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Il Monachesimo: modello di società cristiana

Il Monachesimo, fondato sulla Regola di San Benedetto da Norcia, ha portato alla creazione della grande Civiltà Cattolica europea, realizzando il modello di società che più di ogni altro ha incarnato l’ideale evangelico nella storia. In esso vi è la sola speranza di restaurazione dalle macerie di quest’epoca di apostasia e perdizione.

Ordinariamente il Monachesimo può essere definito come un fenomeno religioso, culturale e sociale, segnato dalla rinuncia ad ogni interesse mondano per dedicarsi integralmente alla spiritualità cristiana.

In Europa esso prese vigore tra il IV e l’VIII secolo, quando le invasioni barbariche iniziarono ad affliggere la vita delle popolazioni dell’Impero Romano d’Occidente; fu allora che si costituì come autentica forza costruttiva di una nuova società, portando alla formazione della grande Civiltà Cristiana europea, che vide il suo apice tra l’XI e il XIV secolo.

Nel IV secolo, in Egitto, Palestina e Siria, sulla scia di Sant’Antonio Abate e degli altri Padri del deserto, in particolare San Paolo di Tebe, si moltiplicò il numero di quelli che sceglievano di abbandonare il mondo abbracciando la vita eremitica, oppure riunendosi in piccole comunità cenobitiche, per ricercare una più intima e intensa unione con Dio, in adorazione e contemplazione, elevandosi alla santità.

Molto vasta e pervasa di ascetismo fu la produzione letteraria degli ambienti monastici cristiani di Oriente, animata e vivificata da una costante tensione spirituale verso i beni eterni del Paradiso.

Il primo Monachesimo, dunque, si fondava sulla libera scelta del monaco di condurre una vita fatta di silenzio e preghiera, mirando alla perfezione attraverso la penitenza, in imitazione perenne dello stile di vita di Nostro Signore Gesù Cristo e dei grandi esempi scritturali, come quello di Elia, nell’Antico Testamento e di San Giovanni Battista nel Nuovo.

Presto si affermò il sistema delle “regole”, stabilite dai maestri per organizzare la vita delle comunità.

Il Monachesimo costituì in sostanza una ribellione della spiritualità cristiana autentica contro il pericolo della mondanizzazione della Chiesa.

Dopo il IV iniziò a diffondersi in Occidente sulla spinta dell’opera di grandi santi come: San Girolamo, Sant’Agostino, San Severino Abate, San Martino di Tours e San Giovanni Cassiano, i Vescovi San Cesario e San Aureliano di Arles, autori di importanti regole.

A dare, però, al Monachesimo cattolico la sua fisionomia essenziale, fondendo mirabilmente la dimensione ascetica e contemplativa con quella pratica operosa, fu il grande San Benedetto da Norcia (V-VI secolo), per tale motivo riconosciuto unanimemente come il Padre del Monachesimo europeo.

Egli, ritiratosi a vita eremitica presso Subiaco, vide crescere attorno a sé una comunità di figli spirituali, desiderosi di seguire il suo esempio ed ideale di vita e con loro si trasferì successivamente nei dintorni di Cassino, fondando lì la grande Abbazia di Montecassino, che divenne il più importante centro badiale dell’Occidente.

San Benedetto gettò le fondamenta della nuova società monastica mediante la compilazione della sua “Regola”, che voleva unire armoniosamente lo spirito pratico dell’antica Roma con la spiritualità cristiana incentrata sul Vangelo e sulla Tradizione Apostolica.

Il suo motto divenne: “Ora et labora”, letteralmente: “Prega e lavora”, includendo nella preghiera anche l’attività intellettuale, cioè lo studio.

Egli scriveva nella Regola: «L’ozio è nemico dell’anima; e quindi i fratelli devono in alcune determinate ore occuparsi nel lavoro manuale, e in altre ore, anch’esse ben fissate, nello studio delle cose divine».

Per comprendere la portata innovativa di questo motto bisogna considerare che il labor, per i latini, non consisteva semplicemente nel lavoro, che era, invece, più frequentemente espresso come “negotium”, da nec-otium, ovvero il non-ozio, ma in un determinato tipo di lavoro, quello manuale, fisico.

Tale genere di impegno, nel mondo antico, era in realtà ritenuto poco onorevole e per questo riservato agli schiavi.

San Benedetto, invece, non solo diceva che i monaci devono lavorare manualmente, ma che questo lavoro fisico deve accompagnare la preghiera ed in tal modo farsi esso stesso preghiera.

Tale è il motivo per cui realmente San Benedetto da Norcia è il vero padre della Civiltà occidentale.

Il mondo antico, infatti, possedeva un’anima essenzialmente gnostica, dominata dalla convinzione che solo le attività intellettuali avessero importanza; anche l’uomo era visto più come spirito, ritenendo il corpo un oggetto di degrado di cui liberarsi quanto prima.

L’antropologia cristiana, invece, ribaltò completamente questa concezione, affermando che l’uomo è una persona in corpo e spirito, così voluto e creato da Dio, mentre l’anima è la forma organica del corpo.

Esso muore e si deteriora in conseguenza del peccato originale, ma sarà poi restituito all’anima con la resurrezione finale della carne.

L’uomo deve, dunque, santificarsi con l’anima, ma anche con il corpo ed ecco perché il lavoro manuale non solo accompagna la preghiera, ma si fa esso stesso mezzo potente di santificazione e di glorificazione divina.

L’Ora et labora divenne, pertanto, un autentico manifesto contro il fatalismo e lo spiritualismo gnostici orientali.

La Regola fu scritta originariamente per il solo Monastero di Montecassino, ma dopo la dominazione longobarda si diffuse in Italia e nel IX secolo fu via via esportata grazie soprattutto all’appoggio dell’Imperatore Carlo Magno.

Dopo di lui l’Imperatore Ludovico il Pio incaricò San Benedetto d’Aniane Abate di uniformare alla Regola benedettina tutti i monasteri europei, che l’adottarono come modello essenziale della vita monastica cattolica.

Su queste basi si andò creando un nuovo tipo di società basato sul connubio tra la proprietà privata e la solidarietà collettiva cristiana.

Mirabili furono i frutti del Monachesimo sul piano ambientale, economico e culturale, con la bonifica di vaste aree e la loro abilitazione ad uso agricolo, il ripopolamento delle campagne, la nascita di nuovi centri abitati attorno alle Abbazie, la reintroduzione delle colture specializzate, come quella dell’ulivo e della vite, la fondazione di scuole monastiche e di dispensari sanitari che divennero poi veri e propri ospedali.

Con l’opera degli amanuensi, che copiavano su pergamena le opere dei grandi scrittori classici, i Monasteri costituirono per tutto il Medioevo importantissimi centri di diffusione culturale, in un processo che portò all’istituzione delle Università.

Identica eccelsa rilevanza ebbe il Monachesimo nella sua espressione femminile, con miriadi di sante monache e badesse, votate alla contemplazione claustrale, che con la loro preghiera, nella vita consacrata operosa, hanno fornito un impulso e un sostegno formidabile alla fondazione della Civiltà Cattolica europea, un contributo essenziale all’opera evangelizzatrice e santificante della Chiesa.

Basti pensare alla grande Badessa Santa Ildegarda di Bingen ed a Santa Chiara d’Assisi.

L’elemento più importante da tenere in conto è che nel Monastero si realizza la perfetta società cristiana e la vita monastica costituisce la prova indiscutibile che accettare senza riserve di vivere pienamente il Vangelo è possibile e conduce al raggiungimento della vera sempiterna gioia.

La vita di preghiera, lavoro e sacrificio va a compensare il drammatico rifiuto di Dio, da parte del mondo, unendosi, invece, a Nostro Signore Gesù Cristo e dando una testimonianza vivente alla sua divina Rivelazione.

I valori dello spirito hanno qui la precedenza assoluta su qualunque interesse umano e legge suprema è la carità.

Il mondo si distrugge nel tentativo di realizzare una ripartizione equa dei beni terreni, mentre San Benedetto ha reso la strada semplice con la sua Regola: «Si dia a ciascuno secondo il bisogno!».

L’impegno comune e laborioso si concilia perfettamente con l’affidamento alla Provvidenza, che mai fa mancare il necessario ai suoi figli, vivendo già concretamente la beatitudine dei poveri in spirito, come nella purezza, nelle mortificazioni ed in tutti gli aspetti di una vita interamente conformata alla volontà divina.

Questa felicità traspare spontaneamente anche all’esterno, nel martirio bianco a cui la Tradizione ascetica ha sempre associato la vita monastica, ovvero nella testimonianza gioiosa, in tutta la propria esistenza, dello splendore dell’insegnamento cristiano.

Il Monastero è, pertanto, una sorta di cittadella di Dio, roccaforte contro la tempesta del mondo, che si erge a significare la vittoria dello spirito sulla carne, di Cristo sul Mondo stesso, come fiore sublime a sua gloria ed onore.

Non sorprende, pertanto, che il Papa Leone XIII abbia identificato l’epoca storica in cui maggiormente ci si è avvicinati all’ideale evangelico, proprio in quella che ha visto il culmine del Monachesimo europeo, tra il XII e XIV secolo.

Allo stesso modo, solo nell’ideale monastico, fondato sulla Regola benedettina, sarà possibile riporre la speranza di una futura restaurazione della Civiltà Cristiana nella nostra epoca sconvolta dall’apostasia, dalla depravazione e dal rifiuto di Dio, solo ripartendo da sante e salde comunità cattoliche che generosamente si impegnino nella cristianizzazione della società, come fece quella di San Benedetto da Norcia.

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