I primi cinque e quindici sabati in onore della Madonna

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La religione cattolica ha questa particolarità: di parlare innanzitutto all’intelletto del fedele sottomesso alla legittima autorità gerarchica contemporaneamente di non trascurare neppure gli aspetti devozionali della semplice vita di fede del credente, quei beati di cui parla il capitolo quinto del Vangelo matteano, un concetto ripreso anche da Benedetto XVI all’inizio dell’enciclica Deus caritas est:

«all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».

Gli incontri con la Persona di cui parla Joseph Ratzinger riguardano innanzitutto le occasioni di manifestazione dell’amore di Dio verso l’essere umano, ma crediamo di non travisare il discorso papale se allarghiamo la considerazione anche alla «celeste […] corrispondenza d’amorosi sensi», per citare il Foscolo nel carme Dei sepolcri, che si instaura tra il singolo credente e l’amorosissima Madre, la Vergine Santissima, più volte apparsa ai cristiani nel corso della storia, come testimoniano i numerosi santuari mariani che si trovano in tutto il mondo.

Per discutere nel migliore dei modi possibili questo tema, irto di difficoltà e di possibili fraintendimenti, eleggiamo a nostro «duca […] segnore […] maestro», citando il secondo canto dell’Inferno dantesco, un testo del padre Stefano Maria Manelli, il sacerdote e teologo italiano che ha pubblicato nel 2010 per i tipi della Casa Mariana Editrice, con sede a Frigento, il testo La devozione alla Madonna, facendo riferimento particolare al paragrafo I cinque e i quindici sabati, da pagina 158 a pagina 160.

Le due pratiche devozionali oggetto di questo articolo sono molto care ai fedeli: la prima fu stabilita dalla stessa Vergine di Fatima, quando disse a Lucia che «Gesù vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato; a chi l’abbraccerà prometto la salvezza». L’Immacolata disse alla Veggente: «il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio», ma tale devozione non possiede solo un carattere soggettivistico, essendo volta alla salvezza dell’intera moltitudine dei fedeli secondo queste parole: «avete visto dove vanno a finire le anime dei poveri peccatori. Per la loro salvezza Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato, e se faranno quanto vi dirò molte anime si salveranno». Tali comunicazioni non si limitano al periodo che si dispiega tra il 13 maggio 1917 e il 13 ottobre del medesimo anno, ma proseguono anche dopo l’entrata di Lucia tra le carmelitane scalze, come ad esempio nella locuzione del 10 dicembre 1925, giorno di festa in onore della Vergine Lauretana e vigilia della promulgazione dell’enciclica Quas primas di Pio XI sulla regalità di Cristo: «guarda, figlia mia, il mio Cuore tutto trafitto da spine, che gli uomini vi conficcano ogni momento, con le loro bestemmie e ingratitudini. Tu almeno cerca di consolarmi e fa sapere al mondo che io prometto di assistere nell’ora della morte con le grazie necessarie alla salvezza tutti quelli che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Santa Comunione, reciteranno la terza parte del Rosario e mi terranno compagnia durante un quarto d’ora meditando sui misteri del Rosario, con l’intenzione di farmi riparazione».

Tale status quaestionis novecentesco ha però una lunga genesi storica, che vogliamo ripercorrere nei suoi termini essenziali. Un percorso che ha inizio con le sante Matilde e Gertrude di Hackeborn, entrambe ferventi adoratrici anche del Sacro Cuore di Nostro Signore, che si sviluppa poi grazie all’ardente predicazione di san Bernardino da Siena e culmina infine nella produzione di san Giovanni Eudes, autore sia del prezioso trattato Il cuore ammirabile della Santissima Madre di Dio sia della Messa e dell’Ufficio del Cuore Immacolato di Maria, liturgia poi approvata da Clemente XIII solo per alcuni territori nel XVIII secolo, fino all’universalizzazione operata da Pio IX nell’Ottocento. Giunti al Novecento e alle mariofanie portoghesi, la devozione si caratterizza per i tre caratteri del culto del Cuore Immacolato come devozione particolarmente adatta ai nostri tempi, della riparazione delle offese fatte al Cuore Immacolato e della consacrazione del mondo intero al Cuore Immacolato.

Concludiamo infine con la pia pratica dei quindici sabati, iniziata dal beato Bartolo Longo e ispirata ai quindici misteri del Santo Rosario, il tutto per prepararsi degnamente alla Festa del Rosario, il settimo giorno del mese di ottobre, e alla Memoria della Madonna di Pompei, l’8 maggio. «Per ogni sabato – conclude padre Manelli e con lui anche noi concludiamo questo articolo – si richiede la Confessione e Comunione e la recita di una corona del Santo Rosario».

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