Divina Regalità di Gesù Cristo

Divina Regalità di Gesù Cristo

Quando un cristiano pensa a Gesù, quando Lo prega, solitamente si rivolge a Lui con gli appellativi di “Signore”, “Salvatore”, “Figlio di Dio”. Quasi mai si pensa al titolo di “Re”, che pure Gli spetta di pieno diritto. Gesù stesso lo dice e ce lo rivela nei Vangeli: tutti e quattro riportano la presentazione di Gesù davanti a Pilato, ma è Giovanni che approfondisce il dialogo tra i due personaggi coinvolti.
Quando un cristiano pensa a Gesù, quando Lo prega, solitamente si rivolge a Lui con gli appellativi di “Signore”, “Salvatore”, “Figlio di Dio”. Quasi mai si pensa al titolo di “Re”, che pure Gli spetta di pieno diritto. Gesù stesso lo dice e ce lo rivela nei Vangeli: tutti e quattro riportano la presentazione di Gesù davanti a Pilato, ma è Giovanni che approfondisce il dialogo tra i due personaggi coinvolti.

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Quando un cristiano pensa a Gesù, quando Lo prega, solitamente si rivolge a Lui con gli appellativi di “Signore”, “Salvatore”, “Figlio di Dio”. Quasi mai si pensa al titolo di “Re”, che pure Gli spetta di pieno diritto. Gesù stesso lo dice e ce lo rivela nei Vangeli: tutti e quattro riportano la presentazione di Gesù davanti a Pilato, ma è Giovanni che approfondisce il dialogo tra i due personaggi coinvolti.

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Pilato: “Sei tu il re dei Giudei?” […]
Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità.”

Nostra Madre Chiesa ci ricorda questo attributo di Gesù tramite la festa di chiusura dell’anno liturgico, appena prima dell’Avvento: è la festa di Cristo Re dell’universo; Gesù ha piena autorità su tutto ciò che è stato creato dal Padre, tutte le creature devono obbedirGli. Anche noi dobbiamo farlo, come cristiani cattolici è un aspetto fondamentale della nostra Fede. Voglio fare un ragionamento a riguardo: collegandomi al Vangelo letto di domenica 31 luglio nel Rito Ambrosiano vediamo che esiste anche Cesare nella nostra vita quotidiana. In questo brano del Vangelo è Gesù stesso che ci chiede di “dare a Cesare quel che è di Cesare”, riferendosi alla moneta del tributo che i Farisei presentarono a Gesù, nel tentativo di farlo cadere in una trappola. Gesù dice ai suoi tentatori l’esatto opposto di ciò che volevano sentirsi dire: di obbedire a Cesare versando il tributo, che i Farisei giudicavano ingiusto.

Per quanto riguarda tutti noi, siamo cittadini di uno stato e dobbiamo obbedire alle leggi in esso presenti, altrimenti riceveremo punizioni da parte delle autorità, siano esse multe o l’imprigionamento. 

Fermiamoci qui e ragioniamo, poniamoci delle domande su questi importanti fatti di Fede.

La prima domanda è: a chi è giusto obbedire per primo? Chi ha la priorità?
La risposta è facile e scontata: è giusto obbedire a Dio, cioè alla Verità, così come abbiamo sentito dire prima da Gesù. La priorità è indiscutibilmente Sua e ce lo conferma anche San Pietro nel libro degli Atti degli Apostoli quando fu preso dal sinedrio, per ben due volte, e giudicato secondo le loro leggi: “Se sia giusto, davanti a Dio, obbedire a Dio o agli uomini, giudicatelo voi stessi!”.

Dio è l’Assoluto, la causa prima di ogni cosa: senza di Lui nulla sarebbe stato creato e non potrebbe esistere tutt’ora, in questo esatto momento. Se Dio è assoluto, e lo è, allora assoluta è la nostra obbedienza a Lui, non dovremmo obbedire a nessun altro. Eppure è Gesù stesso che ci invita ad obbedire a Cesare, un personaggio che nulla ha a che fare con la Divinità.
Perché dovremmo obbedire ad un uomo, in virtù di quale ragione?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo addentrarci in profondità nel ragionamento.
Nessuno si dà ciò che non ha. È un principio fondamentale della filosofia realista, sulla quale si basa la dottrina tradizionale della Chiesa, ed è facilmente verificabile nella realtà: ho sete e vorrei dell’acqua, ma sono in gita in una città d’arte con il mio gruppo di amici. Non posso schioccare le dita e creare dal nulla l’acqua: devo andare a comprare una bottiglia da chi la ha, probabilmente un bar.

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Questo stesso principio si può applicare al nostro caso: si deduce che Cesare ha ricevuto da qualcuno il diritto di governarci, perché non lo ha da sé stesso; al suo diritto corrisponde il nostro dovere di obbedirgli. È il popolo che dona a Cesare il diritto del governo, come dicono le odierne democrazie?

No. Il popolo è la semplice unione di tanti uomini, che singolarmente non hanno il diritto di governo e continuano a non averlo, a dispetto della comune intenzione di arrogare questo diritto ad un uomo scelto dalla comunità, perché nessuno si dà ciò che non ha. È Dio il depositario di questo diritto, quindi non può che venire da Lui l’autorità che Cesare esercita su tutti noi.

Questo fatto era ben compreso dai cattolici medioevali ed era questo il motivo per cui i re dei vari popoli erano incoronati dai Papi e dalla Chiesa: l’autorità per governare viene da Dio.
Obbedire all’autorità civile, per un cattolico, significa obbedire a Dio stesso e alla Sua Volontà.
Sorge un’altra domanda: provenendo da Dio, l’autorità di Cesare è assoluta, come Dio stesso? È sempre un bene, quindi, obbedire a chi ci governa?

No. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Cesare è un uomo, quindi sottomesso a Dio e alla Verità; le sue leggi devono stare nei confini della Verità. Tutto ciò che Cesare comanda o permette e che è in palese contrasto con la Verità e col bene viene da Satana.
I cattolici devono disobbedire a queste leggi ingiuste!

Dio ha dato il diritto di governo a Cesare per aiutarci a raggiungere la Verità, questo è il reale scopo delle autorità civili. Non è il progresso scientifico o economico o sociale l’obiettivo dei governanti, ma aiutare le anime a raggiungere il Paradiso tramite la creazione di leggi buone e giuste, vere.
A fronte di questo diritto di governo, quindi, esiste il dovere di guidare verso la Verità, cioè Dio, e la violazione di questo dovere è un’offesa verso Dio stesso, cioè un peccato.

Noi uomini incoroneremo veramente Gesù come nostro Re quando elimineremo tutte le leggi ingiuste e malvagie dai nostri ordinamenti giuridici. Allora potremo anche chiamarLo Salvatore, perché la Salvezza viene dall’obbedienza alla Divina Legge dell’Amore, istituita proprio da Dio.

A me, personalmente, piace fare anche questo pensiero: Dio ci benedice attraverso il Suo Amore paterno. Il Suo scopo è quello di salvarci e portarci tutti in Cielo, accanto a Lui. Ogni tanto capita che io mi perda via, mi distragga e smetta di seguirLo e di ascoltarLo, peccando. Allora Lui, giustamente, si arrabbia e mi castiga (da castus e ago = fare casto, puro), come farebbe un qualsiasi padre umano con suo figlio, per il suo bene. I padri umani possono insegnare ai propri figli e pretendere obbedienza perché sono un riflesso parziale della infinita paternità di Dio, che Lui ha scelto di condividere con noi uomini.

Così come Dio è padre delle anime, così il sacerdote è padre spirituale dei suoi figli spirituali, così l’uomo è il padre biologico dei suoi figli, così il re è il padre della sua nazione. In virtù di questa paternità ciascuno di loro può benedire coloro che gli sono affidati e farsi aiutare da Dio stesso.
Cambia la forma, ma il principio è sempre lo stesso: sono tutti riflessi della Paternità Divina, il cui scopo è quello di guidare tutti gli uomini verso la Verità, verso Dio.

Ciò che Dio ci chiede, in fondo, è questo: di essere padri e guidare gli altri verso di Lui.

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