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Pillole di apologetica contro l’ateismo dilagante

Spunti per una difesa autentica della fede cattolica.

Sempre a difesa della Verità, con la carità divina nel cuore. 

Con questo spirito, guardiamo ad alcune provocazioni, cercando di capire come rispondere e argomentare, difendendo la causa della fede cattolica.

1. Mi rifiuto di credere in un Dio che crea il male o che lo permette!

Questa affermazione è uno dei principali affetti avversi di chi è stato allevato nel “lido modernista”. Mi direte giustamente: “ma che cosa c’entra il modernismo con questa frase?”. Eccovi serviti. Gli atei moderni sono, tendenzialmente, battezzati che hanno abbandonato l’oratorio dopo la cresima. Hanno pertanto ricevuto una leggera infarinatura di cristianesimo, sono stati messi nella pastella e sono stati fritti nella maniera sbagliata. Il modernismo che li ha impregnati ha comunicato loro una fede necessariamente erronea, e questo si riflette nei frasoidi che ripetono, a guisa di macchinetta, ai credenti.

Torniamo dunque alla risposta. Innanzitutto, Dio non ha creato il male, e questo è abbastanza semplice da dimostrare, senza ricorrere a qualche particolare concilio o a qualche testo di dogmatica. Si può far osservare che in Dio convivono tutte le virtù al grado massimo, tra cui il bene. Ma in Dio non ci può essere contraddizione, per cui in lui non c’è male. E siccome è sommamente buono, non può volere il male, altrimenti sarebbe sommamente cattivo. 

Gesù diceva a S. Caterina da Siena: “Sappi che nessuno può uscire dalle mie mani, poiché io sono colui che sono, mentre voi, per voi medesimi non siete se non quello che siete stati fatti da me. Io sono creatore di tutte le cose, che partecipano all’essere, eccettuato il peccato, il quale effettivamente non è”. Questo pensiero teologicamente profondo ci dice chiaramente che il peccato non è un essere reale, ma la privazione di una debita perfezione morale nei nostri atti. Come tale, il male quindi non può essere uscito da Dio. Non solo secondo l’essere, ma secondo la natura. Il male, infatti, non ha una natura, poiché tutte le nature, come tali, sono buone. Come tale, non avendo né essere né natura, il male non è stato creato da Dio. 

Che Dio permetta il male è un altro discorso. In tal caso, per il cristiano è assolutamente accettabile che Dio permetta un male per ricavare un bene, soprattutto a fronte della stolida natura dell’uomo, zuccone e testardo, che capisce l’importanza della legge divina solo quando, ahimè, realizza la gravità della sua trasgressione.

Nel permettere un male, il Signore non concede mai allo stesso di essere eccessivamente nocivo o sproporzionato, rispetto alle capacità dell’uomo di poterlo sopportare: si tratta sempre di un male sotto controllo, proprio perché è permesso dal buon Dio.

Permettetemi poi una osservazione. Il fatto che si affermi l’esistenza di un “male” implica necessariamente che l’intelletto abbia effettuato un discernimento tra ciò che è bene, e ciò che è male. Se esistono male e bene, ed esiste una legge che permette di discernere cosa sia bene da cosa sia male, è assolutamente necessario che esista un legislatore. 

Nessuno, e dico nessuno, guarderebbe ad una legge pensando: “orbene, questa legge si è fatta da sé o è stata concepita dal caso”. Cosa è il caso? Che natura ha il caso? 

Ateismo non pervenuto. Come fa una legge a farsi da sé? Mistero.

2. La Chiesa è piena di scandali, i preti predicano bene ma razzolano male

Ma che genere di accusa è mai questa? È assolutamente ovvio che la Chiesa sia costellata di misfatti e di persone che commettono errori: bravi atei, avete scoperto l’acqua calda. Il corpo della Chiesa è fatto di peccatori che, essendo tali, peccano. Chi più, chi meno. Anche il Papa si confessa per i peccati anche gravi che può commettere. Concedeteci, tuttavia, di osservare che chi solitamente critica la Chiesa accusandola di nefandezze non conduce una vita altrettanto virtuosa, anzi. Vite peccaminose, al limite degli eccessi e dei vizi. Senti da che pulpito: il tono cattedratico da cui vi elevate non è per nulla virtuoso, né tantomeno onorevole o degno di riconoscenza e di lode. Inutile sottolineare come le accuse di pedofilia siano eccessivamente ingigantite e gonfiate: una tattica molto comune dei nemici della fede, noiosa e ripetitiva come la loro vita del resto.

3. Dio non esiste, è una favola: come si fa a credere in qualcosa che non si può constatare con i sensi?

Ah, davvero? Orbene, potete quindi convenire con me sul fatto che anche la gravità non esista, se basiamo la nostra testimonianza solo ed esclusivamente sui sensi.

La gravità, infatti, non la posso toccare, non la posso odorare, non la posso gustare, non la posso vedere, non la posso sentire neanche.

Piuttosto, sono gli effetti indiretti della forza che percepisco: se un grave cade verso il basso, ciò che vedo è l’effetto della forza, procurato dalla stessa. Non vedo la forza.

Quindi forse la gravità non esiste? Quindi forse fotoni e neutrini non esistono perché non cadono sotto i sensi?

Direi proprio di no. 

Anzi, così come io confermo la gravità da suoi effetti sui corpi, così dalle creature confermo la presenza di un creatore. 

Infine: davvero, caro ateo, mi stai dicendo che tutto ciò che non cade sotto i cinque sensi non ha natura o non ha essere? Quante cose di cui facciamo esperienza quotidiana dovrebbero essere fittizie? Eppure, non lo sono. Come la mettiamo?

4. È a carico dei credenti dimostrare che Dio esiste.

Certamente. E le prove la Chiesa le fornisce, a fiotti. Ma ditemi, cari atei, dove sono le vostre dimostrazioni che Dio non esiste?

Ovviamente, evitiamo di farla fuori dal vaso asserendo stranezze e bambinate del tipo “Lo dice la scienza; non esiste perché non lo vedo”.

Dateci una prova filosofica solida, altrimenti silenzio, perché noi cattolici di prove filosofiche ne abbiamo a vagonate. Vedendo, tuttavia, che molti atei del passato non ci sono riusciti, e sono morti disperati (Nietzsche, Rousseau, Voltaire, tutti morti soli e disperati, in preda ai tormenti e all’angoscia dell’altra vita, alla cui contestazione si erano prodigati vita natural durante). Amen.

5. Non esiste una verità assoluta, quindi non esiste qualcosa di assoluto.

A parte il fatto che questa stessa proposizione ha la pretesa di porsi come principio assoluto (affermare che non esista un principio assoluto è semetipsum un principio assoluto). Una verità assoluta eccome se esiste.

Ad esempio: È assolutamente vero che io non posso, nel corso della mia vita, avere un’altrui coscienza; È assolutamente vero che tutti gli uomini devono morire.

Non sono queste verità assolute? Eccome se lo sono!

Come è assolutamente vero che ogni effetto ha una causa: radice, questa, di una delle cinque prove tomistiche atte a dimostrare l’esistenza di Dio.

Piuttosto, inviterei l’ateo a confessare che questa frase viene detta, ma non credendoci fino in fondo. È una scusa, bella e buona, assurda e patetica. Sic transit gloria mundi.

6. Riconosci un ordine nella natura, ma come fanno quindi ad esistere cataclismi e tragedie?

Non è che riconosciamo un ordine nella natura, è oggettivamente chiaro a tutti, così come si constata la chiara esistenza di finalismo.

Ordine e finalismo possono forse scaturire dal “caso” cieco, incapace intrinsecamente e per natura, di finalismo? Il caso è l’assenza totale di finalismo, punto e stop.

Questi mali indicano semplicemente i limiti di un ordine che è comunque reale, e che deve essere spiegato, perché non si può parlare di disturbi se non in riferimento a un ordine.  Per esempio, una persona è malata solo in relazione allo stato normale che è la salute; le ombre in un quadro sono tali solo in relazione alle zone di luce.  L’insuccesso, la malattia e la morte non sono un ostacolo alle leggi della natura ma, al contrario, il regolare funzionamento di queste leggi.  Un essere vivente non sopravvive se non nutrendosi, cioè, dissolvendo certe sostanze per incorporarle in sé; distrugge incessantemente per costruire; questa è la sua natura, il suo ordine, la sua legge. 

Senza tenere conto degli effetti brutali del peccato originale, che il cattolicesimo tiene da conto di fronte alla crudeltà del male che anche nel creato riscontriamo. Come, ad esempio, animali che uccidono in maniera violenta.

7. Dio non è trascendente, ma immanente, il suo essere non è realmente distinto dal mondo.

Assurdo, filosoficamente parlando. Non solo perché si dovrebbe coniugare l’infinità di Dio con la finitezza delle creature, ma perché tutte le parti sarebbero incomplete e incapaci di finalismo a se stante, oltre al fatto che tutti i contradditori dovrebbero costituire l’essere del cosmo. Il che è assurdo.

Poi: se io ti facessi guardare un pc spento, e ti dicessi: “l’autore di questo computer è nel computer”, mi prenderesti sul serio?

E se ti dicessi: “questo quadro è il suo autore”, mi prenderesti altrettanto sul serio? Non direi, e avresti ragione.

Il monismo, che consacra l’immanenza di Dio nel creato, è l’estensione assoluta di questa assurdità, il che la rende altrettanto assurda.

Conclusione

Stiamo ben attenti, o cristiani, e guardiamoci dal veleno dell’ateismo dilagante. Esso altro non è se non un raccogliticcio amalgama di contraddizioni ridicole. 

La Verità cattolica è, invece, integra, completa e bella, e risplende della luce del suo Fattore, Iddio, che ci ama e ci vuole con sé in Paradiso. Lasciamoci trasformare dalla Verità, onde scongiurare di finire nelle tenebre dell’ignoranza e della menzogna


Note

  1. S. CATERINA DA SIENA, “Il dialogo della divina provvidenza”, p.61.

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