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Da Sant’Antonio alle campane: riflessioni sul disturbo della Chiesa.

Le campane sono, per eccellenza, la voce di Dio. Per altri è solo una fonte di disturbo. Prendiamo spunto per una riflessione, da un episodio della vita di Sant'Antonio di Padova.

di Venanzio Fortunato

Forse non tutti sanno di una leggenda legata alla morte del Santo più amato della cristianità, ovverosia Sant’Antonio.

Ai Vespri del 13 giugno 1231, dal piccolo convento di Sancta Maria de Cella parte l’annuncio del ritorno al Padre del Taumaturgo, portato da una frotta di bambini che annunciano per le vie della città di Padova: «È morto il padre santo! È morto Sant’Antonio!».
Contemporaneamente, nella città natale del santo portoghese, Lisbona, le campane di tutta la città cominciarono misteriosamente a suonare a festa, per dare l’annuncio del trapasso di Fernando1, loro concittadino che, di lì ad un anno sarebbe stato elevato agli onori degli altari da papa Gregorio IX.

Dal 1931, questo evento viene ricordato nella Solenne Celebrazione del Beato Transito di Sant’Antonio, che si tiene ogni anno il 12 giugno, con un maestoso concerto di campane che parte dal poderoso concerto di otto campane del Santuario Antoniano dell’Arcella che annovera una campana, la più piccola, dedicata proprio a quei fanciulli che portarono per primi l’annuncio del dies natalis del Santo, e si estende alle torri di tutta la città euganea2.

Come mai, vi starete chiedendo, abbiamo voluto raccontarvi questo aneddoto?
Anche di recente, infatti, sono sorte proteste nei confronti dell’uso dei Sacri Bronzi da parte delle parrocchie. Un chiaro segno di secolarizzazione di questo nostro povero mondo, ormai scristianizzato e che si vuole privare di qualsiasi segno legato a doppio filo anche alla tradizione popolare di qualsiasi paese del nostro continente europeo.

Come può l’uomo fermare la voce stessa di Dio che, come abbiamo visto prima nell’episodio sopra menzionato, vengono usate dalla Divina Volontà per annunciare a vicini e lontani eventi di straordinaria importanza3?

Per non parlare della scusa spesso usata della pretesa di tranquillità da parte di individui che acquistano abitazioni nei pressi delle torri campanarie (che, per inciso, se non sono di nuova costruzione – cosa assai difficile ormai – sono presenti da secoli immemori), gli stessi che poi, magari, non battono ciglio se qualche vicino mette la musica a palla, schiamazza, oppure si mette a tagliare l’erba nelle ore in cui è vietato per la quiete pubblica.

Questo attacco unilaterale alla Santa Chiesa e alle proprie tradizioni è ormai alla luce del sole. Si garantisce tranquillità e serenità a qualunque istituzione, a qualunque manifestazione anche blasfema, ma per la Chiesa “non c’è alloggio”. I cristiani ormai, come del resto accade da duemila anni, sono chiamati a sopportare qualsiasi tipo di ingiuria e privazione, dalle campane alle bestemmie urlate a squarciagola durante funzioni o processioni. Per Gay Pride e Fridayforfuture, che certamente portano ben più scompiglio di una processione del Corpus Domini, i comuni delle città danno persino il patrocinio oltre a controlli di sicurezza ingenti. Questi ultimi certamente non danno alcun fastidio, tra musiche di dubbio gusto e improperi da bar di paese.

Comunque sia, come ci ha promesso nostro Signore: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno»4.


Note

  1. Nome di battesimo del Santo, poi cambiato in Antonio con l’entrata nell’ordine francescano.
  2. Vedi l’articolo a riguardo di difesapopolo.it
  3. Anche nelle vite di altri santi, come Rita da Cascia e Zita da Lucca, sono riportati fatti analoghi.
  4. Lc. 19,40

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