LITURGIA

Il cero pasquale

La liturgia Pasquale (dal greco λειτουργία der. di λαός «popolo» e ἔργον «opera» lett. “opera per il popolo”)
di rito romano che si svolge ogni anno nella Notte delle Notti quando Cristo
ha vinto la morte per sempre è copiosa di signum, primo fra tutti il Cero Pasquale.



 

Romeo Menchise  |  10 Maggio 2021  |  Tempo di lettura: 3 minuti

 

LITURGIA

Il cero pasquale

La liturgia Pasquale ( dal greco λειτουργία der. di λαός «popolo» e ἔργον «opera» lett. “opera per il popolo”) di rito romano che si svolge ogni anno nella Notte delle Notti quando Cristo ha vinto la morte per sempre è copiosa di signum, primo fra tutti il Cero Pasquale.

Romeo Menchise
10 Maggio 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

La liturgia Pasquale ( dal greco λειτουργία der. di λαός «popolo» e ἔργον «opera» lett. “opera per il popolo”) di rito romano che si svolge ogni anno nella Notte delle Notti quando Cristo ha vinto la morte per sempre è copiosa di signum, primo fra tutti il Cero Pasquale.

La fiamma ardente è il segno con il quale si rappresenta maggiormente la Risurrezione, essa rappresenta la luce che Cristo ha portato nel mondo morendo per noi sulla Croce e aprendoci le strade per la Vita Eterna. Per questo motivo il rito dell’accensione del Cero si colloca all’inizio della celebrazione. Viene preparato un fuoco , una fiamma nuova, posta solitamente davanti alla Chiesa in modo che tutti possano comprenderne il profondo significato.

“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
ci hai comunicato la fiamma viva del tuo fulgore,
benedici questo fuoco nuovo
e, mediante le feste pasquali,
accendi in noi il desiderio del cielo,
perché, rinnovati nello spirito,
possiamo giungere alla festa dello splendore eterno.”


Con queste parole, il celebrante, benedice il fuoco. Subito dopo viene preparato il cero. Il sacerdote incide una croce sul cero pasquale per configurarlo a Gesù Cristo; poi incide l’alfa e l’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, per indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose; infine incide le cifre dell’anno per significare che Gesù, colui che in principio creavit coelum et terram, risorge ancora oggi per noi. Nel compiere tali riti il sacerdote dice:

“Cristo ieri e oggi:
Principio e Fine, Alfa e Omega.
A lui appartengono il tempo e i secoli.
A lui la gloria e il potere per tutti i secoli in eterno.
Per mezzo delle sue sante piaghe gloriose,
ci protegga e ci custodisca Cristo Signore.”


 
Terminata la preparazione , il diacono, o il celebrante prende con le mani il cero e lo pone in alto davanti a se in modo che sia bene esposto e visibile a tutti i fedeli che si trovano in chiesa nel buio. É proprio questo “buio” che marca il significato del cero pasquale, una nuova luce si addentra nelle tenebre, è il segno che Cristo si fa largo nell’oscurità soccorrendoci nei momenti più oscuri della nostra vita.

"Cristo, luce del mondo"

Da questa luce, la luce del mondo, ogni presente accende una propria candela che tiene posta davanti a se. In questo modo la chiesa lentamente si illumina e dalle tenebre nasce una luce. Una volta che la processione giunge all’altare, il cero viene posto sul suo piedistallo. Il turiferario con il turibolo fumigante che incede avanti a tutti lo porge al celebrante che solennemente incensa la nuova luce posta sul Cero. L’importanza del Cero pasquale viene descritta anche nell’inno dell’exultet, che annuncia il glorioso annuncio della Risurrezione del Signore. Per questo motivo, vista la vasta ricorrenza di parole in cui si allude al cero nell’inno, quest’ultimo veniva anche chiamato “Laus Cerei”. Nella messa in vetus ordo, dopo il Vangelo della notte di pasqua, in cui si è proclamata la salita al cielo di Cristo Risorto, si spegne il cero a raffigurare che Gesù Cristo non è più sulla terra al contrario dei giorni antecedenti la Pasqua, ma siede alla destra del Padre. Dopo la riforma del Concilio Vaticano II il cero rimane acceso e presente sull’altare fino alla solennità della Pentecoste quando, secondo le nuove indicazioni, si verifica realmente l’ascensione (dal lat. ascensio -onis, der. di ascendĕre lett. «salire») al cielo del Signore. L’utilizzo del cero durante la celebrazione del battesimo invece, rimanda sempre al significato pasquale. Da esso si accendono delle candele che vengono consegnate ai genitori se il bambino è sotto i sei anni o al catecumeno stesso (dal lat. catechumĕnus, gr. κατηχούμενος, part. passivo di κατηχέω lett. «istruire a viva voce, catechizzare») se la sua età è superiore. La luce della candela consegnata appena viene lavato via il peccato originale, rappresenta la rinascita in Christo che segnerà per sempre colui che ha ricevuto il sacramento.
 
 
 
 

A voi, genitori, e a voi, padrini e madrine,
è affidato questo segno pasquale,
fiamma che sempre dovete alimentare.
Abbiate cura che i vostri bambini, illuminati da Cristo,
vivano sempre come figli della luce;
e perseverando nella fede ,
vadano incontro al Signore che viene,
con tutti i santi, nel regno dei cieli

(Dal rito del battesimo)

 
Anche durante la celebrazione delle esequie viene acceso il cero, la sua luce illumina il mistero della morte, apre la strada per il regno di Dio e rappresenta la risurrezione che verrà nel giorno del giudizio.
 
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