Origini e significato del Te Deum

Origini e significato del Te Deum

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[page_title]  Nel graduale romano (pag.257) troviamo la processione di ringraziamento. Il primo canto di questa processione è il “Te Deum Laudamus”, un famosissimo canto della tradizione […]

Nel graduale romano (pag.257) troviamo la processione di ringraziamento. Il primo canto di questa processione è il “Te Deum Laudamus”, un famosissimo canto della tradizione cattolica legato alle celebrazioni di ringraziamento rivolto interamente a Dio Padre e al Suo Figlio.

Quando si canta?

Questo inno si canta in due particolari date: alla fine dell’anno e nel giorno dell’elezione del sommo pontefice nella cappella Sistina, oltre ad essere recitato ogni giorno dell’anno al termine del mattutino. In particolare, nel 1944 venne solennemente cantato nella cattedrale di Notre Dame a Parigi per chiedere la fine della guerra.

Chi lo compose?

Secondo la tradizione cattolica il canto del Te Deum risale a San Cipriano, uno dei più illustri Padri della chiesa, anche se nella tradizione ambrosiana viene fatto risalire a Sant’Ambrogio. Per questo motivo è detto anche “inno ambrosiano”.

Il testo

Il testo latino (liberamente tratto dal graduale romano) recita :

Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:
Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum *
sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.
Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti.
ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ.
Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum.
Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.

Le traduzioni
Ci sono due traduzioni del testo, la più fedele in volgare semipoetica:

Te con lodi, te con cantici
Confessiamo, o gran Signore
E risponde al labbro il core
Nel lodarti, eterno Re.
Non v’haclima, non v’ha popolo
Che la tua possenza ignori
Che il tuo nome non adori,
Che non tremi innanzi a te.
Nel lodarti ognor gareggiano
Le ruotanti immense sfere
E degli angioli le schiere
Colle empiree Podestà.
Cherubini e Serafini
Al tuo trono umili e chini
Santo, santo, santo acclamanti
Dio d’immensa maestà.
Da te scende negli eserciti
La sconfitta e la vittoria;
Tutto è pien della tua gloria
Terra, cielo e mare ancor.
De’profeti, degli Apostoli,
Ti decanta il gran senato,
E lo studio candidato,
De’ tormenti sprezzator.
Dall’Idaspe al mar d’Atlante
Ti confessa la tua Chiesa
Sempre santa, sempre illesa
Fra il conflitto più crudel.
In te, sommo Genitore.
Nel tuo vero unico Figlio,
Nel divino eterno Amore,
Sempre adora il re del ciel.
Re di gloria tu se’, Cristo,
Di Dio Padre eterna prole:
Tu perfar dell’uomo acquisto
Che gemeva in servitù,
Vergin seno non sdegnasti,
E di morte vinto il pungolo
Ai credenti spalancasti,
L’auree porte di lassù.
Tu alla destra di Dio Padre
Glorioso assiso or stai,
E tremendo un dì verrai
L’universo a giudicar.
O benigno, pietoso,
Odi il prego de’ tuoi servi
Che col sangue tuo prezioso
Ti degnasti riscattar.
Dagli assalti de’ nemici
Tu li guarda e benedici:
Son gli eredi del tuo regno,
Son tuo popolo, Signor.
Fino all’ultimo respiro,
Tu li reggi, e co’tuoi Santi
Li congiungi nell’Empiro,
Li perpetua nell’amor.
Non v’ha giorno in nostra vita
Che tue lodi non cantiamo:
E il tuo nome confidiamo
Di lodar per ogni età.
Dal peccato, deh ti degna
Preservarne in questo giorno
E a noi vegli ognor d’intorno
La paterna tua pietà.
La pietà che fu mai sempre
Del cor nostro la speranza,
La pietà che sempre avanza
Ogni voto, ogni desir.
In te solo, mio Signore,
Spero adesso, e ognor sperai,
Né confusa fin giammai
La mia speme in avvenir.
L’altra più conosciuta italianizzata recita :

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.
La suddivisione del canto

Il canto è suddiviso in tre parti, ciascuna per una persona della Trinità e per questo è spesso definito “Inno Trinitario” :

  • La prima parte (vv. 1-13), a carattere trinitario, deriva da un’anafora anteriore al sec. III;
  • La seconda parte(vv. 14-21) è invece una lode cristologica risalente al sec. IV;
  • Gli ultimi versetti (22-29), di origine salmodica, non sono posteriori alla revisione biblica di s. Girolamo (389).

Nient’altro sappiamo su questo meraviglioso inno ma riconosciamo la sua importanza: lodare Dio sempre, magnificarlo ed esaltarlo .

Con questa breve ma intensa ricorrenza auguro a tutti buon anno. Che i cuori di Gesù e di Maria aiutino la chiesa, e la società in cui viviamo. In questi tempi difficili per tutti, vogliamo sperare che questo 2021 sia un anno migliore e vogliamo affidarci allo Spirito Santo perché effonda i suoi raggi su questa umanità che piange, e perché consoli quanti in questo momento soffrono. Vogliamo in fine dire al signore: Noi ti lodiamo!

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