Dal Messale Romano apprendiamo che la festa dei Sette Dolori della Beata Vergine era celebrata con grande solennità dai Serviti nel secolo XVII, su concessione di Papa Pio V. Fu estesa da Papa Pio VII nel 1814, a tutta la Chiesa per ricordare le sofferenze che la Chiesa stessa aveva appena finito di sopportare nella persona del suo capo esiliato, e prigioniero, e liberato, grazie alla protezione della Vergine. Sua santità Pio X ha elevato nel 1908 questa festa alla dignità di seconda classe, fissandone il giorno della celebrazione il 15 settembre1.
Tuttavia, la tradizione di evocare e celebrare anche la Vergine dei Dolori il venerdì prima della Domenica delle Palme è mantenuta. In effetti, la quinta settimana della Quaresima si chiama Settimana della Passione o Settimana dei Dolori. Inoltre, il culto della Vergine dei Dolori prevede novene o settenari prima della suddetta data del venerdì prima delle Palme, oltre alla preparazione per il 15 settembre.
Infatti, secondo la tradizione della Terra Santa, la celebrazione della Solennità di Santa Maria dei Dolori del Calvario inizia la Settimana Santa nella Basilica del Santo Sepolcro. La tradizione della Custodia della Terra Santa continua a fissare questa solennità il venerdì prima della Domenica delle Palme. Istituita in questa data da Benedetto XIII nel 1727, la solennità preconciliare è viva nel Santo Sepolcro, ricordata come la Solennità del Septem Dolorum Beatae Mariae Virginis (Sette Dolori della Beata Vergine Maria), celebrata all’altare a Lei dedicato, nella parte che separa la proprietà degli ortodossi greci da quella dei latini.
Fin dai primi anni di vita di Gesù, Maria soffrì dei dolori e delle ansie della maternità. Dalla profezia di Simeone, Maria apprese che una spada le avrebbe trafitto l’anima. Poco dopo, la Sacra Famiglia dovette fuggire in Egitto per salvare Gesù dal re Erode. Quando Gesù aveva 12 anni, Maria e San Giuseppe soffrirono il dolore di perderlo per tre giorni nel Tempio. Fin dall’inizio della missione pubblica di Gesù, l’opposizione che suo Figlio provocava negli astanti, secondo i Vangeli, deve averla fatta soffrire enormemente. Il culmine di tutto ciò fu la Crocifissione seguita dalla morte e dalla sepoltura del corpo esanime di Gesù.
«Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente».
(Lam 1,12)
La devozione alla Vergine Dolorosa iniziò a radicarsi tra il popolo cristiano, specialmente nell’Ordine dei Serviti o Servi di Maria (furono i suoi fondatori, a Firenze, il 15 agosto 1232), che si consacrarono alla meditazione dei 7 dolori della Vergine Maria. Dei sette fondatori di questo Ordine, tutti canonizzati e con memoriale liturgico il 17 febbraio, il più noto è San Alessio Falconieri, che visse abbastanza a lungo da vedere l’espansione dell’ordine. La Chiesa Aventina di Roma è la chiesa madre dell’Ordine.
I Servi di Maria iniziarono a recitare il Rosario dei Sette Dolori di Maria nel XIII secolo. Questo Rosario mira a partecipare alle sofferenze di Maria e a meditarle, in unione con il suo Divin Figlio. Esistono diverse forme di questo Rosario, ma tutte si incentrano sugli stessi Sette Dolori di Nostra Signora.
La Vergine Maria, con il titolo di Nostra Signora dei Dolori, promise a Santa Brigida di Svezia sette grazie straordinarie a coloro che meditavano quotidianamente sui suoi sette dolori, ricordando come il suo cuore fu ferito da sette spade. Queste ferite rappresentavano i sette dolori della Vergine vissuta accanto a suo Figlio Gesù. Le sette grazie speciali rivelate a Santa Brigida intorno all’anno 1320 sono:
- pace nelle loro famiglie;
- fiducia nell’azione di Dio;
- consolazione nei dolori;
- difesa e protezione dal male;
- i favori che le chiedono purché non siano contrari alla Volontà di Dio;
- il perdono dei peccati;
- la vita eterna a coloro che propagano tale devozione.
Questa devozione, che la Vergine concesse a Santa Brigida di Svezia nel XIV secolo, consiste nel pregare una Ave Maria per ogni dolore. È anche comune pregarlo sotto forma di Rosario, dicendo un Padre Nostro e sette Ave Maria per ogni dolore.
Il Rosario inizia con l’Atto di Dolore e (all’inizio o alla fine) si recitano tre Ave Maria in onore delle lacrime versate dalla nostra Madre Addolorata. Per ogni mistero si recitano un Padre Nostro e sette Ave Maria.
I sette dolori di Maria citati nel Vangelo narrano tutta la storia della Vergine, ricordando:
- La profezia dell’anziano Simeone: «Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a Te una spada trafiggerà l’anima”» (Lc 2, 34-35).
- La fuga in Egitto: «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Alzati, prendi con te il Bambino e Sua Madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il Bambino per ucciderlo”. Giuseppe, destatosi, prese con sé il Bambino e Sua Madre nella notte e fuggì in Egitto». (Mt 2, 13-14)
- Lo smarrimento e ritrovamento di Gesù, all’età di dodici anni, nel tempio di Gerusalemme, tra i dottori della legge: «Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e Sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, Ti cercavamo”» (Lc 2, 43-44, 46, 48).
- L’incontro della Madre con suo Figlio sulla via dalla Croce verso il Golgota: «Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore» (Lam 1,12). «Gesù vide Sua Madre lì presente» (Gv 19, 26).
- La presenza di Maria ai piedi della Croce mentre condivideva la sofferenza del Figlio morente: «Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto “Gesù il Nazareno, il re del Giudei”». (Lc 23,33; Gv 19,19). «E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!” E, chinato il capo, spirò». (Gv 19,30)
- La deposizione del corpo esanime di Gesù tra le braccia di Maria: «Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il Regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla Croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto» (Mc 15, 43, 46-47).
- La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria: «Stavano presso la Croce di Gesù Sua Madre, la sorella di Sua Madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la Madre e lì accanto a Lei il discepolo che Egli amava, disse alla Madre: “Donna, ecco il Tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua Madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 25-27).
La sofferenza di Maria, che la rende veramente ‘dolorosa’, ha la stessa connotazione del dolore di Cristo, fino a diventarne uno strumento di redenzione perché profondamente legata a quella del Figlio che muore sulla Croce. Maria sapeva e voleva partecipare al mistero salvifico associandosi con un’anima materna al sacrificio di Cristo, acconsentendo amorevolmente all’immolazione della vittima da Lei generata, come ci ricorda Lumen Gentium 58. In questa luce di speciale cooperazione alla Redenzione – al servizio totale dell’unico Redentore, Nostro Signore Gesù Cristo – si spiega il titolo di ‘Corredentrice’, usato da pontefici quali San Pio X, Pio XI e San Giovanni Paolo II, dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta e da una schiera formidabile di santi come per esempio San Gabriele dell’Addolorata, Santa Veronica Giuliani, San Padre Pio, Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), San Massimiliano Maria Kolbe, Santa Francesca Saverio Cabrini, San Leopoldo Mandic e Santa Madre Teresa di Calcutta.
E così Maria, in quel momento, torna Madre: non più del Figlio di Dio ma della nascente Chiesa, diventando la Madre degli uomini e delle donne salvati dalla Passione e dalla Morte di Cristo.
Come salvati e come credenti, ognuno di noi riceve una missione da compiere: accettare la Parola di Dio e far sì che essa si incarni nella nostra vita, come è avvenuto nel grembo verginale di Maria. Dobbiamo necessariamente tenere lo sguardo fisso sulla Croce per sfruttare la forza che ci trasmette, perché guardando la Croce vedremo la Madre intercedere per noi e insegnarci come accogliere, come fidarsi, come compiere la Volontà di Dio Padre fino alla fine.
O Dio, tu hai voluto che la vita della Vergine fosse segnata dal mistero del dolore, concedici, ti preghiamo, di camminare con lei sulla via della fede e di unire le nostre sofferenze alla Passione di Cristo perché diventino occasione di Grazia e strumento di Salvezza.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
Note
- Messale Romano, testo latino completo e traduzione italiana, S. Bertola e G. Destefani, Torino, 15 maggio 1935, p. 1533. ↩︎
