«Domine, doce nos orare» – «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1).
Di tutte le domande rivolte al Signore dai Suoi Apostoli, non si trovano richieste di insegnare a compiere miracoli, a predicare con frutto di conversione delle anime. La domanda, la fonte a cui anelano per dissetarsi è un’altra. Signore insegnaci a pregare. Essi avevano compreso che il centro della vita di Cristo altro non era che la Sua continua unione con il Padre.
Anche oggi noi cattolici siamo chiamati a riscoprire questa verità. La preghiera, infatti, rischia di essere considerata un elemento secondario della vita spirituale. In realtà, la Tradizione della Chiesa insegna esattamente il contrario: la preghiera è il fondamento della vita cristiana, il respiro dell’anima, il mezzo attraverso il quale Dio ci parla e ci guida alla santità.
Ma cos’è la preghiera? Il Catechismo di San Pio X dà una definizione molto semplice e completa:
«La preghiera è una pia elevazione della mente a Dio per adorarlo, ringraziarlo e domandargli ciò che ci è necessario.»
Pregare, dunque, significa anzitutto elevare la mente e il cuore a Dio, riconoscendo la sua infinita grandezza, la sua divinità e la nostra condizione di creature. Non è un atto psicologico, né un momento di “rilassamento”: è un vero e proprio incontro con Dio vivo a cui si deve il culto e l’adorazione.
La preghiera comprende quattro dimensioni fondamentali, che la Tradizione ha sempre insegnato, ovvero:
- adorazione, con cui riconosciamo Dio come Creatore, Signore e fine ultimo di tutte le cose;
- ringraziamento, per gli innumerevoli benefici ricevuti;
- riparazione, mediante la quale chiediamo perdono per i nostri peccati e offriamo soddisfazione per le offese arrecate a Dio;
- supplica, con cui domandiamo le grazie necessarie alla salvezza e al bene nostro e del prossimo.
Questi elementi costituiscono il fine della preghiera per eccellenza: la Santa Messa. Infatti è proprio la preghiera liturgica la base ed il modello per ogni preghiera, anche quella personale. Ogni preghiera, elevata sinceramente a Dio, contiene questi quattro elementi.
Ma è davvero necessario pregare? Riprendendo il Catechismo di San Pio X, alla domanda «Siamo noi obbligati a pregare?» risponde: «Sì, siamo obbligati a pregare, perché Dio lo comanda, e perché la preghiera è il mezzo indispensabile per ottenere gli aiuti necessari a salvarci.» Questa frase affonda le sue radici nella Sacra Scrittura: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5) e «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione» (Mt 26,41). La grazia, quindi, è assolutamente necessaria per perseverare nel bene. Ma Dio, nella Sua sapienza, ha stabilito che molte grazie siano concesse proprio attraverso la preghiera. Per questo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Dottore della Chiesa, affermava: «Chi prega certamente si salva; chi non prega certamente si danna.» Con questa espressione, Sant’Alfonso, non voleva di certo dire che basta pregare per salvarsi, ma che nessuno può perseverare nella grazia senza una vita di preghiera.
Ma se Dio conosce già tutto perché dobbiamo pregare? Se Dio conosce ogni nostra necessità, il nostro vero Bene, perché chiedergli qualcosa? San Tommaso d’Aquino risponde a questa domanda nella Summa Theologiae. Egli afferma che Dio non ha bisogno delle nostre richieste per conoscere ciò di cui abbiamo bisogno. La preghiera non serve ad informare Dio né a cambiare la Sua volontà, bensì:
«Noi preghiamo non per mutare la disposizione divina, ma per impetrare ciò che Dio ha disposto di concedere mediante la preghiera.»
La Provvidenza ha stabilito non solo i beni che desidera donarci, ma anche i mezzi attraverso cui essi giungeranno a noi. La preghiera è uno di questi mezzi.
Affinché la preghiera sia fruttuosa, la Tradizione insegna che essa deve possedere alcune qualità. Anzitutto deve essere umile. «Dio resiste ai superbi, ma dà la sua grazia agli umili» (Gc 4,6). Deve essere fiduciosa, poiché Cristo ci ha insegnato che il Padre celeste conosce ciò di cui abbiamo bisogno prima ancora che glielo chiediamo. Deve essere perseverante proprio perché abbiamo continuamente bisogno di Dio. Gesù stesso racconta la parabola dell’amico importuno e della vedova perseverante per insegnarci a non stancarci mai di pregare.
Infine deve essere accompagnata dal sincero desiderio di conformarsi alla volontà di Dio.
Dopo Gesù Cristo, nessuno ha vissuto una comunione con Dio Padre così profonda come la Santissima Vergine Maria. San Luca, nel suo Vangelo, sottolinea per ben due volte in riferimento all’Immacolata: «Conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; 2,51). Maria Santissima insegna il silenzio, la contemplazione e l’abbandono totale alla volontà di Dio. Per questo la Chiesa ha sempre raccomandato il Santo Rosario attraverso i Pontefici e i Santi. Solamente l’unione all’Immacolata può vivere Cristo in noi. Dove c’è Maria c’è Cristo. E se il Signore vive nelle anime nostre, il Padre non vede noi che preghiamo, bensì vede il Figlio che prega e chiede secondo la Sua volontà.
Ciò che davvero urge all’uomo è l’unione con Dio e questo si può ottenere solamente con la preghiera e con la vita di grazia. La preghiera non ci allontana dalla realtà, anzi: ci insegna a viverla secondo Dio.
È nella preghiera che riceviamo la luce per discernere il bene, la forza per combattere il peccato, la pace nelle tribolazioni, la grazia della perseveranza finale.
«Chi prega si salva, chi non prega si danna! Il salvarsi, insomma, senza pregare è difficilissimo, anzi impossibile. Ma pregando il salvarsi è cosa sicura e facilissima».
Catechesi di Benedetto XVI su Sant’Alfonso M. de’ Liguori
Bibliografia
- Benedetto XVI, sito ufficiale della Santa Sede, Catechesi tenuta durante l’udienza generale del 01/08/2012
- Catechismo Maggiore di San Pio X, parte IV, Della preghiera;
- Tommaso d’Aquino, Somma Teologica, II-II, q. 83;
