L’impiego degli elementi naturali costituisce un aspetto fondamentale della liturgia della Chiesa. Alcuni di essi hanno un ruolo decisamente centrale, come il pane e il vino eucaristici, altri invece occupano una posizione che potremmo definire più nascosta.
In questa seconda categoria, tra gli altri, possiamo annoverare il sale. Sì, avete letto bene: anche il sale, infatti, trova un impiego nella parentesi liturgica.
Il sale è un elemento cui si possono attribuire innumerevoli significati simbolici, come innumerevoli sono le sue funzioni. Tra le tante, sembra opportuno richiamarne almeno due: la sua funzione purificatrice e quella di dare sapore.
Alcuni richiami alla funzione di purificazione delle acque si trovano già nell’Antico Testamento; in particolare, ricordiamo l’episodio di Eliseo che versa il sale nella sorgente delle acque dicendo: «Così dice il Signore: “Io rendo sane queste acque, ed esse non saranno più causa di morte né di sterilità”» (2Re 2, 19-22). Anche senza ricorrere a riferimenti biblici, comunque, il sale è un elemento da sempre apprezzato per le sue proprietà antisettiche.
Nel Vangelo, poi, non mancano certo riferimenti al sale. «Buona cosa è il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri» (Mc 9, 50). Ecco un richiamo alla funzione di dare sapore propria di questo elemento. Inoltre, il Signore ci ricorda che i cristiani sono chiamati a essere «il sale della terra», quindi a purificare, dare sapore, essere sapienti.
L’uso del sale nel contesto liturgico esalta entrambi questi significati. Sono principalmente due i momenti in cui la liturgia ricorre a tale elemento, ovvero per la benedizione dell’acqua e per il rito del Battesimo.
Nel primo caso, il sale viene mescolato con l’acqua che sarà benedetta e impiegata per l’aspersione domenicale, le benedizioni, gli esorcismi e via dicendo. In questo contesto, viene definito «sale esorcizzato», in quanto il sacerdote pronuncia su di esso una formula di esorcismo di cui riportiamo, tradotto in italiano, il testo: «Io ti esorcizzo, o sale, per il Dio + vivo, il Dio + vero, il Dio + santo, Iddio che ti fece gettare nell’acqua dal profeta Eliseo, così che dall’acqua fosse tolta la sterilità: affinché tu divenga sale esorcizzato per la salute dei credenti, e giovi a tutti quelli che ti assumeranno per la salvezza dell’anima e del corpo; dal luogo in cui sarai asperso, fugga e si allontani ogni illusione, malizia, astuzia del demonio e ogni spirito immondo, scongiurato da Colui che verrà per giudicare i vivi e i morti e il mondo per mezzo del fuoco». Come si nota, quindi, il sale ha il compito di scacciare il demonio e giovare a salvezza dei credenti. Gli stessi concetti sono ribaditi nella formula di benedizione, che segue l’esorcismo. Dopo aver praticato l’esorcismo anche sull’acqua e dopo averla benedetta, il sacerdote mescola l’acqua col sale facendo su di essa tre segni di croce e pronunciando la formula: «La mescolanza del sale e dell’acqua si compia insieme, in nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo». In seguito all’orazione conclusiva, il rito ha termine: l’acqua è così pronta per l’aspersione dei fedeli1.
Venendo invece all’impiego del sale nel rito del Battesimo, va notato come anche in questo caso il sale subisca un esorcismo. Tuttavia, il rituale richiede espressamente che il sale esorcizzato per il Battesimo venga impiegato solo ed esclusivamente per questa finalità. Se il medesimo non viene conservato per eventuali futuri Battesimi, deve essere gettato nel sacrario2. Tale disposizione trova fondamento nella diversità di uso per il quale viene impiegato il sale nel Battesimo, riassunto nella formula di esorcismo: «Ti esorcizzo, sale, creatura di Dio, nel nome di Dio + Padre onnipotente, nell’amore di Gesù + Cristo nostro Signore, e nella forza dello Spirito + Santo. Ti esorcizzo per il Dio + vivo, per il Dio vero + il Dio + santo per il Dio + che ti ha creato a difesa dell’uomo, e ha ordinato ai suoi ministri di benedirti a vantaggio di coloro che sono chiamati alla fede, perché nel nome della Santa Trinità tu divenga un segno di salvezza che tiene lontano il nemico. Perciò ti preghiamo, Signore Dio nostro: + santifica e + benedici questo sale, tua creatura: a tutti quelli che lo ricevono sia vero spirituale rimedio nel nome di Gesù Cristo nostro Signore che verrà a giudicare i vivi e i morti, e il mondo, col fuoco». Poi, il sacerdote mette un granello nella bocca del bambino (o del catecumeno), dicendo: «Ricevi il sale della sapienza; ti giovi per la vita eterna»3.
Giova ricordare, infine, come la benedizione del sale costituisca a tutti gli effetti un sacramentale. Infatti, oggigiorno spopolano in rete numerosi articoli che decantano le proprietà del sale esorcizzato e, mentre alcuni di essi hanno chiaramente un’impostazione pagana, altri al contrario si richiamano alla tradizione cristiana e, talvolta, suggeriscono al fedele perfino la recita della formula di esorcismo prevista dal rituale. Tale uso, oltre che sconsigliabile, è privo di alcun valore se non è praticato dal ministro ordinato e, pertanto, il fedele che per ragioni personali volesse tenere in casa l’acqua benedetta unita al sale esorcizzato è invitato a rivolgersi a un sacerdote.
Note
- Il rito qui riportato è quello presente nella Praeparatio ad Missam del messale e viene impiegato per la benedizione dell’acqua con la quale sono aspersi i fedeli prima della Messa principale della domenica. ↩︎
- Cfr. Rituale Romanum, De Sacramento Baptismi Rite Administrando, n. 55. ↩︎
- Cfr. Rituale Romanum, Ordo Baptismi Parvulorum. ↩︎