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San Bonaventura da Bagnoregio

Tanto la sua profonda scienza ed erudizione quanto la sua purezza di costumi, la sua innocenza, la sua umiltà e la sua mansuetudine lo portarono ad essere eletto all’unanimità Ministro Generale dell’Ordine.

Il pensiero di Maria non parta dalla tua mente. Il nome di Maria non abbandoni il tuo labbro. L’Amore di Maria non si spenga nel tuo cuore. Seguendo Maria non ti perderai. Appoggiandoti a Maria non cadrai. Sperando in Maria non temerai. Ascoltando Maria non sbaglierai. Vivendo con Maria ti salverai. Ecco la nona beatitudine: Beati quelli che si sono consacrati a Maria: i loro nomi sono scritti nel libro della vita.1

San Bonaventura da Bagnoregio: confessore, vescovo, cardinale e dottore della Chiesa. A questi, si aggiungano i titoli di “Dottore Serafico”, conferitogli da Papa Sisto V, e “Poeta della Madonna”. 

Siamo, quindi, di fronte ad uno dei santi fondamentali della Chiesa Cattolica, che nacque a Bagnoregio attorno al 1220. 

Fin dalla più tenera età – prima ancora, perciò, di entrare a far parte dell’ordine francescano in età adolescenziale- la vita di San Bonaventura si legò indissolubilmente a quella del Poverello d’Assisi: essendo, infatti, afflitto da una grave malattia mortale, la di lui madre, devota di San Francesco, domandò e ottenne proprio da quest’ultimo la guarigione pressoché immediata del figlio, il quale gli consacrò conseguentemente il resto della sua esistenza, entrando, poco dopo, a far parte dell’Ordine francescano dei Frati Minori. 

Tanto la sua profonda scienza ed erudizione quanto la sua purezza di costumi, la sua innocenza, la sua umiltà e la sua mansuetudine lo portarono ad essere eletto all’unanimità Ministro Generale dell’Ordine, mansione che svolse per ben ventidue anni con mirabile prudenza e reputazione di santità (al punto da essere comunemente considerato quasi un suo secondo fondatore). Durante questo periodo, così come durante quello del suo vescovado ad Albano e del suo cardinalato, si dedicò alla scrittura di moltissime opere letterarie di vario genere (teologiche, esegetiche, mistico-spirituali), rivelandosi uno scrittore molto prolisso: sono, infatti, frutto della sua penna le cosiddette Costituzioni narbonesi -sulle quali si basarono tutte le successive costituzioni dell’Ordine- ma anche la Legenda Maior -minuziosa biografia di San Francesco d’Assisi, che ispirò Giotto nella decorazione della Basilica Superiore con le scene della vita del santo- e la Legenda Minor.

Come Ministro Generale, poi, diede nuovo impulso alla devozione, alle preghiere e alle feste mariane. Rapito, infatti, dalla sublime grandezza della Vergine Maria, si consacrò interamente a Lei, cercando di trasmettere e suscitare la Sua venerazione negli altri non solo con opere, parole o sermoni, ma anche attraverso opuscoli, scritti, meditazioni filosofiche e poesie: tutta la sua vita fu, dunque, un inno a Maria. Vedendo in Lei l’Avvocata del genere umano, prescrisse, in tutte le chiese francescane, la celebrazione di una messa solenne a Lei dedicata ogni sabato; ordinò, poi, che nelle stesse chiese dell’ordine si suonassero le campane al morire del sole, così da poter ricordare il celeste saluto ad Essa rivolto dall’arcangelo Gabriele al momento dell’Annunciazione. Principalmente, questa devozione alla Genitrice di Dio -come si è detto- influenzò ampiamente la sua produzione letteraria: abbiamo ben ventiquattro discorsi mariani, nei quali San Bonaventura elogerà e difenderà tutte le perfezioni della Madonna, riservandole parole di incommensurabile bellezza. Di seguito alcuni esempi:

“Tutta la Trinità, o Maria, ti ha conosciuto come sposa del casto amore, come dimora della sant’abitazione, come officina di mirabile lavoro. Con termini distinti diciamo: il Padre conobbe Maria come dimora della sua maestà (…), il Figlio ne riconobbe il principio della sua umanità, e lo Spirito Santo il sacrario della sua bontà, nel quale raccolse pienissimamente e senza misura i carismi delle grazie”;

“È tanto soave contemplare con gli occhi del corpo il sole che risplende all’orizzonte, quanto è più soave e gioioso contemplare lo splendore della gloriosissima Vergine Maria”;

“La Vergine beata, da donna forte e pia, pagò il prezzo della redenzione con la pietà di misericordia per il mondo, e particolarmente per il popolo cristiano. Si può affermare che tutto il popolo cristiano è stato generato dal seno della Vergine Gloriosa”.

Come si nota, le sue massime sono di una precisione e di una dolcezza filiale tale da non doversi sorprendere se al momento di un evento tanto fondamentale per la Chiesa Cattolica quale la proclamazione del dogma dell’Assunzione della Vergine (1950), papa Pio XII si sia servito proprio di alcune parole del santo in questione per potersi esprimere al meglio. 

In conclusione, oltre ai ventiquattro discorsi mariani di cui sopra -componimenti con assoluta certezza a lui attribuiti- ne troviamo anche alcuni che lo sono solo convenzionalmente: annoverato tra questi troviamo il presumibilmente poco conosciuto “Salterio grande e piccolo in onore di Maria Santissima”, ovvero una meravigliosa e interessantissima reiscrizione dei centocinquanta salmi dell’Antico Testamento in chiave tutta mariana. 

È proprio grazie alla profondità dei suoi libri -che facilmente commuovono tutt’oggi il lettore- che, come anticipato inizialmente, in seguito alla sua morte avvenuta nel 1274, papa Sisto V gli conferì a ragione il titolo di Dottore Serafico. Infine, grazie ai numerosi miracoli a lui attribuiti, fu posto tra i santi da papa Sisto IV. 

Terge foeditatem meam, Domina,
Quae semper rutilas puritate:
Tergi la mia miseria, o Signora,
Tu che sempre rifulgi di purezza. 2


Note

  1. Dal Salterio grande della Beata Vergine Maria.
  2. Salmo 81 del Salterio grande della Beata Vergine Maria.

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