In un tempo in cui ogni guerra è condannata poiché intesa come il male vero, anzi la radice del male, è necessario ribadire che – lo si voglia o no, lo si riconosca o no – siamo pienamente in guerra! L’autentico cristiano è colui che ammette l’urgenza di imbracciare le armi. È Nostro Signore che lo dice. «Non pensate che io sia venuto a portar la pace sulla terra; non sono venuto a portar la pace, ma la spada. Io sono infatti venuto a mettere in discordia il figlio col padre, la figlia con la madre e la nuora con la suocera.» (Mt 10, 34-35); e Simeone, sacerdote del tempio, uomo giusto e pio, dice di Gesù ancora bambino: «Questo bambino è destinato ad essere causa di rovina e di risurrezione di molti in Israele e a diventare un segno di contraddizione» (Lc 2, 34).
La Sacra Scrittura, in modo particolare il Nuovo Testamento e le Lettere Apostoliche, parlano spesso di battaglia, di guerra, di rivestirsi di armi, di divisioni. Ma perché? Non è forse Dio amante della pace, della tranquillità?
«Come per opera d’un sol uomo entrò la colpa nel mondo, e per la colpa la morte, e così a tutti gli uomini s’è estesa la morte in quanto che tutti peccarono.» (Rm 5, 12). San Paolo nelle sue lettere mette molto in evidenza quanto l’uomo, corrotto nella sua natura dal peccato originale, debba essere continuamente in lotta contro la concupiscenza, definita “perenne incitatrice al peccato” dal Catechismo di San Pio V, tragica conseguenza della colpa dei nostri progenitori.
Ecco dunque gli schieramenti: da una parte la natura umana che tende a trascinarci nella via della dannazione volendo che la volontà appaghi ogni suo capriccio; dall’altra la coscienza morale con la Legge divina (i comandamenti) che suggeriscono la via del Bene e della salvezza.
Dunque, siamo in guerra. Vi è una guerra in Cielo tra Dio e l’Immacolata contro Satana. «E ci fu una gran guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli guerreggiarono col drago. E il drago guerreggiò e [insieme con lui] i suoi angeli. E non ce la poterono, né si trovò più posto per loro nel cielo. E fu precipitato giù il gran drago, il serpente antico, ch’è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutta la terra; fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui. […] E quando il drago vide ch’era stato precipitato sulla terra, perseguitò la donna che aveva partorito il maschio.» (Ap 12, 7-13) Noi uomini siamo il bottino che l’antico serpente vuole a tutti i costi togliere a Dio per invidia e odio. Di certo, non saremo noi a vincere una guerra di tale portata, ma bisogna che si affronti il nemico in battaglia con l’ausilio indispensabile di Dio.
San Paolo parla della lotta spirituale nella lettera agli Efesini: «Del resto, fratelli, siate forti nel Signore e nel potere della forza di lui. Rivestitevi dell’armatura di Dio per potere affrontare le insidie del diavolo.» (Ef 6, 10).
Il Santo Apostolo ci istruisce dicendo che la forza del vero cristiano sta nel coprirsi con l’armatura di Dio, la quale è la sola protezione contro gli assalti del demonio. Non si tratta della solita armatura con cui si armano i militari, i combattenti delle lotte materiali. Si tratta di un’armatura speciale e specifica. Questa armatura ci arriva direttamente da Dio. La battaglia da affrontare non è un combattimento con morti e feriti, e tuttavia si hanno morti. Si tratta della morte dello spirito, dell’anima. Ed è peggiore della morte fisica. E’la vera morte.
«Poiché non è la nostra lotta col sangue e colla carne, ma contro i Principati e le Podestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell’aria» (Ef 6, 12). Non si tratta di un dialogo bensì di una vera e propria battaglia! Perciò la chiave di lettura di questo conflitto è il Signore stesso. E’ lui a fornirci gli strumenti per capire che l’oggetto dello scontro non è una battaglia di questo mondo, ma una lotta contro gli spiriti del male i quali non sono soltanto relegati nelle aree oscure e tenebrose del mondo ma sono presenti addirittura nelle regioni celesti. L’Apostolo, quindi, parla di una lotta difficile e pericolosa ma che è, ad ogni modo, necessaria. Si tratta di una vera e propria sfida nella quale c’è chi vince e chi perde. Vittoria e sconfitta. Salvezza eterna e dannazione eterna. Per questo genere speciale di lotta non è sufficiente una armatura di metallo temprato. L’armatura necessaria è Dio stesso assieme all’Immacolata che schiaccia la testa all’antico serpente!
Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II è accaduto qualcosa per cui si è ritenuto “più saggio” eliminare San Michele Arcangelo dal Confiteor, così come San Giovanni, gli apostoli Pietro e Paolo, le preci Leonine al termine della Messa. Insomma era ora di abbattere tutto quanto ricordava al popolo di Dio: “Vigila! Stai pronto, con la spada in mano! Non è terminata la guerra!” Tuttavia, anche se non vi sono più questi moniti e nelle preghiere e dai pulpiti, noi – come scrive San Pietro nella sua prima lettera e che ogni sera nella Compieta ritorna sulle nostre labbra, nella mente e speriamo anche nel cuore – dobbiamo vigilare per restare lontano dal nemico: «Fratres: Sobrii estote et vigilate: quia adversàrius vester diàbolus tamquam leo rùgiens cìrcuit, quaerens quem dèvoret: cui resìstite fortes in fide» (1 Pt 5, 8-9). È questo il metodo della battaglia spirituale: essere consapevoli che c’è Satana da combattere, il quale vuole la nostra morte spirituale e per vincerlo è necessario restare – oggi più che mai – fedeli a Cristo e dunque agli insegnamenti della Tradizione Cattolica. I Sacramenti, la preghiera personale davanti al Santissimo Sacramento, trovare un buon direttore spirituale e confessore, pregare il Santo Rosario senza calcolare! Quando si è in guerra, per sconfiggere il nemico, non si può contare da quanto tempo si è in trincea: si è sul campo di battaglia finché il nemico non è più un pericolo, fin sul letto di morte. Fino all’ultimo respiro.
Bibliografia:
- La Sacra Bibbia, traduzione 1943, Edizioni Piane, 2021.
- San Pio V, Catechismo Tridentino, art.10, n°122, Edizioni Cantagalli, 2003.