Cultura Cattolica

Gian Lorenzo Bernini: la transverberazione di Santa Teresa

Un’espressione di intensa drammaticità resa nel suo volto con gli occhi socchiusi rivolti al cielo e le labbra che si aprono per emettere un gemito di abbandono all’amor divino che trafigge e accende di Spirito Santo il suo cuore. La transverberazione di Santa Teresa realizzata da Gian Lorenzo Bernini.

Alessio Marenaci

29 Ottobre 2026

Il 15 ottobre la Chiesa celebra la memoria di Santa Teresa D’Avila. Al secolo Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada nasce ad Avila il 28 marzo 1515 entra all’età di vent’anni nel monastero del Carmelo de la Encarnación. Inizia così un cammino vissuto come un’ascesa graduale dell’anima verso Dio, descritto nel Libro delle Mansioni, divenuto poi noto come Il Castello Interiore che si sviluppa per stanze secondo cui, attraverso sette particolari passaggi di elevazione, è possibile procedere alla ricerca di Dio. Per la riforma del suo Ordine affronta numerose difficoltà, che supera sempre con determinatezza e certamente animo invincibile. Teresa, tuttavia, intuisce di dover rifondare il Carmelo per rimediare a una certa disorganizzazione interna. Nel 1566 il Superiore generale dell’Ordine la autorizza a fondare in Castiglia vari monasteri, compresi due conventi di Carmelitani Scalzi, contribuendo a dar vita al nuovo ordine delle Carmelitane Scalze. Dopo una vita intensa, nonostante frequenti episodi di salute cagionevole, Santa Teresa muore nel 1582 ad Alba de Torres.

Tra gli episodi più famosi nella vita di Santa Teresa vi è senza dubbio la “transverberazione”. Racconta la Santa nella sua autobiografia:

«Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l’angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio.»

Santa Teresa d’Avila, Autobiografia, XXIX, 13

Questo episodio nel periodo barocco divenne il principale modello nella raffigurazione artistica di Santa Teresa. Dipinti, statue e incisioni rappresentano la Santa con in mano il libro della sua autobiografia con l’iscrizione «aut pati aut morie» in alto è accompagnata dalla figura di un angelo recante una lancia o una freccia. Tra le opere più belle e mozzafiato vi è l’estasi di Santa Teresa realizzata dallo scultore Gian Lorenzo Bernini presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria in Roma.

Commissionata nel 1647 del cardinale veneziano Federico Cornaro e terminata nel 1652 ciò che colpisce in primo piano è un accentuato gusto per la “teatralità”. Il teatro in periodo barocco diviene centrale per il pubblico intrattenimento come luogo dove spettacolarità, effetti scenici e opere musicali hanno lo scopo di stupire e coinvolgere emotivamente lo spettatore. Una scelta non casuale quella di Bernini poiché il teatro diviene un vero strumento pedagogico nei primi anni della controriforma, grazie alla promozione in larga parte ad opera dei  gesuiti ma anche grazie al contributo di teatini, barnabiti e filippini, con l’obiettivo di rendere visibili e tangibili le meraviglie impossibili delle opere divine nella vita teatralizzata dei santi attraverso numerose Sacre Rappresentazioni. Tutto questo contesto storico lo ritroviamo nella Cappella Cornaro della chiesa romana di Santa Maria della Vittoria.

Bernini amplia innanzitutto la profondità del transetto aprendo sulla parete di fondo una finestra con i vetri gialli inserita nel timpano dell’altare per ottenere una fonte di luce che agisce dall’alto, come un riflettore moderno su un vero e proprio palcoscenico. Ai lati realizza due palchetti con i membri della famiglia Cornaro in veste di testimoni attivi dell’evento mistico i quali quasi scandalizzati indicano e commentano la scena, com’era consuetudine presso i teatri dell’epoca quando le famiglie nobili assistevano alle rappresentazioni di operette e commedie. 

È sull’altare però che accade qualcosa di mai visto prima. I protagonisti scolpiti nel marmo iniziano a fluttuare tra le nubi. Mentre un grosso fascio di raggi dorati irrompe nella scena,un angelo dal cielo regge tra le mani un dardo infuocato dell’amore di Dio, il quale sembra aver già trafitto il cuore di Santa Teresa. È un angelo che ha compiuto la sua missione e che, tra vesti leggiadre e viso sereno, sembra partire da lei. Santa Teresa è talmente rapita dall’estasi che si presenta scomposta e accasciata. L’abito carmelitano perde la sua rigidità, divenendo una massa indistinta di pieghe tumultuose e avvallamenti, fino a ingrandirsi ed espandersi per tutta la scena, quasi a fare da riverbero allo stesso turbamento interiore in pieno contrasto con l’esilità e la fragilità umana di quel corpo inerme che rivestono.

Di particolare interesse è la resa del volto di Teresa. Un’espressione di intensa drammaticità resa nel suo volto con gli occhi socchiusi rivolti al cielo e le labbra che si aprono per emettere un gemitodi abbandono all’amor divino che trafigge e accende di Spirito Santo il suo cuore. Un cuore sensibile alla bellezza delle opere di Dio che si riversa nei suoi scritti fatti di costante ricerca spiritualee che ritroviamo nel celebre componimento: Nada te turbe.

«Nada te turbe, nada te espante
quien a Dios tiene, nada le falta.
Nada te turbe, nada te espante
solo Dios basta!

Niente ti turbi, niente ti spaventi:
chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi:
solo Dio basta.»


Sitografia

© ECCLESIA DEI

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Alessio Marenaci

Redattore presso la redazione di Ecclesia Dei, ha studiato presso il liceo classico "Giuseppe Palmieri" in Lecce. Attualmente si sta Laureando in Scienze Giuridiche presso l'Università di Lecce.

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