L’ira ebraica contro il pittore Gasparro: minacce di morte per il Martirio di San Simonino

Accade ancora. Questa volta ad essere colpito è l'artista e coraggioso pittore Giovanni Gasparro, che nel marzo scorso pubblicò sulla sua pagina Facebook la tela del "Martirio di San Simonino da Trento, per omicidio rituale ebraico".

Accade ancora. Questa volta ad essere colpito è l’artista e coraggioso pittore Giovanni Gasparro (biografia), che nel marzo scorso pubblicò sulla sua pagina Facebook la tela del “Martirio di San Simonino da Trento, per omicidio rituale ebraico“.

Come riporta il sito ufficiale del Comitato san Simonino, Simone di Trento fu martirizzato il 23 marzo 1475. Dopo un’accurata inchiesta la Chiesa riconobbe la realtà del martirio dell’innocente fanciullo. Nel 1584 il suo nome fu iscritto nel Martirologio romano col titolo di santo su ordine di Papa Gregorio XIII; nel 1588 Papa Sisto V concesse per la diocesi di Trento Messa e Officio proprio del Beato Simonino. La Bolla Beatus Andreas del 22 febbraio 1755 del Papa Benedetto XIV riconobbe nuovamente il culto prestato a san Simonino affermando che “fu crudelmente messo a morte in odio alla fede”, culto confermato da innumerevoli miracoli. Il popolo di Trento ha venerato il suo piccolo patrono fino ai giorni nostri.

Crudelissimamente trucidato dai Giudei
L’opera di Giovanni Gasparro

Nel 1475, a pochi giorni dalla Pasqua, un bambino viene ucciso e il corpo fatto ritrovare vicino a una casa ebraica. I quindici ebrei presenti a Trento (il più giovane aveva quindici anni, il più vecchio novanta), presunti omicidi, furono torturati atrocemente, per mesi, sino a strappar loro una “confessione” e quindi messi a morte. Quel bambino è proprio Simonino.

Dal 1475, Simonino fu oggetto di culto locale, sancito dalla Chiesa nel 1588: nel suo nome furono perpetrate persecuzioni antiebraiche ricorrenti. Bisognerà aspettare il Concilio Vaticano II per ristabilire la “verità storica“: il 28 ottobre 1965, lo stesso giorno in cui venne pubblicato il documento conciliare Nostra Aetate, la Chiesa abolì il culto del “falso beato”. Quasi 500 anni in cui gli ebrei, di fatto, per la Chiesa, si erano macchiati di “omicidio rituale per impastare con sangue di un bambino cristiano” le azzime della Pasqua.

Oggi, Giovanni Gasparro, con una mano che indubbiamente sa fare il suo mestiere, propone quest’opera. Fin qui tutto bene, sennonché la stampa ebraica, ma non solo quella, è insorta e sotto il post del pittore sono comparsi ogni tipo di minacce, ingiurie e improperi, in inglese, francese e spagnolo. C’è chi gli augurava di essere contagiato dal coronavirus o di avere un cancro, ma anche chi ha tentato di oscurare o sabotare profili Facebook e sito internet dell’artista. Altri hanno ipotizzato persino il ritiro dei tanti premi ricevuti dal pittore o addirittura l’eliminazione delle pale d’altare che Gasparro ha dipinto per numerose chiese in Italia e in Europa. Molti dei committenti dell’artista, infatti, sono enti ecclesiastici. Il pittore barese è stato persino segnalato al Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin.

Cosa ci si deve dunque aspettare dalle cariche ecclesiastiche?
Sicuramente da parte nostra non può che non esserci solidarietà per l’artista, a cui auguriamo le più cospicue benedizioni e l’intercessione del San Simonino stesso.

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