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Certa bonum certamen fidei

Qualche riflessione cristiana sul vivere da cattolici sul luogo del lavoro

Consigli pratici per una cattolicità sul luogo di lavoro

Vivere la propria fede negli ambiti lavorativi costituisce una delle sfide più avvincenti per il cattolico dei nostri tempi.

Il lavoro, infatti, costituisce l’ambiente più pericoloso per il fedele cristiano, ed è quindi molto importante lavorare duramente per prepararsi ad affrontare questa prova, resa necessaria dallo stato in cui ci troviamo, come padri, come madri, come uomini di buona volontà che devono sopravvivere nel mondo e portare la luce di Cristo agli uomini che incontrano.

Ecco alcuni accorgimenti per combattere la buona battaglia, nella speranza che possano riportare frutto anche al nostro lettore.

Essere sempre se stessi

Questo punto è molto importante: non recitate il ruolo di un’altra persona, per far piacere od altro. Siate mansueti, educati, rispettosi, ma non recitate parti per farvi piacere. Noi cristiani abbiamo un preciso codice di condotta: dobbiamo essere sempre cristiani, e non dobbiamo farci influenzare da cattive abitudini, discorsi cattivi o contrati al pudore; non farsi coinvolgere nell’ozio eccessivo. Se durante un discorso tutti sono d’accordo sul tema dell’aborto, non allineatevi, ma non cercate lo scontro. Se vi chiedono cosa ne pensate, dite: “Preferirei non affrontare questo discorso in questa sede, ma comunque per principi religiosi non sono d’accordo”. Se la persona dall’altra parte è rispettosa, si fermerà. Se invece parte all’attacco, fatele innanzitutto notare che è sbagliato scaldarsi e che è giusto che vengano rispettate le opinioni, così come noi accettiamo che qualcuno scelga di non essere cristiano, senza andare a imporgli con la forza o con violenza verbale ed argomentativa le nostre idee. 

Giocate l’arma della religione a vostro favore: fate vedere che siete turbati di questo intervento, e che ritenete ingiusto essere pregiudicati per la vostra credenza religiosa. La paura fermerà il vostro aggressore.

Vestitevi con pudore e evitate discorsi, atteggiamenti e sguardi immodesti e disonesti

Il demonio vi scruta e vi osserva, e sa che sui peccati contrari alla castità può guadagnare molte anime. Sul lavoro spesse volte, sia per uomini sia per donne, l’impudicizia è all’ordine del giorno. Tenete gli occhi relativamente bassi, non concedete troppi sguardi, fuggite i discorsi immorali ed osceni (siete in pausa pranzo e capita l’argomento? Andate in bagno, o prendete un caffè o uscite e chiamate la mamma, il papà, la fidanzata o il fidanzato, la moglie o il marito etc.). Se siete sposati o sposate, fidanzati o fidanzate, evitate di dare troppa confidenza al prossimo: comportatevi seguendo questa linea concettuale: “Se lui/lei fosse qui, approverebbe quello che sto facendo?”. Questo è un ottimo deterrente, vi aiuterà.

Come affrontare le bestemmie

Andare allo scontro è una soluzione che raramente risolve il misfatto. Dovete mettervi nella testa di chi bestemmia. Il bestemmiatore o non è battezzato, o è battezzato. In entrambi i casi, bestemmia con gusto senza provare vergogna, e non si pone scrupoli. Quindi, se andate allo scontro, peggiorerà la situazione, perché alimenterete la sua cattiveria e la sua inclinazione al peccato.

Come fare? Una strada può funzionare.

Comportandosi con mansuetudine e carità, guadagnate quasi sempre la stima del vostro collega. Se si tirano bestemmie, andate in bagno, recitate le Laudes Divinae, riparate le offese rivolte a Dio. Dopodiché, potete prendere da parte la persona (singolarmente) e dirgli questo: “Non ti ho detto niente perché non me la sentivo, ma volevo chiederti se, in mia presenza, puoi porre maggiore attenzione e non bestemmiare, perché le bestemmie mi fanno male; in forza del nostro rapporto di rispetto, ti chiedo di avere questa accortezza. Grazie.”

La maggior parte delle volte, la persona, proprio perché vi stima e vi vuole bene, accetterà, e si correggerà. Oppure, quando capiterà la bestemmia, si accorgerà di avere sbagliato e vi chiederà scusa. Voi direte: “Si, ma le scuse non dovrebbero essere per me, ma per Dio”.

Vero. 

Intanto, cominciate a guadagnare questo risultato. Se la persona non bestemmia per rispetto vostro, intanto non bestemmia e non pecca. Poi, il Signore saprà guadagnare un passo ulteriore per dargli avvertenza maggiore.

Se la persona non si cura di questa vostra richiesta, allora passate al prossimo intervento: essendo vostro diritto, andate dal responsabile e riportate la persona che trascura la vostra richiesta e volontariamente vi offende. Dite che vi sentite discriminati e aggrediti.

Ricordate ai vostri responsabili che sul lavoro è vietata la bestemmia, e rimarcate il fatto che l’azienda detiene così una pessima figura (ad esempio, potreste dire: “Se io mi trovo in chiamata con un cliente, e si sente una bestemmia, che figura ci fa l’azienda e che figura ci faccio io?”).

Essere pazienti e virtuosi

Fuggite i complimenti. 

Rispondete dicendo: “Ho fatto il mio lavoro, sicuramente chiunque lo avrebbe fatto meglio di me”. Se ricevete apprezzamenti, ringraziate, ma mentalmente riconoscete a Dio tutti i meriti, recitando la massima: “Sono servo inutile: ho fatto tutto quello che dovevo fare”.

Se ci sono litigi sul lavoro in cui non siete coinvolti, lasciate che la tensione si allenti e poi eventualmente parlate in disparte con i singoli coinvolti, senza esporvi troppo.

Se ci sono litigi in cui siete coinvolti, o se venite sgridati per un lavoro fatto male, rispondete sempre con mansuetudine e calma, senza arrabbiarvi, ringraziate sempre chi vi offende o chi vi riprende, facendo valere le vostre ragioni ma senza agitazione o rancore.

Se dovete riprendere un vostro sottoposto, usate sempre un tono non precipitoso e puntate sempre a valorizzare ciò che di buono ha fatto. Ricordate che Gesù con noi fa sempre così, per cose ben più gravi, come i peccati che sempre commettiamo, nonostante le innumerevoli confessioni. 

Se vi assegnano un lavoro difficile, non lamentatevi: dite che accettate e siate riconoscenti, nel cuore vostro dite: “Signore, poiché tu hai voluto questo per me, e lo hai permesso, che Tu sia lodato, accetterò la tua volontà: fiat voluntas tua”. Pensate alle sofferenze patite da Gesù sulla croce: le vostre si riveleranno leggere piume a confronto.

Quando i vostri superiori, anche ingiustamente, vi riprendono, togliendovi magari qualche beneficio anche con l’inganno, non adiratevi, ma ricordatevi di Giona, e ripetete le stesse parole: “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia benedetto il nome del Signore”. 

Caritatevoli, non bonaccioni

Amare di carità significa certamente sforzarsi di essere come Gesù, ma questo non vuol dire essere tonti. Il cristiano deve far vedere la propria forza, deve dimostrare di essere in grado di difendere il proprio terreno. Non abbiate paura di farvi rispettare, non siate passivi di fronte alle provocazioni. Non permettete, soprattutto, che il prossimo se ne approfitti della vostra fede per trattarvi male, o permettersi di opprimervi. 

Attenzione alla volgarità

È molto facile cadere nel linguaggio volgare sul luogo del lavoro. Questo perché il cattivo linguaggio sembra essere una tendenza molto forte per affermare il proprio ego, e dall’altra sembra essere diventato uno standard per essere “all’altezza”, considerati cioè come persone normali. Noi cristiani, invece, dobbiamo ricordare che il linguaggio volgare è scandaloso, e che di fronte a noi troviamo persone che Dio ha pensato, ha voluto a cui dona l’esistenza ogni istante per mezzo di un vero miracolo.

Nelle persone c’è qualcosa di sacro. Ricordatelo, sempre.

Comportatevi, come ci ricorda S. Paolo, come figli della luce.

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