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Clericalismo e intellettualismo cambiati di segno

La vergognosa celebrazione del prete ciclista ha indotto molte riflessioni. Non è necessario essere dei cattivoni tradizionalisti per capire che qui siamo ben oltre le diatribe casula o pianeta, camice con o senza pizzo, piviale gotico o barocco: la Messa di Don Fabio Corazzina colpisce al cuore i fondamenti della liturgia, le basi conosciute anche dai semplici fedeli della domenica.

La vergognosa celebrazione del prete ciclista ha indotto molte riflessioni. Non è necessario essere dei cattivoni tradizionalisti per capire che qui siamo ben oltre le diatribe casula o pianeta, camice con o senza pizzo, piviale gotico o barocco: la Messa di Don Fabio Corazzina colpisce al cuore i fondamenti della liturgia, le basi conosciute anche dai semplici fedeli della domenica.
Ospitiamo volentieri il contributo di un sacerdote, Don Manuel Belli, spesso su posizioni molto distanti dalle nostre, ma autore di un’analisi attenta di questa sciocchezza.


Dopo la messa sul materassino tocca fare il post sulla messa del ciclista. Sì è vero non tocca e potrei tacere, ma vorrei dire una cosa. Spero solo che un giorno ci sia la messa dal parrucchiere, così c’ho la battuta pronta sulla messa in piega (almeno un po’ fa ridere?).

POSTULATO 1
La messa è fatta da gesti, parole ed usa un linguaggio simbolico. Siamo tutti d’accordo? Non è questione di regole, di rigidità: è proprio per capirci. La messa è un rito, come ogni rito è un insieme di simboli. Non è nemmeno che sono cose che dobbiamo fare per far contento Gesù. Semmai i gesti, i simboli e i riti della liturgia sono un dono di Dio: noi non siamo angeli e per entrare in relazione con qualcuno abbiamo bisogno di simboli. Dio che ha rivelato se stesso in Gesù ci dona i sacramenti per vivere una relazione con lui.

POSTULATO 2
Se non hai un pallone non puoi giocare a calcio, se non hai una racchetta non puoi giocare a tennis, se non hai un Libro non puoi leggere un libro, se non hai le cose che servono per la messa non puoi dire messa. Siamo tutti d’accordo? Cosa serve per dire messa? Almeno il minimo per non sopprimere i simboli fondamentali della celebrazione. Sacrosanctum Concilium ci ricorda che Cristo è presente nelle specie eucarestiche, nel ministro, nell’assemblea e nella parola. Un camice e una stola per esprimere il ruolo del ministro, un messalino per la parola, pane e vino, un minimo di vasi e una tovaglietta per esprimere la presenza reale e un luogo dignitoso per sottolineare l’assemblea ci stanno come minimo Indispensabile? Niente che non stia in un piccolo zainetto.

OBIEZIONE 1
Non ho quello che serve, ma io voglio fare la messa comunque, tanto Gesù non bada a queste cose. Certo che Gesù non bada a queste cose, sei tu che hai un corpo e hai bisogno di simboli e riti per metterti in relazione! Quando saremo faccia a faccia con Dio non avremo più bisogno di messe, ma su questa terra si. Sottovalutare i simboli rendendoli una questione di disciplina o qualcosa di retrogrado… scusami ma retrogrado sei un po’ tu. Riduci tutto a pensiero: “Basta l’intenzione”. Ma che idea hai di uomo?! Non siamo angeli, dobbiamo vedere, toccare, sentire per vivere una relazione. E il rito serve a quello. E diamine, portalo uno zainetto!

OBIEZIONE 2
Ho capito, ma non rompere io faccio comunque la messa. Fammi capire, perché non fate un momento di preghiera se non hai quello che serve per la messa? Stai a vedere che quello che vuole sembrare il prete libero da ogni formalismo, in realtà è più clericale degli altri per cui: “Va bene, ma il precetto festivo?! La celebrazione quotidiana?”. Secondo me Gesù capisce e, se non avevi possibilità di dire messa, non vi manda tutti all’inferno. La spiritualità è ricca di preghiere e, su un po’ di fantasia! Salvo che l’unica cosa per pregare che ti viene in mente è la messa. Vabbè lì il problema è un altro.

OBIEZIONE 3
Eh ma stavo facendo del bene. Lo credo bene! Ma non è che se fai una cosa buona allora hai il bonus per tre vaccate a tua scelta!

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