hai riportato nel suo luogo Seth da cui ebbe inizio la stirpe dei figli di Dio e come hai trasportato Enoch che passeggiava con te»3.


Note

  1. GLI ANGELI nella vita e negli scritti di Gemma Galgani, Tito Paolo Zecca, Ed. paoline 2010, p. 18 ↩︎
  2. San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3, ad 3: Ed. Leon. 5, 535. ↩︎
  3. Lorica, di San Brendano di Cluain Ferta, Navigatio sancti Brendani ↩︎

© ECCLESIA DEI

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Diac. Gaetano Lorenzoni

Redattore della sezione "Spritualità cristiana". Ha conseguito la laurea triennale in Scienze Religiose presso lSSR San Pietro Martire, Verona, dicembre 2012, con voto finale 101/110. Insegnante supplente scuola primaria, materie comuni e sostegno; Collaboratore dell'Assistente spirituale del Centro Volontari della Sofferenza (CVS), sezione diocesi di Verona

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