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Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Niente più croci sulle cime delle montagne. Lo dice il Cai, il Club alpino italiano, una sorta di supremo tribunale della montagna.

Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Mt 10, 32-33

Niente più croci sulle cime delle montagne. Lo dice il Cai, il Club alpino italiano, una sorta di supremo tribunale della montagna. Nel portale dell’associazione si legge: È proprio il presente, un presente caratterizzato da un dialogo interculturale in espansione e da nuove esigenze paesaggistico-ambientali, che induce il CAI a disapprovare la collocazione di nuove croci e simboli sulle nostre montagne.

Questa notizia, ennesima in un mondo che sempre più vuole dimenticare e mettere da parte Dio, ci pone ancora davanti ad una riflessione profonda riguardo alla deriva, che il mondo occidentale, l’Europa e l’Italia, nella fattispecie, ha oramai intrapreso: rinnegare Dio. Sacrificare per l’ennesima volta sull’altare del dialogo interculturale e, in questo caso, anche delle nuove esigenze paesaggistiche, la propria fede. Scegliere ancora una volta nel cortile del pretorio mondiale Barabba a Cristo! La volgarità del mondo, quello che la moda del momento ci propone, il compiacere agli uomini e non a Dio. Una nota frase, molto utilizzata, descrive bene la logica perversa di queste scelte e i meccanismi oscuri che conducono ad essa: la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ed è proprio così! Si pensa di fare il bene e invece si compie il male. Del resto anche l’apostolo san Paolo ce lo dice.1 È uno degli inganni satanici più subdoli. Si pensa di fare una buona azione, in questo caso non installando più croci, così da non ledere la sensibilità altrui, e quindi rispettare il prossimo e favorire il dialogo tra le parti. Questo è un inganno! Una tentazione che la società odierna, sempre più secolarizzata, non sa riconoscere. Anzi, oltre a cadere e cedere alla tentazione, pensa bene di rimuovere anche ciò che potrebbe aiutarla a rialzarsi e a guarire. È  una logica contraria alla vita stessa. Chi colpito da un forte mal di gola non correrebbe  subito a prendere un rimedio? Il serpente di bronzo issato nel deserto da Mosè, prefigurazione della croce di Cristo sul Calvario, sanava tutti quelli che, morsi da un serpente velenoso, avessero volto lo sguardo su di esso.2 Che cosa sarebbe accaduto se l’avessero tolto per decisone di un club, di un gruppo che avrebbe avanzato la proposta che questo avrebbe potuto costituire un blocco al dialogo? Sarebbe tutti morti avvelenati. Questo episodio  è solo prefigurazione della croce di Cristo, del sacrificio di nostro Signore compiuto sul Calvario. Nella liturgia odierna, la Chiesa ci propone la lettura di un brano evangelico che dà una risposta precisa ad questo eventi del genere: E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.3

Il Signore Gesù ci invita a non avere paura degli uomini, a vivere una vita autentica non fatta di apparenze. Quante volte possiamo trovarci a vivere i nostri giorni cercando di apparire in maniera diversa, per paura del giudizio altrui; potremmo cercare di apparire più prestigiosi, più famosi, più socialmente accettabili, più felici, più attenti a non ledere la sensibilità degli altri, e a favorire, o pensare di favorire così, un dialogo. Oltre a questo invito e  a questa immensa rassicurazione e certezza, c’è anche un monito: rinnegare Cristo, significa essere rinnegati dal Padre. Qua è in gioco qualcosa che è immensamente superiore alla morte del corpo: la salvezza delle nostre anime. Riflettiamo bene su questo. Poniamoci, dunque, sotto la croce redentiva di Cristo, e non facciamoci illudere dalla vanità di un mondo che passa, mentre Cristo resta! Non vergogniamoci della nostra fede e tracciamo il segno della croce spesso, perché solo per mezzo di quel sacrificio di Cristo sulla croce, le nostre anime sono redente e salvate. Solo guardando a Lui saremo guariti dal veleno mortale del peccato, che si insinua come un silenzioso serpente tra le pieghe di un falso buonismo, di una falsa bontà; mentre invece ci uccide lentamente, intossicandoci dei veleni del mondo, di una scena del mondo che passa e ci lascia solo allucinazioni di una gloria passeggera. Che questo possa aiutare in una decisione di cambio di rotta e in una sollecitazione alla vera conversione. 

Crux Sancta sit mihi lux, non draco sit mihi dux.4


Note

  1. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Lettera ai Romani 7, 18,19.
  2. Il Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Libro dei Numeri 21, 8-9.
  3. Liturgia del giorno, Novus Ordo Missae, Vangelo Mt 10, 26-33.
  4. La Santa Croce sia la mia luce, non sia il demonio il mio condottiero. Medaglia di san Benedetto.

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