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La devozione al Sacro Cuore di Gesù

«Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore».

Secondo la tradizione Giugno è dedicato in maniera specifica alla devozione al Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo la cui festa cade proprio in questo mese e precisamente il venerdì successivo all’ottava della solennità del Corpus Domini.

Questa festività fu celebrata per la prima volta in Francia nel 1672, ma fu estesa ufficialmente alla Chiesa universale nel 1856.

Questa particolare devozione per il Sacro Cuore di Gesù è tanto importante da essere stata quella ad aver ricevuto maggiori raccomandazioni da parte dei Sommi Pontefici e a tal proposito si ricordano le tre Encicliche: Annum Sacrum di Leone XIII, del 1899, ispirata dalla mistica beata Maria del Divin Cuore e con cui è stata compiuta la consacrazione di tutto il genere umano al Sacro Cuore di Gesù; Miserentissimus Redemptor, di Pio XI nel 1928 e infine Haurietis Aquas di Pio XII nel 1956.

Di quest’ultima riportiamo le parole mirabili tratte dal punto 62: «Mostrando il suo Sacratissimo Cuore, il Signore, in modo straordinario e singolare, si degnò di attrarre le menti degli uomini alla contemplazione e alla venerazione dell’amore misericordiosissimo di Dio per il genere umano. Mediante una così eccezionale manifestazione, infatti, Gesù Cristo espressamente e ripetutamente indicò il Suo Cuore come un simbolo quanto mai adatto a stimolare gli uomini alla conoscenza e alla stima del suo amore, ed insieme lo costituì quasi segno e caparra di misericordia e di grazia per I bisogni spirituali della Chiesa nei tempi moderni».

Le ragioni teologiche della devozione per il Sacro Cuore si ritrovano nella necessità dell’adesione del cuore per trovare la salvezza.

Sicuramente la conoscenza è fondamentale per il corretto esercizio della virtù, ma svolge un ruolo in un certo senso ausiliare, perché un’autentica conversione non è realizzabile senza la piena ed intima partecipazione dell’anima, degli affetti e dei sentimenti che risiedono nel cuore di ognuno e senza che la libera volontà vi corrisponda.

Il Cristianesimo non è come la gnosi che erge la sola conoscenza a criterio di salvezza, affermando che chi conosce si salva e chi non conosce non si salva, ma il vero criterio della salvezza è, invece, l’amore, come enunciato da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: «Chi prega si salva, chi non prega non si salva».

La ragione sta nel fatto che in Dio vi è un’unione ontologica tra Verità e Amore, tra Ragione e Volontà, Egli per Amore, inoltre, ci ha creati, si è incarnato ed ha deciso di condividere con noi la sofferenza e la morte.

Solo nel Cristianesimo è possibile affermare questo, che Dio è cuore e, dunque, che è Amore.

E perché, allora, la Provvidenza ha voluto donare all’umanità una devozione come quella del Sacro Cuore?

I Padri della Chiesa non hanno mai citato l’espressione: «Cuore di Gesù», ma ne hanno sempre avuta chiarissima la cognizione.

Il primo ad usare questa definizione fu Sant’Anselmo d’Aosta (1033-1109), poi se ne ritrova riferimento nella mistica tedesca del basso medioevo, come nelle Sante Matilde e Gertrude di Hefta.

Questa devozione, però, trovò pieno slancio solamente nel XVII secolo, prima grazie a San Giovanni di Eudes (1601-1680), poi soprattutto per le rivelazioni private di Gesù stesso, ricevute da Santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690) e diffuse poi dal Beato Claude de la Colombiere (1641-1682).

Il Messaggio del Sacro Cuore indicava la necessità di abbandonarsi al suo Amore, vincolandosi così a Lui nella contemplazione della sua infinita tenerezza.

In una delle rivelazioni a Santa Margherita Gesù le disse, riferendosi al suo Cuore Sacratissimo: «Ecco quel Cuore che ha talmente amato gli uomini da non aver risparmiato nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi per testimoniare a loro il proprio amore».

Teologicamente la devozione al Sacro Cuore era anche una risposta al Giansenismo, eresia che andava diffondendosi in quegli anni e che sosteneva l’impossibilità dell’uomo di fare il bene, neanche occasionalmente, oltre ad una predestinazione, in senso calvinista, alla salvezza o alla dannazione, indipendentemente dai meriti.

Socialmente era, invece, una risposta all’assolutismo politico, uno degli elementi caratteristici della modernità, che si basa sulla concezione di un potere indipendente da una Verità e da un Giudizio morale superiore, dunque da Dio, ed invece totalmente autoreferenziale e fondato solo su se stesso, sul suo proprio esercizio.

In questo modo l’autorità politica non era più concepita come una forma di servizio, ma al contrario di mera disposizione di questo potere.

Molto forte fu questa visione in epoca umanistica-rinascimentale e Gesù, attraverso Santa Margherita, avvertì il Re di Francia Luigi XIV di consacrarsi con la sua famiglia al Sacro Cuore, richiedendogli di omaggiarlo pubblicamente, di porre la Francia sotto la sua protezione, raffigurandolo sugli stendardi e sulle armi del Regno, di chiedere ufficialmente alla Santa Sede l’istituzione di una Messa specifica e la diffusione universale di questa devozione, di promuovere in tutta Europa i diritti di Gesù Cristo come Re dei Re e Sovrano dei Sovrani.

Tali richieste non furono purtroppo soddisfatte e la Francia, da essere baluardo della Cristianità, divenne la fucina dei più grandi errori, che esplosero un secolo più tardi con la Rivoluzione.

La devozione al Sacro Cuore è, pertanto, anche un richiamo sociale a concepire l’esercizio dell’autorità sull’esempio della Regalità di Cristo e del suo amore verso ogni uomo, infatti il culmine del culto pubblico al Sacro Cuore fu l’istituzione, nel 1925, della festa liturgica di Cristo Re, nella quale si sarebbe dovuta anche rinnovare la consacrazione dell’umanità al Cuore di Gesù.

A questa devozione deve essere intimamente legata la speranza di salvezza di ciascuno di noi.

Così disse il Sacro Cuore parlando misticamente, l’11 giugno del 1923 a Suor Josefa Menéndez: «Nel passare dei secoli, ho rivelato in diversi modi il mio amore agli uomini e il desiderio che mi consuma della loro salvezza. Ho concesso a loro di conoscere il mio Cuore. Questa devozione è stata come una luce che ha illuminato il mondo e oggi è il mezzo del quale si servono per muovere i cuori la maggioranza di coloro che lavorano per estendere il mio Regno».

Rivelò anche San Giovanni Evangelista a Santa Gertrude di Hefta, che gli chiedeva perché nel suo Vangelo e nelle Lettere avesse solo accennato i misteri così profondi d’amore ricevuti dal Sacro Cuore: «Il mio ministero doveva limitarsi a rivelare sul Verbo increato, eterno Figlio del Padre, alcune parole feconde, sulle quali l’intelligenza degli uomini meditasse continuamente, senza poter mai esaurirne le ricchezze. Ma agli ultimi tempi è riservata la grazia di udire l’eloquente voce delle pulsazioni del Cuore di Gesù. Nell’udire questa voce, l’invecchiato mondo ringiovanirà dal suo torpore e il calore del divino amore lo infiammerà un’ultima volta».

Siamo, pertanto, chiamati anche noi, in ogni giorno della nostra vita, ed in particolare nel mese di giugno, a nutrire questa sublime devozione, perché la sua luce possa rischiarare le tenebre fitte di questo mondo, epurandolo dal flagello dei peccati che lo affliggono e portando il trionfo dell’infinito Amore, del Cuore di Colui che è Via, Verità e Vita.

Questo è l’invito ed il richiamo che ci invia Nostro Signore, di lasciarci abbracciare dalla sua misericordia ed accogliere la sua salvezza, finché siamo in tempo.

Questa è la strada intrapresa dai Santi, percorriamola anche noi.

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