Una costante tipica dei sistemi di governo monarchici è quella della presenza, attorno al sovrano, del cosiddetto “ambiente di corte”. Nel caso degli Stati nazionali, la corte è tradizionalmente composta da alti ufficiali civili e militari, dignitari, diplomatici e consiglieri vari, spaziando dai ruoli più strettamente cerimoniali e simbolici a quelli dotati invece di effettivi compiti e mansioni.
Come ogni monarchia che si rispetti, anche la Santa Sede è dotata della propria corte la quale, chiaramente, rispecchia le peculiarità derivanti dallo status pressoché unico del romano pontefice.
Fino alle riforme introdotte da Papa Paolo VI nel 1968, il nome Corte pontificia veniva impiegato per indicare tutta la struttura, composta sia da religiosi che da laici, preposta alla gestione dei palazzi apostolici per quanto riguardava sia l’aspetto cerimoniale, sia quello civile e diplomatico, sia quello di gestione pratica delle necessità del Pontefice.
La Corte era costituita dalla Cappella pontificia e dalla Famiglia pontificia. La Cappella pontificia era composta da quanti avevano diritto di prendere parte ai cortei e alle liturgie papali e, pertanto, si trattava in buona parte di ecclesiastici. A titolo di esempio, ne facevano parte di diritto tutti i cardinali nonché gli arcivescovi e i vescovi, tra i quali si distinguevano gli assistenti al soglio, che godevano di particolare precedenza nelle cerimonie. Da menzionare invece, tra i laici, la dignità di «principe assistente al soglio», che spettava per diritto ereditario alle famiglie romane Orsini e Colonna; i principi assistenti godevano del privilegio di stare a fianco del trono durante le celebrazioni liturgiche pontificie.
La Famiglia pontificia, di cui ci occupiamo in quest’articolo, era invece costituita da tutti coloro che potessero essere designati dal termine «palatino». I palatini erano tradizionalmente gli alti funzionari che avevano un ruolo a palazzo (da cui, appunto, prendono il nome). Col passare dei secoli, questo termine divenne appannaggio della corte pontificia e passò ad indicare coloro che svolgevano un ruolo di diretta collaborazione con il pontefice, sia per quanto riguardava l’assistenza negli affari di governo della Chiesa e dello Stato Pontificio, sia per quanto riguardava l’assistenza alla sua persona. Si comprende, pertanto, il motivo per il quale queste figure costituissero collettivamente la Famiglia pontificia: il loro servizio alla Sede Apostolica non veniva prestato presso ruoli o cariche esterne alla corte, bensì direttamente nei sacri palazzi.
Della Famiglia facevano parte sia ecclesiastici che laici, tra cui anche i militari. Per stabilire un confronto che aiuti a rendere l’idea delle differenze tra Cappella e Famiglia, mentre nella prima rientrava l’intero collegio cardinalizio, della seconda facevano parte solo due porporati, detti cardinali palatini: il datario, che era a capo della Dataria apostolica1, e il segretario di Stato. Vi erano poi vari prelati, alcuni con ruoli effettivi, altri con ruoli onorifici2, l’intera Guardia nobile, gli stati maggiori della Guardia Svizzera, della Guardia Palatina e della Gendarmeria Pontificia, nonché, tra gli altri, i famosi sediari pontifici, incaricati di trasportare il Pontefice sulla sedia gestatoria, e l’archiatra di Sua Santità, cioè il medico personale del Papa.
Questa composizione derivava direttamente dai tempi in cui il Pontefice era ancora sovrano dello Stato Pontificio e in buona parte è stata mantenuta, con alcuni aggiustamenti, anche dopo la perdita del potere temporale. La vera rivoluzione circa la composizione e il ruolo della Famiglia pontificia è arrivata, come si è già accennato, nel 1968, quando Papa Paolo VI, in linea con il rinnovamento che stava attraversando la Chiesa negli anni del post Concilio, con l’emanazione del motu proprio Pontificalis Domus, apportò delle incisive riforme all’intera Corte pontificia, che assunse il nome di Casa Pontificia.

L’impianto e la struttura che ne risultarono sono quelli in vigore tutt’oggi, salvo i singoli ruoli poi aboliti. Per quanto riguarda la composizione della Famiglia pontificia ecclesiastica citiamo, tra gli altri, il Sostituto della Segreteria di Stato, l’Elemosiniere di Sua Santità (già Elemosiniere Segreto), il Vicario Generale per la Città del Vaticano (già Sacrista di Sua Santità), il Teologo della Casa Pontificia, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche, nonché tutti i Protonotari Apostolici, i Prelati e i Cappellani d’onore di Sua Santità. Protonotari soprannumerari3, prelati e cappellani sono titoli onorifici concessi a ecclesiastici privi della dignità episcopale; alcuni di essi svolgono un ruolo effettivo presso la Santa Sede mentre altri sono prelati delle varie diocesi nominati a titolo di benemerenza (anche se Papa Francesco ha stabilito di concedere a titolo onorifico solo il grado di Cappellano). Tutti questi prelati godono, come è facile immaginare, dell’appellativo monsignorile.
Tra i laici, invece, oltre ai comandanti della Guardia Svizzera e della Gendarmeria (gli altri corpi militari furono infatti sciolti dallo stesso Paolo VI nel 1970), spiccano i Gentiluomini di Sua Santità, categoria istituita sempre dal motu proprio Pontificalis Domus in sostituzione dei precedenti Camerieri di spada e cappa. I Gentiluomini di Sua Santità sono particolarmente noti ancora oggi poiché sono i dignitari che, rigorosamente in frac, accolgono nel cortile del Palazzo Apostolico i Capi di stato e di governo in visita o in udienza dal papa. Invece, gli assistenti al soglio che, come abbiamo detto, facevano parte della Cappella, sono stati trasferiti nella Famiglia pontificia, privati del titolo di «principi» e del carattere ereditario del ruolo nonché del privilegio di poter assistere alle liturgie papali ai lati del trono. In ogni caso, dalla morte del principe Alessandro Torlonia nel 2017 nessuno ricopre più questo ufficio.
Il motu proprio istituì inoltre la figura del Prefetto della Casa Pontificia. Per quanto il titolo possa lasciar intendere che il prefetto sia preposto all’intera corte papale, in realtà, essendo le celebrazioni liturgiche interamente sotto la competenza del relativo ufficio, egli si occupa principalmente della direzione delle udienze, ufficiali e non, coordinando quindi i membri della Famiglia pontificia che prestano servizio direttamente nel Palazzo Apostolico. Il prefetto ha il privilegio di poter inserire lo stemma del pontefice nel proprio stemma episcopale e, vista la sua posizione di primaria importanza nelle udienze papali, era considerato fino a qualche anno fa un ruolo centrale nella complessa macchina della Santa Sede. Fu proprio per questo motivo che, poco prima di rinunciare al ministero petrino, Papa Benedetto XVI nominò prefetto monsignor Georg Gänswein, suo segretario particolare, nella speranza che potesse fungere da trait d’union con il nuovo Papa. Le cose, tuttavia, non andarono come previsto, poiché Papa Francesco, sin dal suo insediamento, ha cercato di comprimere le funzioni della Prefettura della Casa Pontificia, dapprima trasferendole in buona parte alla Segreteria di Stato e, successivamente, mettendo in riposo forzato lo stesso monsignor Gänswein, pur non privandolo del titolo. Con la costituzione apostolica Praedicate evangelium, emanata nel 2022 in riforma dell’intera Curia romana, il ruolo del prefetto, già ridotto di fatto, è stato ulteriormente ristretto, al punto che per tre anni, dal 2023 al 2026, la carica è rimasta vacante. Di recente, Papa Leone XIV ha nominato prefetto l’arcivescovo Petar Rajič, ponendo fine alla vacanza della carica.
Note
- La Dataria era un ufficio della curia cui erano demandati vari incarichi amministrativi, come il rilascio di autorizzazioni e concessioni. Con la perdita del potere temporale, molte delle sue funzioni divennero obsolete fino alla definitiva soppressione da parte di Paolo VI nel 1967. ↩︎
- L’elenco era davvero vario, si andava dai Prelati Palatini ai Camerieri e ai Chierici, d’onore e segreti. ↩︎
- I protonotari di numero, invece, non hanno un ruolo solo onorifico ma svolgono la funzione di notai del papa. Si distinguono dai soprannumerari per l’uso della mantelletta sopra il rocchetto. ↩︎
