SPIRITUALITÀ

Quale vantaggio per l'uomo

Passiamo la gran parte del nostro tempo a fare cose che al momento ci sembrano indispensabili
per il buon andamento della nostra vita e del nostro benessere, ma in realtà altro non sono che
rifugi momentanei che il nemico ispira nei nostri pensieri con il fine di illuderci e confonderci.



 

Massimiliano Pizzorulli  |  05 Agosto 2021  |  Tempo di lettura: 3 minuti

 

SPIRITUALITÀ

Quale vantaggio per l'uomo

Passiamo la gran parte del nostro tempo a fare cose che al momento ci sembrano indispensabili per il buon andamento della nostra vita e del nostro benessere, ma in realtà altro non sono che rifugi momentanei che il nemico ispira nei nostri pensieri con il fine di illuderci e confonderci.

Massimiliano Pizzorulli
05 Agosto 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

“Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?”
(Mt 16, 26)
Un antico proverbio, su righe di poesia, cantava:“Vita breve e morte certa, del morire l’ora è incerta. Un’anima sola si ha; se si perde che sarà? Dio mi vede, Dio mi giudicherà: o paradiso o inferno mi toccherà. Se perdo il tempo che adesso ho, dalla morte non l’avrò. Finisce tutto, finisce presto; l’eternità non finisce mai.”

Passiamo la gran parte del nostro tempo a fare cose che al momento ci sembrano indispensabili per il buon andamento della nostra vita e del nostro benessere, ma in realtà altro non sono che rifugi momentanei che il nemico ispira nei nostri pensieri con il fine di illuderci e confonderci su ciò che è davvero importante in questo pellegrinaggio terreno: la salvezza dell’anima.

Come si ottiene tale salvezza che Gesù ci ha promesso? Con la buona volontà, con l’aiuto della grazia divina, con i Sacramenti amministrati dai sacerdoti e, soprattutto iniziando a comprendere che l’anima è come il corpo, anche se immortale. Riusciamo a salvare il corpo dalla corruzione e dalla morte nutrendolo quotidianamente, prendendoci cura della nostra salute, dandogli le attenzioni che necessita, anche più del dovuto. Questo lo si può testimoniare per esperienza, ovviamente, ma l’anima funziona allo stesso modo, solamente che non si vede ed è eterna: bisogna nutrirla quotidianamente con la preghiera, curarla con i Sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia, dandole più attenzioni del corpo poiché lo sporco che si accumula sul corpo siamo in grado di vederlo e toglierlo tutto, mentre ciò che si deposita nell’anima per mezzo del peccato, non sempre possiamo vederlo.
Il corpo, che lo curiamo o meno, diventerà ugualmente cenere; l’anima, invece, sia che viviamo dandole le dovute attenzioni che conducendo una vita come se l’anima non esistesse, una volta morti verrà giudicata ugualmente e destinata o al Paradiso – con un po’ di Purgatorio, magari – o all’Inferno. Quando ci troveremo dinanzi al Giudice Divino sarà tardi per pentirsi o per tornare in uno stato di grazia. E’ necessario morire in grazia di Dio (senza peccato mortale) per salvarsi l’anima. Il Vangelo presenta molto chiaramente che ciò che è davvero necessario è salvarsi l’anima, non fare, fare, fare ingannandosi, poi, di non avere tempo per Gesù. Avere cura dell’anima significa provare il piacere di stare alla presenza del Signore e dialogare con lui. Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 17, viene riportato l’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor: «Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra.» (Mt 17, 1-5)

Quando si vuole, con purezza di cuore, mettersi in ascolto del Signore e ricevere da Lui lo stesso amore che lo spinse a donarsi a noi, Gesù ci conduce sul monte, simbolicamente un luogo più vicino a Dio Padre e distaccato dal mondo e dalla realtà del peccato. Lì si mostra con il volto di uomo insieme al volto divino. Si fa esperienza di Gesù nella preghiera, il nostro cuore viene illuminato dal Suo Spirito affinché otteniamo la conversione e la contrizione del cuore e per annunciare il Vangelo con gioia, tanto nella buona quanto nella cattiva sorte. I discepoli stavano così bene con Gesù che gli chiesero di poter costruire tre tende per poter stare insieme a lungo.

È questo il tempo per coltivare ed approfondire tutto questo e prepararsi ad una buona morte. Molti credono che alla morte ci si prepara quando si è oramai sul letto di morte, ma non è così. Per l’ora della dipartita dalla vita terrena ci si prepara ogni giorno. Vivendo nella grazia divina, provando un profondo santo odio verso sé stessi, cioè nei confronti del peccato, confessandosi spesso, anche quando non c’è la famosa grata dei vecchi confessionali. Si, credo che questo sia un argomento da trattare perché tante persone – giovani e meno giovani – con la scusa di provare vergogna dinanzi al sacerdote, non si confessano quasi mai! Ma la morte non sempre avvisa prima tanto da dare il tempo di prepararsi, spesso arriva quanto non la si attende. Sempre l’evangelista Matteo ci presenta anche questa situazione: «Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.
Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.» (Mt 24, 42-51) Dobbiamo vigilare sulla nostra anima, correndo con molta frequenza dal sacerdote per confessare i peccati! È vero, per molti, se le chiese avessero mantenuto le grate nei confessionali probabilmente ci sarebbe stata una spinta in più, o un ostacolo in meno; ma nel mondo in cui viviamo bisogna lottare e adattarsi, in particolare in tempi come questi dove nessuno più parla di peccato, morte, giudizio, Inferno e Paradiso?

«Non mi piace confessarmi nella mia città perché non voglio far sapere al sacerdote» - che quasi sempre conosce il penitente - «i miei peccati. Preferisco andare a confessarmi “una tantum” a S. Pietro in Vaticano dove ci sono i vecchi confessionali». Affermazioni come questa – si potrebbero fare esempi a non finire – sono la descrizione di comportamenti che portano tantissime anime a morire, per vergogna di confessarsi, in peccato mortale e dunque all’Inferno! Siamo tutti peccatori, nessun sacerdote giudica o caccia dal confessionale qualcuno per i propri peccati. Un buon metodo molto efficace è quello di avere non solo un padre spirituale che guidi e indirizzi la vita della propria anima nella preghiera, nel discernimento e nel riconoscere e cogliere i segni del Signore nella vita di ciascuno, ma anche e soprattutto un confessore fisso (che nei laici può coincidere anche la persona del padre spirituale) al quale bisogna aprire il proprio cuore e confessare tutti i propri peccati. Ideale sarebbe rivolgersi a tale sacramento una volta a settimana, sia per stare sempre in grazia di Dio e sia per aiutare il confessore – dunque a vantaggio del penitente – a conoscere meglio l’origine di ogni peccato, il punto di partenza in modo da poter riuscire a dare un consiglio, a suggerire un metodo per estirparlo definitivamente alla radice.

Per prepararsi ad una buona morte ci vuole la vita di ogni giorno, la buona volontà nel saper scegliere sempre Gesù al peccato e qualora si dovesse cadere a causa della fragilità umana che ci accomuna, ricorrere subito al Sacramento della Penitenza e a chiedere al Signore quando riceviamo il Suo Corpo nella S. Comunione, la grazia di evitare ogni peccato che arreca a Lui offesa. In tutto ciò, lo scrivo per ultimo affinché possa rimanere come importante nota, ricorriamo sempre alla Santissima Vergine Maria, che è nostra Altissima Madre e che ci può aprire la strada verso la salvezza della nostra anima. Anche quando avvertiamo la necessità di confessarci e proviamo vergogna oltre che dei peccati (cosa buona per allontanarci da esso) e del sacerdote (cosa diabolica per allontanarci dall’assoluzione che solo un ministro di Dio può dare) chiediamo a Maria di assisterci e di intercederci presso Suo figlio Gesù la grazia di superare questo ostacolo che, in alcuni casi, può chiudere le porte della salvezza eterna. L’amore verso Gesù, e il dolore dei nostri peccati ci deve avvicinare al confessore. Vogliamo andare in Paradiso per amore o per convenienza? Gesù è morto per amore e rivive la Passione in ogni nostro peccato. Meditiamo insieme a Maria l’amore di Cristo per noi chiedendo il dono del pentimento dei peccati.
 
error: Questo contenuto è protetto!