San Giuseppe
19 Marzo 2021
Quanto meno pensiamo a Dio, tanto meno tempo avremo per lui!
20 Marzo 2021

SAN GIUSEPPE

Introduzione generale alla festa di San Giuseppe

Nel Vangelo, lo sappiamo, abbiamo brevi cenni su San Giuseppe. Non pronuncia parole,
ma emerge la sua disponibilità al mistero di Dio, la disponibilità ad accompagnare la sua Sposa,
perché si compissero tutte le profezie antiche nel Verbo fatto carne.


Padre Giacomo Cetti O.C.D. | 19 Marzo 2021 | Tempo di lettura: 3 minuti


SAN GIUSEPPE

Introduzione generale alla festa di San Giuseppe

Nel Vangelo, lo sappiamo, abbiamo brevi cenni su San Giuseppe. Non pronuncia parole, ma emerge la sua disponibilità al mistero di Dio, la disponibilità ad accompagnare la sua Sposa, perché si compissero tutte le profezie antiche nel Verbo fatto carne.


Padre Giacomo Cetti O.C.D.
19 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

Celebrare la festa di San Giuseppe è una grande gioia per me, che sono carmelitano. Infatti, egli è sempre stato carissimo al Carmelo riformato perché Santa Teresa d'Avila, la riformatrice dell'ordine carmelitano, nutriva una sconfinata devozione verso San Giuseppe e ci ha lasciato scritto che non venne mai delusa dalla sua intercessione, dal suo intervento. Quando la Santa si rivolgeva a Lui nelle proproe difficoltà per la riforma, allora nascente, della vita carmelitana, non venne mai abbandonata. Il primo monastero di carmelitane scalze che fondò nel 1562 in Spagna, ad Avila (ed esiste ancora, abitato dalle sue figlie) volle dedicarlo a San Giuseppe. Questo ci dice la particolare attenzione che i carmelitani scalzi ebbero e hanno verso il Santo; sempre a loro dobbiamo la diffusione del suo culto; fino alla proclamazione a patrono della Chiesa universale da parte del Beato Papa Pio IX.
Anche il grande San Bernardino da Siena ci parla con profondità teologica: se dobbiamo tantissimo alla Vergine Maria per averci dato, attraverso il suo umile sì, il Redentore del mondo, subito dopo di Lei la Chiesa di Dio deve tantissimo a San Giuseppe per la sua docilità, la sua disponibilità affinché il mistero dell'incarnazione e, quindi, della redenzione di Gesù Cristo, potesse compiersi.
Nel Vangelo, lo sappiamo, abbiamo brevi cenni su San Giuseppe. Non pronuncia parole, ma emerge la sua disponibilità al mistero di Dio, la disponibilità ad accompagnare la sua Sposa, perché si compissero tutte le profezie antiche nel Verbo fatto carne. Egli è il punto di congiunzione tra il Vecchio Testamento (la tradizione degli antichi patriarchi) e, finalmente, la pienezza dei tempi, la venutà di Gesù. Ma sappiamo che non conta il fatto che San Giuseppe pronunci poche parole e che abbia un ruolo così riservato: Dio sceglie ciò che nel mondo è debole e disprezzato per confondere i forti; nella sua vita umile, infatti, risplende una grandezza straordinaria.
Vediamo che l'Amore stesso, l'Amore che è il Signore Gesù, la sapienza eterna e la verità di Dio senza il quale nulla è stato fatto, si lascia amare, certo in modo "velato", ma da una sua creatura: un Amore eterno che si lascia amare da un amore umano, quello di San Giuseppe; si lascia abbracciare, chiamare, istruire in un umile mestiere, quello del carpentiere: che realtà straordinaria e grande c'è in tutto questo! Come fa la nostra fede a non essere vera, scoprendo questa preziosità? Come fa a non essere l'unica vera fede, di che cosa abbiamo bisogno in più? Di quali prove abbiamo bisogno in più? Di quali segni? Abbiamo la vicinanza di Dio, che si lascia toccare da noi e che noi possiamo incontrare nella nostra intimità; San Giuseppe ci insegna questo: come può farsi vicino Gesù a noi, chiedendo il nostro amore così fragile, povero, altalenante, deludente...eppure il Signore si lascia amare da noi, come si è lasciato amare da San Giuseppe; Lui che pure è il Creatore del mondo, il nostro Redentore, l'Amore. Se veramente comprendissimo tutto questo e l'avessimo sempre dinanzi in ogni momento della nostra vita, quale orizzonte si spalancherebbe di fronte a noi...questo era stato compreso dai Santi, e non li fermava più nessuno, portando questa certezza dell'amore di Dio, questa sicurezza di vicinanza straordinaria senza avere paura, pur con le difficoltà esteriori, le notti, le tribolazioni.
Dobbiamo quindi avere questa intimità, come San Giuseppe, col nostro Salvatore; avere familiarità, fiducia, umiltà. Poi non importerà, agli occhi di Dio, il lavoro che facciamo o il posto che occupiamo nella società, quali siano i nostri limiti temporali.
Chiediamo allora, insieme a tutte le altre intenzioni che abbiamo nel cuore, di poter diventare docili e disponibili come San Giuseppe, nella consegna totale della vita al progetto di Dio, che realizza ogni nostra aspettativa più profonda del nostro cuore.
 
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