Il quadro della Vergine del Rosario di Pompei

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Il primo dei quattro Vangeli, la più lunga delle quadruplici narrazioni della vita e delle opere di Gesù che la Tradizione ci ha consegnato, è quello di Matteo. Esso contiene una lunga invettiva contro i dottori della legge, i quali «legano […] pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito» (Mt 23,4).

Tuttavia, gli stessi dottori della legge possono giungere alla Verità, a condizione di riconoscere la propria ignoranza – «qual è il primo di tutti i comandamenti?» (Mc 12,28) – e porsi con fede in ascolto del messaggio gesuano. Si arriva al punto che il Figlio dell’uomo dice a uno di loro: «non sei lontano dal regno di Dio» (ivi, 12,34).

Manca all’appello ancora il terzo dei Vangeli sinottici, quello lucano, dove le due istanze supra accennate trovano una brillante sintesi. Qui viene mantenuta l’unità della condanna del «cuore di pietra» (Ez 36,26) e dell’esaltazione del «cuore di carne» (ibidem), insieme con l’apertura della costante possibilità della salvezza:

«hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata». 

(Sap 11,23-24)

Queste citazioni potrebbero far credere erroneamente che l’attività legale e un’autentica vita di fede siano antitetiche, quando in realtà l’intera storia della Chiesa dimostra il contrario, come esemplificato dai casi del tardo-antico Sant’Agostino, del moderno San Tommaso Moro o del contemporaneo Beato Giuseppe Toniolo. Ancora in ambito contemporaneo e progressivamente avvicinandosi al centro del presente contributo, non possiamo non citare il giurista di Napoli Bartolo Longo, nato il 10 febbraio 1841 a Latiano e scomparso a Scafati il 5 ottobre 1926. Beatificato da San Giovanni Paolo II e canonizzato da Leone XIV, felicemente regnante, il 19 ottobre 2025, il Longo si distinse sempre per la sua instancabile opera di propagazione della devozione verso la Madonna del Rosario.

Dopo una giovinezza segnata da scarsissimo interesse per le rerum religionis e anzi colpita dai lacci del demonio, arrivò finalmente per lui il gran giorno della conversione, quando una voce celeste lo invitò a dedicarsi assiduamente alla recita del Santo Rosario e alla diffusione dello stesso urbi et orbi, nella città di Napoli e nella vicina Pompei, ma anche in innumerevoli altri territori in tutto il mondo. In questo contesto si pone la fondazione della Basilica del Rosario di Pompei, costruita tra il 1876 e il 1891 e finanziata dalle volontarie offerte dei fedeli, la quale presenta nella volta l’Incoronazione della Vergine del pittore neoclassico romano Vincenzo Paliotti, mentre Angelo Landi ha realizzato l’affresco della cupola, dove la preghiera del Rosario è rappresentata come «un grande turbine creato dal manto della Vergine che accoglie sotto di sé Santi e fedeli». Tutta questa magnificenza ha lo scopo di condurre lo sguardo del fedele verso l’altare maggiore, dove a dominare è la Vergine Santissima con il Figlio Divino in braccio, i quali consegnano due corone del Rosario rispettivamente a Santa Caterina da Siena e a San Domenico. La scena è circondata da quindici medaglioni rappresentanti i venti misteri del Rosario, i tradizionali misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi e i misteri luminosi introdotti dalla Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae.

Siamo così giunti al cuore più intimo di questo articolo: un amorosissimo soffermarsi sul quadro della Madonna del Rosario, opera di un anonimo della scuola di Luca Giordano, la cui effigie fu solennemente incoronata da San Paolo VI nella Basilica Vaticana nel 1965. L’opera non si segnala per un particolare valore artistico, ma è come nutrita da una mirabile serie di incontri che ne aumentano esponenzialmente l’importanza spirituale. Vincenzo Pepe era un professore universitario partenopeo, una delle poche “reliquie” all’epoca di docente credente, il quale avvertì il disagio spirituale del Longo e gli presentò il padre domenicano Alberto Radente, che fa comprendere all’ex avvocato che la sua missione era quella di «scriver di Maria, far lodare Maria, far amare Maria». Ma per compiere questo proposito era opportuno avere un’immagine mariana da proporre alla venerazione dei fedeli e a questo proposito bisogna segnalare la figura di «suor Maria Concetta De Litala, religiosa del convento del Rosariello situato a Porta Medina, quartiere centrale di Napoli. La religiosa aveva avuto in custodia un quadro della Vergine del Rosario», dinanzi al quale il futuro Beato proponeva ogni giorno al popolo la recita del Rosario e l’assistenza alla Messa, cercando in questo modo di trasformare la vetera civitas del paganesimo e della dimenticanza di Dio in una nova villa tutta consacrata alla religione. Invochiamo anche noi l’intercessione della Vergine Santissima per convertirci sempre più con tutto il cuore alle verità de vera religione.

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