Peccato non dirlo

Intervista impossibile a San Maurizio

Non sappiamo quale fosse il tono della sua voce. Possiamo però immaginare quello sguardo di un uomo che ha già deciso ciò che non è disposto a vendere. La vita, sì, l'onore, forse, la carriera militare, certamente, ma non la sua anima.

Alex Vescino

26 Settembre 2026

Non possiamo obbedire agli uomini quando ci comandano di disobbedire a Dio. Un concetto che suona quasi come sovversivo. Immagina San Maurizio nella nostra epoca. Un’epoca in cui obbedienza si traduce, per ignoranza, in conformismo, la coscienza con l’opinione personale e la libertà con la possibilità di scegliere senza verità. San Maurizio avrebbe probabilmente l’aria di un uomo venuto da un pianeta straniero. Un alieno. Eppure, eccolo qui.

Non sappiamo quale fosse il tono della sua voce. Possiamo però immaginare quello sguardo di un uomo che ha già deciso ciò che non è disposto a vendere. La vita, sì, l’onore, forse, la carriera militare, certamente, ma non la sua anima.

Maurizio era un soldato e secondo la tradizione, comandava la Legione Tebea, reparto dell’esercito romano composto da soldati provenienti dalla Tebaide, nell’Alto Egitto. Erano cristiani e prestavano servizio nell’Impero. La tradizione colloca il loro martirio, insieme a quello di altri compagni, alla fine del III secolo, sotto l’imperatore Massimiano. La questione, però, non è soltanto storica. La questione è che cosa accade quando il potere chiede all’uomo qualcosa che l’uomo non può concedere. Abbiamo dunque immaginato di incontrarlo.

San Maurizio, innanzitutto: chi sei?

«Sono un soldato.»

Soltanto questo?

«No. Sono un cristiano.»

E quale delle due cose viene prima?

«Quella che ordina tutte le altre. Sono stato soldato dell’Impero, ma prima ancora appartenevo a Cristo. Il soldato può ricevere un ordine, ma il cristiano deve domandarsi se quell’ordine sia giusto. L’obbedienza è una virtù quando conduce al bene. Quando pretende di trascinare l’uomo nel male, diventa complicità.»

Oggi molti direbbero che sei stato un ribelle.

«È curioso. Quando un uomo rifiuta un ordine ingiusto, lo chiamate ribelle? E quando lo esegue, lo chiamate obbediente? Bisognerebbe chiedersi quale sia la natura dell’ordine. Non tutto ciò che è comandato è giusto e non tutto ciò che è legale è buono.»

La tradizione racconta che a voi legionari fu ordinato di partecipare a sacrifici pagani e di perseguitare i cristiani. È davvero così?

«Ci fu chi ci chiese di scegliere fra la fedeltà a Dio e la fedeltà a Cesare. Noi scegliemmo Dio, non perché disprezzassimo l’autorità. Al contrario. Proprio perché conoscevamo il significato dell’autorità, sapevamo che essa non è assoluta. L’imperatore non è Dio proprio come non lo è il comandante o lo Stato. Neppure l’uomo moderno è Dio, benché abbia fatto notevoli progressi nel costruirsi altari allo specchio.»

Che cosa pensi del nostro tempo?

«Avete molte libertà e poche idee di ciò per cui valga la pena essere liberi. Avete moltiplicato le possibilità e impoverito i fini.  Avete inventato macchine capaci di parlare, ma spesso avete dimenticato come tacere. Avete mezzi per raggiungere ogni angolo della terra e persino oltre, ma non sempre sapete più dove state andando. Avete abolito molte catene esteriori che opprimevano i popoli e ne avete costruite di interiori, come il bisogno di approvazione, il terrore di essere esclusi, la schiavitù dello sguardo altrui. E chiamate tutto questo libertà.»

Dunque, consideri il nostro mondo meno libero di quello romano?

«Non ho detto questo. Ogni epoca ha le sue prigioni. La vostra, però, ha una caratteristica singolare: spesso il carceriere vi convince che la porta non esista.»

Che cosa intendi?

«Se un uomo è costretto con la forza, sa di essere schiavo. Se invece viene educato a desiderare soltanto ciò che il suo ambiente gli concede di desiderare, può perfino vantarsi della propria libertà. Voi avete perfezionato questa arte. Vi si dice continuamente che dovete essere voi stessi, ma raramente vi si domanda chi sia questo “voi stessi”. Vi si esorta a seguire i vostri desideri, ma quasi mai a giudicarli. Vi si dice di non giudicare e così avete smesso di giudicare persino voi stessi.»

È qui che entra la fede?

«La fede aiuta l’uomo comprende che cosa sia l’esistenza. Io non sono morto perché amavo la morte. Sono morto perché c’era qualcosa che amavo più della vita. Questa è la differenza che il vostro tempo fatica a comprendere. Il martire non è colui che cerca la sofferenza, ma colui che, quando arriva l’ora decisiva, scopre che esiste una verità per la quale la sofferenza non è più il ragionamento ultimo.»

Il martirio di San Maurizio, El Greco (1541-1614), Real Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Madrid, Spain

Oggi il martirio sembra qualcosa di lontanissimo. Non siamo più nell’Impero romano.

«Davvero? Non occorre sempre una spada. Talvolta basta il timore di essere derisi. Il martirio comincia spesso molto prima della morte: comincia quando un uomo comprende che dovrà scegliere fra ciò che è vero e ciò che gli conviene.»

Quindi oggi esistono ancora i martiri?

«Certamente. Esiste il martirio del cristiano che non rinnega Cristo quando sarebbe più facile tacere. Esiste quello del padre che difende la verità davanti ai propri figli quando il mondo gli insegna il contrario. Esiste quello della madre che custodisce una vita fragile quando tutti le spiegano che sarebbe più semplice toglierla di mezzo. Esiste quello del giovane che preferisce la castità alla derisione. Esiste quello del lavoratore che rifiuta vivere una menzogna anche quando la menzogna sarebbe più redditizia. Non tutti moriranno per la fede, ma ogni cristiano, prima o poi, sarà chiamato a scegliere se vivere per essa.»

San Maurizio, oggi un giovane potrebbe chiederti: «Ma ne vale davvero la pena?». Che cosa gli risponderesti?

«Gli chiederei: ‘Rispetto a che cosa?’. Se il termine di paragone è una vita comoda, forse no. Se il termine di paragone è una vita senza conflitti, certamente no. Se la domanda è se valga la pena possedere un’anima invece di perderla per conservare tutto il resto, allora la risposta è semplice. Sì.»

Tu sei morto per una fede che oggi molti considerano superata.

«Le verità non invecchiano perché cambia il calendario. La morte è ancora morte. Il bene è ancora bene e il male è ancora male. L’uomo nasce ancora con un cuore che desidera tendere verso l’infinito. Cristo non è diventato meno Cristo perché sono trascorsi secoli.»

Eppure, il mondo sembra aver fatto a meno di Dio.

«Il mondo ha fatto a meno di molte cose prima di accorgersi di averne bisogno, ma credo ci sia una differenza importante. Si può fare a meno di Dio nella nostra vita, ma alla fine, quando la vita giunge al capolinea non si può farne a meno. Prima o poi ogni uomo rimane solo davanti al dolore, alla morte, alla colpa, all’amore, alla speranza. Ed è allora che tutte le ideologie diventano improvvisamente piccole.»

Se potessi parlare ai cristiani di oggi, che cosa diresti loro?

«Che non devono vergognarsi della propria fede. Non siete stati battezzati per essere una versione educata dell’incredulità. «Andate e fate discepoli tutti i popoli». Siate dunque miti, caritatevoli, umili, pazienti, mai complici, servi o vili. E quando il mondo vi chiederà di scegliere fra la verità e la pace, ricordate che esiste una falsa pace che non è altro che la resa dell’anima.»

Hai paura della morte?

«Chi non ha paura della morte non ha ancora compreso fino in fondo che cosa significhi vivere. Il coraggio cristiano non consiste nel non avere paura quanto nel non lasciare che la paura abbia l’ultima parola.»

A questo punto San Maurizio tace. Lo guardiamo allontanarsi con calma severa. A noi però resta una domanda che non siamo riusciti a porgli prima che andasse via. Non tanto a lui, ma a noi: qual è l’ordine che oggi stiamo eseguendo senza avere mai avuto il coraggio di domandarci se sia giusto? Forse non abbiamo davanti un imperatore con la spada, ma abbiamo uno schermo, una carriera da non compromettere, una reputazione da conservare, una verità da non pronunciare, mai. È sufficiente. L’uomo diventa veramente libero nel momento esatto in cui scopre qualcosa per cui è disposto a non essere più schiavo di nessuno. Nemmeno dell’epoca in cui vive.

© ECCLESIA DEI

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Alex Vescino

Direttore e fondatore del blog cattolico Ecclesia Dei, ha conseguito la laurea triennale in Economia Aziendale presso l'Università degli Studi di Genova. 

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