Dopodomani, 24 settembre 2026, nella città americana di St. Louis, la Chiesa Cattolica romperà il silenzio sopra una delle figure più luminose dell’evangelizzazione nel XX secolo: monsignor Fulton John Sheen sarà proclamato Beato.
Nato nel 1895 a El Paso (Texas) da una famiglia di umili origini, crebbe nella città di Peoria (Illinois) dove studiò presso il Collegio dei Padri Viatoriani. Riconosciuta la chiamata sacerdotale entrò nel seminario di Saint Paul (Minnesota), per poi essere ordinato sacerdote nel 1919. Laureato a Lovanio, insegna alla Catholic University of America fino al 1950. Negli anni ’30 avvia il programma radiofonico The Catholic Hour, seguito dal successo televisivo Life is Worth Living degli anni ’50. Nominato Vescovo Ausiliare di New York nel 1951, partecipa alle sessioni preparatorie del Concilio Vaticano II. Nel 1966 diventa vescovo di Rochester, dove si dedica alla rivitalizzazione delle strutture, alla formazione del clero e all’assistenza pastorale dei bisognosi. Rinunciato all’incarico nel 1969, con il titolo di Arcivescovo di Newport torna a New York, dove muore nel 1979 dopo aver incontrato il santo Papa Giovanni Paolo II.
Colpiscono soprattutto, di questa grande figura, il carisma vivace e l’intelligenza acuta, perfettamente espressi da quello sguardo magnetico che ogni martedì sera – alle ore 20.00 in prima serata – catturava 30 milioni di telespettatori statunitensi, nonostante la spietata competizione del popolarissimo show televisivo Texaco Star Theater, del comico Milton Berle. È sufficiente fare un giro tra i preziosi reperti multimediali per rendersi conto di come questo sacerdote fu capace di coniugare progresso tecnologico ed esigenze pastorali: un modello edificante per i tanti influencer cristiani di oggi, spesso dilaniati interiormente dalla falsa competizione tra ricerca di popolarità ed integrità dei contenuti. Il Beato Sheen ricorda a tutti loro che l’unico modo per essere pop è quello di essere efficaci nell’evangelizzazione, attraverso l’annuncio esplicito della verità delle cose. Il contenuto precede la forma, sebbene da essa non possa prescindere.
Si, perché il vescovo Sheen fu sacerdote fino in fondo e dietro agli innovativi strumenti tecnologici vedeva nient’altro che l’occasione di raggiungere milioni di anime direttamente nei loro salotti, per rafforzarle nella fede oppure per condurle alla Chiesa. Egli non andava a caccia di visualizzazioni o di intrattenimento ma di conversioni (che peraltro furono numerosissime), dopodiché ben venga l’aumento dello share. Di fronte ad una certa narrazione che lobotomizzava le coscienze e soffocava l’interiorità, monsignor Sheen scelse con fermezza di partire da un’altra prospettiva: quella del cuore dell’uomo, messo a nudo nella sua realtà essenziale. Forti e decisi gli appelli a “guardarsi dentro” e far tacere per un istante il rumore del mondo, lasciando che questioni essenziali della vita emergano con tutta la loro drammaticità. La carriera? La casa nuova? Le vacanze? Sono cose secondarie che passano. Non così la sorte eterna, le relazioni personali, le occasioni per scegliere di vivere santamente.

Un innovatore, si diceva, dallo sguardo profetico non soltanto sulla persona in quanto tale ma altrettanto per le tendenze sociali del suo tempo: un esempio tra i molti è il suo approccio alla psicoanalisi, all’epoca nel fiore dello sviluppo. Sulla scia di illustri pensatori cattolici – si ricorda in particolare lo psichiatra Rudolf Allers e il suo “approccio tomista” alla psicologia – il vescovo Sheen teneva in grande stima lo sviluppo della disciplina, fintantoché si attenesse ad approfondire con i mezzi scientifici quel “discorso sull’anima” di aristotelica memoria, che considera l’uomo nella sua interezza corporale e spirituale, alla ricerca delle cause profonde che lo affliggono. Termini come “nevrosi”, “ansia”, “psicologia”, “senso di colpa”, “inconscio” sono frequentissimi nella sua predicazione e dimostrano una conoscenza profonda del fenomeno. Colpisce però, e mette in discussione ancora oggi, la concezione essenzialmente religiosa della materia: per il beato Sheen ogni nevrosi altro non sarebbe che un nodo irrisolto nella coscienza morale dell’individuo, che scappando dalla realtà della propria miseria – e rifugiandosi in caricature più o meno assurde di se stesso – finisce col precipitare in forme sempre più alienanti di vita che escludono Dio dall’orizzonte dell’esistenza. Là dove si annida il peccato, proliferano di conseguenza i disagi psicologici e le società vanno in rovina. Ecco allora che la psicologia intesa come “strumento di evasione” dev’essere smascherata:
«Caratteristico dei nostri giorni è il tentativo di evadere da Dio sprofondando negli oscuri recessi della psicologia. L’anima moderna sonda le più intime profondità della sua mente nella speranza di trarne un nuovo e confortante elisir di vita. È stanca di vivere su un piano unico, orizzontale. Spera, tuffandosi negli abissi dell’inconscio, di scoprire qualche nuovo mistero che “risolva” la sua vita e le rechi pace. […] Al Cielo, alla terra e all’inferno sostituirono la coscienza, il conscio e l’inconscio: il Super-Io, l’Io e l’Es.»
Non c’è però salvezza solo all’interno dell’uomo e questo il Beato Fulton lo sapeva bene, motivo per cui invitava instancabilmente ad alzare lo sguardo:
«Nessuna mente può creare la propria salvezza, né altre menti angosciate possono risolvere la nostra angoscia. La salvezza verrà se e quando faremo breccia nel cerchio del nostro egotismo, consentendo alla grazia di Dio di penetrare nella nostra anima. Questo è quanto l’incarnazione divina ci ha concesso: la possibilità di un’invasione divina, l’incarnazione di Nostro Signore.»
Da questa lucida lettura spirituale derivano poi le sue acutissime analisi sulla società e sulla politica, nonché le feroci critiche al sistema capitalistico-consumistico americano e alle dittature comuniste di ogni luogo, considerati in fin dei conti come modelli di società disumanizzante in quanto escludono Dio dall’equazione:
«un’epoca di anarchia religiosa è sempre un’epoca di licenza e di confusione politica, perché la ribellione contro la legge divina lede tanto la società quanto l’uomo».
A fronte di tutto questo, della popolarità del personaggio e dell’altissima caratura, stupisce come possa rimanere – almeno in Italia – sullo sfondo di una cultura che diventa sempre più povera e pigra. Stupisce poi doppiamente il silenzio della cultura cattolica mainstream, che con uno sforzo minimo potrebbe trovare in questo testimone della fede un tesoro immenso da spendere con il grande pubblico, oltre che un intero arsenale per l’evangelizzazione, anche grazie alla sua sterminata produzione letteraria diffusa recentemente in lingua italiana da alcune case editrici. Sarà forse dovuto al rigetto di una catechesi “esplicita” che non annacqua i contenuti e non smorza le parole? È forse per l’afflato sovrannaturale degli insegnamenti, che non permettono di “addolcire” la fede? Oppure c’è una specie di rigetto per l’approccio classico-tomista che caratterizza la sua struttura di pensiero? Sarà per i toni decisi, il portamento virile e la scelta del vestiario, considerati troppo “tradizionalisti-tridentini”?
Quale che sia la risposta, se si tratta di pregiudizi,è evidente quanto siano infantili e irrazionali: solo uno sguardo miope non può riconoscere la bellezza di un insegnamento così vivace e veritiero, che libera dalle angustie della falsità per restituire l’uomo alla sua pienezza. Che il gesto solenne della Chiesa possa rompere nei fedeli ogni timore ad approcciare uno dei suoi figli esemplari, per attingere dalla sua vita i tesori che la grazia divina ha riversato: non potranno che scaturirne innumerevoli conversioni e miracoli. Ci auguriamo anche che uno di questi permetta al Beato Sheen di progredire presto alla massima gloria degli altari.
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