SPIRITUALITÀ

San Giovanni della Croce.
Dottore e Mistico.

"Il Doctor Mysticus San Giovanni della Croce, col suo esempio ed insegnamento,
ci mostra la strada da seguire nella "notte oscura"
della nostra vita terrena, per giungere alla luce dell’Eternità".



 

Valerio Carruezzo  |  09 Dicembre 2021  |  Tempo di lettura: 2 minuti

 

SPIRITUALITÀ

San Giovanni della Croce. Dottore e Mistico.

"Il Doctor Mysticus San Giovanni della Croce, col suo esempio ed insegnamento, ci mostra la strada da seguire nella "notte oscura" della nostra vita terrena, per giungere alla luce dell’Eternità".

Valerio Carruezzo
09 Dicembre 2021
Tempo di lettura: 2 minuti

 

Tra le stelle più luminose che rifulgono nel firmamento del Regno di Dio, come gemme splendenti incastonate nella corona del Paradiso, vi è certamente quella del grande San Giovanni della Croce, sacerdote, mistico e dottore della Chiesa.

Egli nacque a Fontiveros, in Spagna, a poca distanza da Avila, il 24 giugno del 1542.
Il padre, Gonzalo de Yepes, proveniva da una famiglia ricca e facoltosa di Toledo, ma, durante un viaggio d’affari, si innamorò di una giovane tessitrice, orfana e povera, di nome Caterina.
I due si sposarono, resistendo all’opposizione dei parenti di lui che, per risposta, lo diseredarono, lasciandolo in uno stato di indigenza. Fu allora la moglie ad accoglierlo nella sua umile dimora e ad insegnargli il lavoro di tessitura.
Nacquero tre figli, di cui Giovanni fu l’ultimo.

Il padre, tuttavia, morì dopo poco tempo e la famiglia si trovò in grave difficoltà economica, cosicché la madre, dopo aver chiesto invano l’aiuto della familiari del marito, insieme ai ragazzi cominciò a spostarsi da un luogo all’altro, per lavorare, fino a trasferirsi a Medina del Campo, oggi nella provincia di Valladolid.
Qui Giovanni seguì i suoi primi studi presso il “Collegio de los doctrinos”, retto dai Padri Gesuiti e, allo stesso tempo, per sostenerne i costi, svolse diversi mestieri, lavorando come pittore, falegname, intagliatore, sarto e aiutante infermiere nell’Ospedale della Concezione. Mostrò sempre un profondo spirito di carità e tenerezza verso gli ammalati.

Nel 1563 fece il suo ingresso nell’Ordine Carmelitano, con il nome di Fra’ Giovanni di San Mattia, chiedendo di poter osservare fedelmente l’antica e rigida regola carmelitana, che all’epoca non veniva più seguita.
Fu, dunque, inviato nella prestigiosa Università di Salamanca, dove, con grande brillantezza, completò gli studi in filosofia e teologia, coltivando anche un’intensa vita ascetica, di preghiera e contemplazione del Santissimo Sacramento.
Divenuto sacerdote nel 1567, lo stesso anno incontrò una grande monaca carmelitana, Teresa di Gesù, che oggi conosciamo come Santa Teresa d’Avila, vergine e anch’ella Dottore della Chiesa, che all’epoca era di quasi trent’anni più grande di Giovanni.

Era allora intenta alla sua opera di riforma dell’Ordine, orientata maggiormente alla dimensione contemplativa e aveva molto a cuore anche quella del ramo maschile.
A differenza delle suore, che vivevano nella clausura, gli uomini, infatti, potevano dedicarsi anche alla pratica missionaria.
Cercò, dunque, di convincere il giovane religioso a seguirla in questo impegno ed egli accettò, condividendone pienamente l’ideale e cambiò il suo nome in Giovanni della Croce.
Teresa lo tenne sempre in altissima considerazione, definendolo perfino “padre della sua anima”.
Ebbe origine l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, il cui primo convento maschile fu fondato a Duruelo, vicino ad Avila, il 28 novembre del 1568, prima domenica di Avvento.

Nel 1572 Giovanni fu chiamato a svolgere l’incarico di confessore e direttore spirituale delle centotrenta monache carmelitane, non riformate, del Monastero dell’Incarnazione ad Avila, di cui proprio Teresa era stata nominata Madre Priora.
I frutti spirituali dell’opera dei due santi furono mirabili nella correzione di tante religiose che conducevano una vita sregolata e incline al vizio. Iniziarono, tuttavia, dopo poco tempo, ad emergere opposizioni alla riforma, proprio dall’interno dell’ordine.
Giovanni fu accusato falsamente di essere responsabile di un incidente avvenuto in monastero, oltre che di essere ribelle e disobbediente. Fu arrestato il 2 dicembre 1577 e imprigionato in un convento di carmelitani calzati di Toledo, in un’angusta cella fredda e buia, a pane e acqua, con un’unica tonaca, flagellato ogni venerdì in refettorio davanti a tutti, umiliato e maltrattato per quasi nove mesi.

Dio, però, gli rimase sempre accanto, sostenendolo con la sua Grazia e così, pur afflitto dalla fame, dalla febbre e dalla sofferenza, quando chiunque altro si sarebbe abbandonato alla disperazione, compose poesie sublimi di amore per il Signore, del quale si infiammò sempre più “anche se attorno era notte”.

Nel 1578, la vigilia della festa dell’Assunzione, riuscì a fuggire, a rischio della vita.
Le pene sofferte ed offerte durante la reclusione, furono fruttuose, l’Ordine dei Carmelitani Scalzi, infatti, ottenne finalmente il riconoscimento ufficiale dalla Santa Sede, divenendo autonomo.
Giovanni poté esercitare liberamente il suo ministero, con tutto il suo talento e la sua virtù.
Beneficò confratelli e consorelle, oltre a moltissime persone che ebbero la grazia di entrare in contatto con lui e ricevere la sua guida spirituale. Stabilitosi in Andalusia, vi trovò la quiete che gli permise di comporre eminenti opere di spiritualità, per le quali sarà poi proclamato Dottore della Chiesa, ovvero Maestro esimio della fede cristiana.
Per la levatura delle sue composizioni fu definito: “Il più santo dei poeti spagnoli e il più poeta dei Santi”.
Tra i suoi scritti più importanti ritroviamo:
- il “Cantico Spirituale”, un’egloga in cui la sposa, rappresentante l’anima, afflitta per lo smarrimento dello sposo, figura del Cristo, lo cerca ed insieme gioiscono immensamente quando si ritrovano;
- “La notte oscura dell’anima”, una poesia le cui strofe descrivono i vari gradi della notte del viaggio dell’anima verso Dio, in cui l’oscurità simboleggia le difficoltà e le prove da superare nel distacco dal mondo materiale, per arrivare all’Eterna Luce del Regno dei Cieli;
- due trattati in cui spiega passo per passo il significato delle opere poetiche sopracitate;
- “La salita al Monte Carmelo”, un trattato teologico-mistico, che analizza l’impegno dell’anima nell’ascesi verso la sua unione definitiva con Dio e gli eventi mistici che avvengono in questo percorso.
La “notte oscura” la attraversò duramente egli stesso, venendone temprato e santificato.
Egli vedeva l’uomo in costante ricerca del Signore, come suo fine ultimo.
Diceva: “Dio umilia grandemente l’anima per innalzarla poi molto” e paragonava la meta celeste alla vetta del Monte Carmelo, da scalare per liberarsi da ogni peso che separa dal conseguimento del bene assoluto.
Per giungervi sono necessarie due tappe: la “notte dei sensi”, per educarli e dominarli e la “notte dello spirito”, per rinnovarlo in Cristo. Mediante la prima ci si stacca dagli affetti disordinati alle cose terrene, rinunciando all’egoismo, alla vanità, alla superbia ed avidità, con un diligente lavoro ascetico, avvicinandosi a Dio e vivendo più fedelmente il Vangelo.
Con la notte dello spirito, invece, l’anima arriva a riporre ogni fiducia in Dio solo, piuttosto che nelle false sicurezze e soddisfazioni offerte dal mondo, esercitando le virtù teologali di fede, speranza e carità.
Si passa, dunque, dall’uomo vecchio, che vive nella dimensione della carne, all’uomo nuovo, animato e condotto dallo Spirito, rinnegando se stessi per vivere in Cristo.

Ciò non si può realizzare da un giorno all’altro, ma occorre un continuo impegno di perseveranza nel ricercare Dio staccandosi dal mondo. Scriveva Giovanni: “Per giungere dove non sei, devi passare per dove non sei. Per giungere a possedere tutto, non volere possedere niente. Per giungere ad essere tutto, non volere che essere niente”.

Questa rinuncia, naturalmente, non è fine a se stessa, ma conseguenza di una scelta totale di amore per Dio, come risposta all’amore perfetto e infinito che Egli ha per ciascuno di noi, in cui l’anima deve consumarsi.
Tale è stato l’ardore che ha animato tutta la vita di San Giovanni della Croce, fino alla sua morte avvenuta il 14 dicembre del 1591 a Ubeda, all’età di 49 anni.

Il suo esempio ed insegnamento è quanto mai prezioso ed illuminante per noi che viviamo nel tempo presente, in cui, oltre alle nostre interiori, ci troviamo a fronteggiare le tenebre più fitte del peccato e della perversione che avvolgono ed affliggono la nostra società.
Ebbene Giovanni ci spinge a non arrenderci o demoralizzarci, ma a confidare in Dio, perseverando nella Verità della Fede integra e nell’esercizio delle virtù cristiane.
E’, infatti, proprio l’oscurità che ci consente di trovare realmente il Signore, perché solo in essa possiamo riconoscere ed amare pienamente l’unica vera Luce, nella sua magnificenza, senza farci distrarre o ingannare dal bagliore falso ed effimero delle gratificazioni terrene.
Disse Giovanni a una suora, parlando delle prove da lui affrontate: “Non pensi ad altro se non che tutto è disposto da Dio. E dove non c’è amore, metta amore e ne riceverà amore”.
Facciamo lo stesso anche noi.
 
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