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Le orationes diversae

In pochi hanno sentito parlare delle orationes diversae. Approfondiamone uso e contenuti.

Una delle ricchezze di cui sono ornati i Messali di rito latino e che, oggigiorno, appare piuttosto dimenticata è costituita dalle cosiddette orationes ad diversa, talvolta menzionate anche come orationes pro opportunitate temporum.

Come il nome stesso lascia intuire, si tratta di orazioni indicate principalmente per il Tempo Ordinario o, per quelli che, come colui che scrive, seguono il Rito Ambrosiano, per i Tempi dopo l’Epifania e dopo Pentecoste. Infatti, i Messali emanati dopo le riforme del Concilio prevedono di fatto un formulario della Messa per tutti i giorni dei tempi forti, mentre per gli altri periodi dell’anno durante la settimana vengono ripetuti i testi domenicali (a meno, ovviamente, di ricorrenze a data fissa come le memorie dei santi), fatta salva, per l’appunto, la possibilità del sacerdote di optare per altri schemi come quelli di cui si parla in questo articolo.

Nonostante ciò, è molto raro vedere applicato l’uso di tali orazioni, che ormai vengono riportate sulle nuove edizioni dei libri liturgici più allo scopo di salvarne i testi che non tanto per un vero e proprio impiego. Certamente, alcune ragioni che possono spingere i sacerdoti a non applicarle sono anche comprensibili. Ad esempio, accade sempre più spesso che i fedeli che frequentano la S. Messa quotidianamente abbiano con sé il messalino, e pertanto si preferisce seguire le rubriche del giorno. Inoltre, alcuni schemi sono disponibili solo per l’orazione colletta, cosicché il celebrante preferisce non dover scombinare il testo durante la celebrazione e rinuncia all’uso. Infine, va ricordato che, a onor del vero, alcune formulazioni sono ormai obsolete e non più applicabili ai nostri giorni o, anche se applicabili, non sono più oggetto di devozione popolare come un tempo, poiché non si ravvisa più la necessità di pregare nello specifico per alcune intenzioni.

Infatti, proprio queste orazioni sono lievemente rispuntate negli anni della pandemia di covid, durante la quale, a prescindere da come la si pensi in materia, si è oggettivamente vissuto lo stato di emergenza sanitaria per pandemia. Eventi simili, però, non erano così insoliti in passato, e le orationes tempore pestis si udivano piuttosto frequentemente.

La ragione principale, tuttavia, che costituisce la causa reale dell’abbandono delle orationes diversae è, verosimilmente, una questione tecnica. Infatti, tutti ben sappiamo che nel novus ordo è prevista un’unica colletta, così come sono uniche le orazioni sui doni e dopo la comunione. I testi delle orazioni diverse, per quanto in alcuni casi non solo siano molto belli ma anche squisitamente pratici ed applicabili, difficilmente possono essere utilizzati come formulario principale della Messa con la comunità dei fedeli, proprio a motivo della loro specificità. Si pensi, ad esempio, alle orazioni per chiedere la pioggia o quelle in tempo di guerra. A meno che non si risieda in luoghi di siccità o che siano teatri di episodi bellici, si concorderà sull’opportunità di inserire brevemente un ricordo di simili situazioni nella preghiera dei fedeli o in momenti ad hoc, ma difficilmente si dedicherà un’intera celebrazione a questi fini.

Al contrario, il rito della Messa nel vetus ordo lasciava aperte molte più possibilità per recitare queste orazioni; ciò avveniva perché, secondo le rubriche pre-conciliari, tutte le orazioni della Messa (non ovviamente il prefazio) potevano essere prese da più formulari, e venivano recitate una dopo l’altra. Solitamente, la prima orazione veniva presa dal proprio della Messa del giorno e aveva conclusione propria («Per Dominum…»), mentre le successive, che potevano essere delle commemorazioni di santi o, appunto, orazioni ad diversa, erano in linea di massima sub unica conclusione, cioè venivano recitate tutte una dopo l’altra e solo alla fine si aggiungeva l’invocazione conclusiva. Come si evince facilmente, ciò consentiva di inserire diverse intenzioni di preghiera anche per casi particolari senza dover però orientare a tale scopo l’intera celebrazione. 

Ma quali erano nello specifico le intenzioni di preghiera proposte dalle orazioni diverse? Alcune, come abbiamo detto, sono ormai obsolete, come quelle pro rege e pro imperatore, la seconda chiaramente inapplicabile, la prima volendo ancora utilizzabile nelle poche monarchie cattoliche sopravvissute fino ai nostri giorni. Vi erano poi quelle pro Ecclesia e pro Papa, queste chiaramente più che applicabili (e infatti rimaste nei Messali post riforma). Vi erano, inoltre, quelle da recitare in tempo di carestia, di pestilenza, di terremoto, per qualsiasi tribolazione, perfino quelle contro la malattia degli animali, tutte intenzione di interesse primario in passato. 

In aggiunta a queste, c’erano anche le invocazioni di carattere maggiormente spirituale, come quelle contro le tentazioni, per scacciare i peccati impuri, per domandare la remissione dei peccati e per chiedere varie virtù. Tutte queste intenzioni, al contrario delle precedenti, sarebbero invece più attuali che mai. Ad esse si aggiungevano quelle per altre categorie di persone come i carcerati o i naviganti, vi era perfino uno schema per i nemici. Una menzione meritano, infine, le orazioni diverse per i defunti, presenti tanto nel vetus quanto nel novus ordo, che andavano a sostituire, in determinate circostante, i testi di base presenti nei formulari di Messa per i defunti; ad ogni modo, questa categoria di preghiere si inserisce ovviamente in un contesto differente. 

Sui Messali, in apertura del paragrafo sulle orazioni diverse, il primo formulario che si trovava era quello ad poscenda suffragia sanctorum; queste orazioni dovevano recitarsi necessariamente nelle Messe con ufficio semidoppio o semplice (ovvero quelle che non avevano ufficio solenne, detto doppio) dal 3 febbraio e per tutta la Quaresima e ancora dalla domenica dopo Pentecoste all’inizio dell’Avvento. Negli altri tempi, venivano sostituite da orazioni in memoria della Beata Vergine Maria. Quest’ultime dovevano essere seguite da un’intenzione pro Papa o contra persecutores Ecclesiae, mentre le prime potevano essere seguite da orazioni a scelta o, in Quaresima, da quelle pro vivis et defuntis. Alcune di queste norme erano già state abolite da Pio XII e nel Messale di Giovanni XXIII non se ne trova più traccia, per quanto vengano conservati comunque i testi delle orazioni. Per tale ragione, è molto raro sentire applicate tali formule anche nelle chiese in cui si celebra la S. Messa in forma straordinaria.Nonostante ciò, questa non è una giustificazione per l’abbandono totale dei formulari. Infatti, sempre più spesso dobbiamo assistere a schemi di celebrazione che non hanno ricevuto alcuna approvazione canonica né sono stati sottoposti a revisione da parte degli organi curiali preposti. In tal senso, la riscoperta delle orationes ad diversa sarebbe sicuramente una valida risorsa per organizzare momenti di preghiera per intenzioni particolari senza dover lasciare la stesura dei testi alla creatività di sacerdoti o, peggio ancora, di laici.

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