Teologia e Filosofia

Il Sacramento dell’Ordine

In questo articolo della rubrica sui sacramenti trattiamo dell’Ordine Sacro, il sacramento per mezzo del quale si perpetua nella Chiesa l’ufficio di Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, affidato ai Santi Apostoli nell’Ultima Cena.

Domenico Araldo

4 Novembre 2026

L’Ordine Sacro è

«il sacramento in cui, mediante l’imposizione delle mani e la preghiera del vescovo, viene conferito al fedele un potere spirituale e la grazia per esercitarlo in modo gradito a Dio».

Ott, 733

Si tratta di un sacramento fondamentale per la Chiesa, poiché tramite esso viene perpetuata nel tempo la potestà sacra conferita da Cristo agli Apostoli e si realizza la Successione Apostolica, ovvero la presenza ininterrotta della potestà degli Apostoli nel corso dei secoli. 

L’istituzione del sacramento dell’Ordine si deve far risalire alla comunicazione del potere sacerdotale da parte di Cristo ai suoi Apostoli. È evidente che il Signore non abbia utilizzato un rito per fare ciò, dato che è Egli stesso la fonte della potestà sacra, ma è altrettanto evidente che Egli abbia istituito un rito sacramentale affinché gli Apostoli potessero trasmettere la potestà sacra ai loro successori e ciò si evince dal fatto che, sin da subito, gli Apostoli l’abbiano trasmessa tramite l’imposizione delle mani, senza mai pensare di modificare tale rito (cfr. Bartmann, 453). Nell’epistolario paolino troviamo, ad esempio, l’esortazione dell’Apostolo al suo discepolo Timoteo:

«Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani».

2Tm 1,6

L’istituzione del nuovo Sacerdozio, che andava a sostituire l’antico sacerdozio del Tempio di Gerusalemme, corrisponde, quindi, alla comunicazione da parte di Cristo agli Apostoli della potestà sacra, ovvero del carattere sacerdotale. Cristo, infatti, è il Sommo ed Eterno Sacerdote che ha offerto l’unico e perfetto Sacrificio a Dio Padre sulla Croce, rendendo inutile nella Nuova Alleanza il sacerdozio antico, secondo l’ordine di Aronne, costretto a offrire continuamente vittime animali per l’espiazione dei peccati (cfr. Lettera agli Ebrei). Tale Ordine Sacro istituito da Cristo, tuttavia, già in epoca apostolica fu distinto in diversi ordini da parte dei Santi Apostoli. La potestà sacerdotale fu distinta in due gradi: l’Episcopato, in cui si conserva la Successione Apostolica, e il Presbiterato, in cui è egualmente presente la potestà sacerdotale, ma in grado inferiore. Inoltre, negli Atti degli Apostoli viene raccontata l’istituzione di un altro ordine, il Diaconato, tramite il quale non viene conferita la potestà sacerdotale, ma il soggetto viene configurato a Cristo nel servizio della carità (cfr. At 6, 1-7). Tutti gli altri ordini (oggi definiti ministeri laicali) che nel corso dei secoli la Chiesa ha istituito non sono sacramenti, bensì sacramentali (cfr. Bartmann, 456).

Passando ad analizzare il segno sacramentale, materia del sacramento è l’imposizione delle mani del Vescovo. Ciò è stato definito da Pio XII nella Costituzione apostolica Sacramentum ordinis, in cui si afferma chiaramente che

«Materia unica dei Sacri Ordini del diaconato, del presbiterato e dell’episcopato è l’imposizione delle mani».

Nel corso dei secoli, infatti, all’imposizione delle mani si è aggiunta nel rito la traditio instrumentorum, ovvero la consegna dello “strumento” proprio dell’ordine che si riceve (il libro dei vangeli per il diaconato, il calice e la patena per il presbiterato, il pastorale e l’anello per l’episcopato). Tale segno veniva spesso confuso con la materia del sacramento, per cui alcuni teologi consideravano invalide le ordinazioni in cui l’ordinando non aveva toccato l’instrumentum. Pio XII chiarì, invece, che la traditio instrumentorum, pur essendo parte essenziale del rito, non è materia del sacramento, bensì un rito esplicativo. La forma del sacramento dell’Ordine, invece, consiste nella preghiera di ordinazione, ovvero nelle parole di preghiera che accompagnano l’imposizione delle mani e che variano a seconda del grado dell’Ordine che si conferisce. 

Il ministro del sacramento è il Vescovo. Solo colui che è consacrato nell’Ordine Episcopale può ordinare validamente in tutti e tre i gradi dell’Ordine (cfr. 1012). Sebbene nella storia della Chiesa si possa riscontrare qualche caso di presbiteri ordinati da altri presbiteri, circa la validità e la liceità di tali rarissimi casi la questione è aperta. Infatti, solo il Vescovo, che possiede la pienezza dell’Ordine Sacro, può trasmettere agli altri la potestà sacra. 

Soggetto capace di ricevere l’ordine sacro, poi, è solo il battezzato di sesso maschile (cfr. can. 1024: «vir baptizatus»). Sia il battesimo sia il sesso maschile sono condizioni necessarie e indispensabili per la validità dell’ordinazione, così come definito recentemente dal Magistero Ordinario di Giovanni Paolo II:

«In virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa».

Ordinatio sacerdotalis, 4

Quanto agli effetti del sacramento, l’Ordine Sacro, come tutti i sacramenti, conferisce la grazia santificante a chi lo riceve. Tuttavia, questo sacramento produce anche nell’anima dell’ordinato il carattere diaconale o sacerdotale. Fa parte, infatti, insieme al Battesimo e alla Cresima dei tre sacramenti che imprimono questo segno indelebile nell’anime e che, per tale motivo, sono irripetibili, ovvero possono essere ricevuti una sola volta nella vita. Il carattere che imprime tale ordine è differente in base ai suoi gradi. Infatti, il diaconato conferisce un carattere proprio che è distinto dal carattere sacerdotale, proprio, invece, del presbiterato e dell’episcopato. Tale carattere è segno configurativo: il diacono tramite l’ordinazione è configurato a Cristo-Servo, mentre il presbitero e il vescovo sono configurati a Cristo-Sacerdote. Inoltre, è segno dispositivo, poiché abilita l’ordinato all’esercizio della potestà sacra. Infine, è segno distintivo, poiché distingue i chierici dai laici (cfr. Ott, 744).


Bibliografia

  • Pius XII, Constitutio apostolica Sacramentum ordinis, 30 novembre 1947, in AAS XL (1948), 5-7.
  • Ioannes Paulus II, Constitutio apostolica Ordinatio sacerdotalis, 22 maggio 1994, in AAS LXXXVI (1994), 545-548.
  • Pontificale Romano. Ordinazione del Vescovo, dei Presbiteri e dei Diaconi, Conferenza Episcopale Italiana (ed.), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992.
  • Bartmann B., Manuale di Teologia Dogmatica, Effedieffe, Viterbo 2023, vol. III.
  • Ott L., Compendio di Teologia Dogmatica, Ichtys.

© ECCLESIA DEI

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Domenico Araldo

Collaboratore della redazione di Ecclesia Dei, è laureato in Sociologia e lavora come ricercatore indipendente nel campo delle scienze sociali.

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