Lo scorso mese abbiamo iniziato e concluso l’analisi di quei peccati impuri che colpiscono direttamente la vita quale frutto naturale dell’unione tra l’uomo e la donna (potete trovare l’articolo completo qui). Oggi, invece, vorremmo occuparci brevemente dei cosiddetti peccati impuri contro natura, il terzo gruppo di offese contro il sesto comandamento che gridano vendetta al cospetto di Dio e che comprendono: l’omosessualità e l’uso disordinato del matrimonio.
L’omosessualità, tema scottante in questi tempi moderni, designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso (CCC 2357). La Tradizione della Chiesa ha da sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Persona humana, 8) essendo essi contrari alla legge naturale e precludendo all’atto sessuale il dono della vita. Essi, cioè, non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e, dunque, in nessun caso possono essere approvati (CCC 2357). La Sacra Scrittura stessa, a questo proposito, è molto chiara. Certamente ricorderete l’episodio biblico di Sodoma e Gomorra, città distrutte dal fuoco dell’ira di Dio a causa dei turpi peccati impuri che ivi si commettevano e dai quali deriva sia il termine che il peccato di sodomia. Ma anche più avanti, per esempio nella Lettera ai Romani di San Paolo, leggiamo: «Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in sé stessi la punizione che si addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa di un’intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia» (Rm 1, 24-29). L’apostolo delle genti, insomma, afferma e condanna esplicitamente sia l’omosessualità femminile che quella maschile, identificandole come delle vere e proprie inclinazioni disordinate, delle alterazioni del «rapporto naturale» tra uomo e donna tipiche di «un’intelligenza depravata». E questo è lampante: non sono necessarie ulteriori spiegazioni. È chiaro che la Chiesa, distinguendo saggiamente tra peccato e peccatore, oltre a condannare gli atti omosessuali, condanni altresì tutti quegli episodi di violenza o discriminazione commessi verso persone vittima di tale vizio, da lei considerate soggetti da accogliere con rispetto, compassione e delicatezza per sottrarli con carità dai mali del demonio e permettergli, unitamente alla preghiera e alla grazia sacramentale, di avvicinarsi alla perfezione cristiana (CCC 2358).
Gli atti sessuali tipici delle coppie omosessuali, quali la sodomia e l’oralità, rimangono gravemente disordinati e contro natura anche all’interno della relazione uomo-donna e anche all’interno del matrimonio, poiché volti a raggiungere il piacere venereo in modo assai basso e degradante, lesivo della dignità della persona. Tali comportamenti rimangono sempre e comunque deplorevoli, anche quando preparatori alla congiunzione carnale in senso stretto. Come detto più volte nel corso della nostra trattazione, lecito rimane esclusivamente l’atto coniugale aperto alla vita compiuto naturalmente, umanamente e onestamente. Nessun’altra forma alternativa di ricerca del piacere è contemplata da una coppia di sposi cristiana, salvo quegli atti (che coinvolgono la materia venerea in senso proprio, ma sono rispettosi della dignità della persona) che possono servire a preparare le condizioni affettive e fisiche dell’atto coniugale.
Con questa breve disamina circa l’omosessualità e l’uso disordinato del matrimonio abbiamo concluso l’analisi dei peccati impuri contro natura, cioè il terzo gruppo di peccati dei quattro che avevamo individuato nell’introduzione al sesto comandamento. Avviandoci, allora, verso la conclusione di quest’ultimo, tratteremo il mese prossimo le profanazioni della santità del corpo umano. Alla prossima puntata!
Bibliografia:
- Catechismo della Chiesa Cattolica;
- Leonardo Maria Pompei, I dieci comandamenti.