Le ottave nella liturgia cattolica

Le ottave nella liturgia cattolica

Nella liturgia della Chiesa Cattolica le “ottave” sono un periodo di sette giorni, che seguono ad una solennità, a cui fanno da prolungamento.
Nella liturgia della Chiesa Cattolica le “ottave” sono un periodo di sette giorni, che seguono ad una solennità, a cui fanno da prolungamento.

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Nella liturgia della Chiesa Cattolica le “ottave” sono un periodo di sette giorni, che seguono ad una solennità, a cui fanno da prolungamento.

Nella liturgia della Chiesa Cattolica le “ottave” sono un periodo di sette giorni, che seguono ad una solennità, a cui fanno da prolungamento.

Nella liturgia stessa l’ottava è carica di grande significato : l’ottavo giorno sta a significare Cristo risorto dopo la Pasqua ebraica e quindi il giorno in cui Cristo ha vinto la morte. Si hanno notizie della nascita delle Ottave a partire dal 335p.C. in occasione della dedicazione delle basiliche Costantiniane di Tiro e Gerusalemme. Inizialmente dopo la nascita della stessa, si celebrava solamente l’ottava di Pasqua, i primi cristiani infatti sentivano il bisogno di protrarre la gioia Pasquale per molto tempo dopo un periodo di privazioni e astinenze quale la Quaresima. Per questo motivo la messa nell’Ottava di Pasqua, che quindi coincide con la domenica “in Albis” , viene celebrata nello stesso modo della Domenica di Risurrezione; così da rivivere pienamente la Gioia Pasquale. Un’altra particolarità che caratterizza solo l’Ottava di Pasqua, che marca ancora di più il significativo prolungamento della festa, è il canto dell’ inno Victimae Paschali durante tutta la durata della stessa.

“L’ottava è la celebrazione delle feste maggiori protratta per otto giorni consecutivi.”

Missale Romanum ex decreto SS. Concilii Tridentini

Il concilio di Magonza nell’813p.C. introdusse anche le ottave di Natale e di Pentecoste. Solo nel II millennio vennero definite le ottave per oltre altre feste e vennero classificate in questo modo:

-ottave privilegiate, che si suddividevano in tre ordini distinti, dovevano essere almeno commemorate e non potevano mai essere omesse; erano: Pasqua e Pentecoste (di 1º ordine), Epifania e Corpus Domini (di 2º ordine), Natale, Ascensione e Sacro Cuore (di 3º ordine);

-ottave comuni, che cedevano il passo a feste di grado elevato; erano: Immacolata Concezione, Assunzione, San Giovanni Battista, San Giuseppe, Santi Pietro e Paolo e la festa di Tutti i Santi;

-ottave semplici, celebrate alla maniera delle ottave minori del medioevo, cioè con la sola celebrazione all’ottavo giorno; furono introdotte da San Pio V; erano: Natività di Maria, Santo Stefano, San Giovanni evangelista, Santi Innocenti e San Lorenzo.

Le ottave nella liturgia cattolica

Dopo la riforma del Concilio Vaticano II vennero abolite tutte le ottave eccetto quelle di Natale e di Pasqua:

“Si celebrano soltanto le ottave della Natività del Signore, di Pasqua e di Pentecoste; tutte le altre, sia nel calendario universale che nei calendari particolari, sono abolite.”

Le conseguenze dell’abolizione delle Ottave hanno portato a perdere il legame che i cristiani avevano con le Feste e le Solennità durante l’anno liturgico. La grande gioia che veniva protratta per otto giorni è quindi negata, con essa si rischia di perdere il significato “che per essere compreso ha bisogno di tempo” (San Donato d’Arezzo).

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