L’ordinario palatino

L’ordinario palatino

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[page_title]  Quando si entra nel palazzo del Quirinale, si fa ingresso nell’antica dimora dei papi, divenuta residenza della real casa dopo l’invasione di Roma del 1870 […]

Quando si entra nel palazzo del Quirinale, si fa ingresso nell’antica dimora dei papi, divenuta residenza della real casa dopo l’invasione di Roma del 1870 e, quindi, sede della Presidenza della Repubblica, dopo la vittoria sulla monarchia nel 1946.

Dopo l’unità d’Italia, pur appartenendo ad uno stato, che, almeno inizialmente, si era posto in antitesi al papa, il palazzo del Quirinale ospitò per decenni la figura dell’ordinario palatino. Era il cappellano maggiore del palazzo, nominato dal sovrano, e che fungeva da mediatore tra la Chiesa di Roma ed il nuovo governo. La cappella palatina canonicamente apparteneva alla Chiesa, ma fu fatta rientrare tra le dipendenze reali, essendo divenuto il Quirinale la reggia del sovrano italiano[1]. Il primo papa a rientrare nel Quirinale, dopo la presa di Roma, fu Pio XII nel 1939, per porre fine simbolicamente ai dissidi della Questione Romana. Il cappellano maggiore era Mons. Beccaria. La famiglia reale, tuttavia, si mostrò fredda con le istituzioni religiose e con lo stesso pontefice. I rapporti continuarono, mantenendo poca sintonia, malgrado i patti lateranensi, poiché:

“Se tali Patti suggellarono il superamento definitivo delle ragioni temporalistiche che avevano dato origine alla Questione Romana, non era possibile aspettarsi che per il loro tramite venisse altresì scongiurato, in prosieguo di tempo, un ben più grave conflitto d’ordine ideale, circa il modo stesso di concepire la dignità umana e l’organizzazione statuale da parte, rispettivamente, della Chiesa e dello Stato fascista, portatori di valori antitetici”[2].

L’ordinario palatino in quegli anni ebbe un ruolo sociale e diplomatico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale erano tante le richieste che giungevano dal mondo cattolico a Mons. Giuseppe Beccaria, per ottenere dalla real casa aiuti assistenziali ed umanitari. Tuttavia, spesso il prelato doveva rispondere, dolente, di non essere stato assecondato in quelle richieste.  

Il 2 giugno 1946, per volontà del popolo italiano, cessava la monarchia e s’istituiva la Repubblica. L’ordinario palatino rimase nel proprio ruolo, in un clima laico, ma politicamente e fattualmente meno ostile alla Chiesa e al papato. Egli svolgeva le funzioni sacerdotali e pastorali nel palazzo, curando le messe, gli eventi religiosi e la vita spirituale dei presidenti e degli impiegati che volessero parteciparvi. Tuttavia, erano ben presenti anche i rapporti con gli organi statali per “sollecitare trasferimenti, assunzioni, nomine, concorsi, finanziamenti”[3], al fine di aiutare persone bisognose ed in difficoltà, che venivano direttamente poste all’attenzione del Presidente. Nel 1953, fu Mons. Luigi Lannutti a succedere al veterano Mons. Beccaria. Lannutti era stato parroco di S. Vitale e rettore del Ss.mo Sudario, una chiesa di particolare prestigio essendo stata cappella regia e quindi retta dal clero palatino.

Mons. Lannutti accolse al Quirinale i santi padri Giovanni XXIII e Paolo VI, con il suo fare gentile e conciliante. Era un uomo di pastorale, che anche durante il suo ruolo più prestigioso mantenne rapporti con l’istituto Tata Giovanni, del quale era presidente, per l’educazioni dei ragazzi abbandonati[4].

Ultimo prelato palatino fu Mons. Paolo Pollicita, dal 1977 al 1986, dopodiché la carica fu riformata. La Repubblica Italiana decise di non arrogarsi più il diritto di nominare direttamente i cappellani palatini, ma definì che la scelta di questa figura fosse sotto la libera e suprema autorità ecclesiastica. Pertanto decadevano i requisiti di “palatinità” e si preferì deferire l’assistenza spirituale della presidenza della repubblica all’ordinariato militare, giacché il Presidente è capo delle forze armate[5]. Gli attuali cappellani del Quirinale e della Presidenza della Repubblica sono proposti dall’ordinario militare e nominati dalla Santa Sede.

Gli ordinari palatini della Repubblica Italiana erano insigniti del titolo di protonotari apostolici ad instar participantium e, in qualità di ordinari, avevano diritto all’anello, alla croce ed alla mitra bianca.


  1. [1] Cf. T. L. Rizzo, Il clero palatino. Tra Dio e Cesare. Profili storico giuridici, Fusa Editrice, Roma 1995.
  2. [2] T. L. Rizzo, Il clero palatino. Tra Dio e Cesare. Profili storico giuridici, Fusa Editrice, Roma 1995, p. 127.
  3. [3] T. L. Rizzo, Il clero palatino. Tra Dio e Cesare. Profili storico giuridici, Fusa Editrice, Roma 1995, p. 138.
  4. [4] Archivio Storico della Presidenza della Repubblica, Carte Ordinario Palatino (1901-1968).
  5. [5] Cf. T. L. Rizzo, Il clero palatino. Tra Dio e Cesare. Profili storico giuridici, Fusa Editrice, Roma 1995, p. 145-146.
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