Lectio Divina: non abbiate paura

Lectio Divina: non abbiate paura

Lectio Divina della XII domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Ricordiamo le importanti parole di San Giovanni Paolo II: "Non ...

Non temete! È la parola chiave che, ripetuta tre volta, conferisce unità al brano. Probabilmente è una unità letteraria che raccoglie quattro detti isolati. La fede esige come disposizione di fondo di non temere. Le tematiche che emergono: proclamazione pubblica del vangelo, (vv. 26-27), la disponibilità ad affrontare il martirio sacrificando la vita fisica per giungere alla vita eterna (v. 28), immagini di fiducia nella provvidenza (vv. 29-31), la professione coraggiosa della fede in Cristo (vv.32-33).
Di efficacia notevole le contrapposizioni: velato / svelato, nascosto / conosciuto, tenebre / luce, corpo / anima, riconoscere / rinnegare… che evidenziano le sponde della vita evangelicamente vissuta. I veli della conoscenza si aprono alla luce e sui tetti dell’universo la parola udita nel segreto corre. Tutto dell’uomo è presente al cuore di Dio, e se le creature della terra destano tenerezza quanto più la vita di una creatura-figlio. L’appartenenza fa la differenza nella testimonianza. Non può rinnegare le proprie radici paterne chi vive la figliolanza divina!

v. 26. Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Ciò che è nascosto non è riservato a pochi ma semplicemente custodito in attesa di essere manifestato. C’è un tempo per tenere nascosto e un tempo per manifestare, direbbe Qohèlet… saper custodire la verità nel segreto dei giorni che passano: questo è ciò che forgia la credibilità della manifestazione. Non si può gettare un seme all’aria, va custodito nel solco del cuore, va lasciato a se stesso mentre si trasforma morendo, va attentamente seguito nel suo germogliare e venire alla luce, finché la spiga non sarà matura e pronta al raccolto. Ogni parola di Dio richiede di passare attraverso il solco della propria storia per portare a suo tempo frutto abbondante.

v. 27. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. Gesù parla nel segreto, noi parliamo nella luce. Dio parla, noi ascoltiamo e diventiamo la sua bocca per altri. Le tenebre dell’ascolto, del mettere dentro, dell’assimilare precedono l’aurora di ogni annuncio. E quando dai tetti si udrà la buona notizia gli uomini saranno costretti a guardare in alto. Un tesoro di gloria racchiude ogni momento di ascolto, è un momento di attesa che prepara alla nascita della luce.

v. 28. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Si può aver paura di coloro che possono colpire ciò che non è l’uomo in pienezza: arrestare la vita terrena non equivale a morire. L’unico davvero temibile è Dio. Ma Dio anche dopo la morte conserva la vita all’uomo, perciò non c’è da temere. Qualsiasi cosa accada, Dio è con l’uomo. È questa una certezza che permette di navigare tra le burrasche più devastanti perché i tesori dell’uomo sono custoditi in Dio, e dalle mani di Dio nessuno può rapire gli eletti.

v. 29. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Due passeri, un soldo. Un valore minimo che pure è nel pensiero del Padre. Dove la vita palpita, lì è Dio, interamente. Questa cura attenta incanta e consola… e invita a porre ascolto a tutto ciò che vibra e porta l’immagine santa dell’Eterno splendore. Due passeri: due piccolissime creature, di vita breve. Il valore alle cose non è dato dalla grandezza e dalla potenza, ma da ciò che anima ciò che è “corpo”. Quindi ogni spazio abitato che accoglie l’impronta del Creatore è luogo di incontro con lui, testimonianza della sua premura.

v. 30. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. La premura di Dio arriva a contare i capelli del nostro capo. È assurdo il Signore nel suo modo di amare! Quando la desolazione e l’abbandono diventano le parole del nostro oggi, basterà contare qualche capello dei nostri per fare memoria della presenza di Dio per noi. La protezione del padre celeste non mancherà mai ai discepoli di Gesù. Il Mistero che tutto abbraccia non può venire meno verso coloro che hanno scelto di seguire il suo Figlio, lasciando la terra delle loro sicurezze umane.

v. 31. Non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Se Dio spreca i suoi pensieri per due passeri quanto più ne avrà per noi! Scompare il timore di fronte a questa immagine viva della sensibilità umana e religiosa di Cristo. Dio è a favore dell’uomo, non contro di lui. E se fa silenzio non è per noncuranza, ma perché i suoi pensieri su di noi hanno prospettive più ampie che varcano gli orizzonti della temporalità terrena.

v. 32. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Riconoscersi. Quando in una piazza gremita ti trovi tra volti sconosciuti, fai esperienza di estraneità. Ma appena intravedi un volto familiare, ti si allarga il cuore e ti fai strada fino a farti vicino. Questo riconoscersi permette di manifestarsi davanti agli altri e di esporsi. Cristo tra la folla è il volto familiare da riconoscere come Maestro e Signore della nostra vita. E quale timore può trattenere se si pensa che Lui ci riconoscerà davanti al Padre nei cieli?

v. 33. Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli. Possiamo pensare a un Gesù vendicativo? Non è un discorso di “rendere pane per focaccia”, ma un discorso che nasce da un incontro esistenziale. Cristo non potrà riconoscere come proprio chi avrà scelto tutto all’infuori di lui, è un discorso di fedeltà e di rispetto della libertà umana. Dio rispetta la creatura al punto tale da non interferire nello spazio del suo errare. Il vangelo esige appartenenza, non parole o azioni. Il cuore abita il cielo, quando Cristo è il suo battito di vita!

Ecclesia Dei
Lectio Divina sui vangeli festivi per l’anno liturgico A Ed. italiana a cura di Anthony Cilia, O. Carm. Elledici

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