TEOLOGIA

Contemplata aliis tradere - II

Non conosciamo con certezza la data di nascita di San Tommaso d’Aquino,
poiché non esiste alcun documento che ne attesti il giorno o l’anno.
Il primo biografo del dottore angelico e promotore della causa di canonizzazione,
Guglielmo da Tocco, ce ne fornisce come notizia certa la data di morte.


Doctor Angelicus | 09 Aprile 2021 | Tempo di lettura: 3 minuti


TEOLOGIA

Contemplata aliis tradere - II

Non conosciamo con certezza la data di nascita di San Tommaso d’Aquino, poiché non esiste alcun documento che ne attesti il giorno o l’anno. Il primo biografo del dottore angelico e promotore della causa di canonizzazione, Guglielmo da Tocco, ce ne fornisce come notizia certa la data di morte.


Doctor Angelicus
09 Aprile 2021
Tempo di lettura: 3 minuti

 

Alla scuola di San Tommaso d’Aquino

Vita di San Tommaso – Prima parte

Non conosciamo con certezza la data di nascita di San Tommaso d’Aquino, poiché non esiste alcun documento che ne attesti il giorno o l’anno. Il primo biografo del dottore angelico e promotore della causa di canonizzazione, Guglielmo da Tocco, ce ne fornisce come notizia certa la data di morte: «Egli morì nell’anno 1274, nel quarto anno del pontificato di Gregorio X, nel quarantanovesimo anno della sua vita, durante la seconda indizione, la mattina del sette marzo» [1]. Da questa notizia si ricava che San Tommaso nacque tra il 1224 e il 1225, avendo nel 1274 quarantanove anni circa.

Il medesimo problema si pone anche circa il luogo, che ha dato i natali al santo domenicano. Certamente nacque in uno dei possedimenti dei conti d’Aquino. Tuttavia, diverse località italiane ne hanno rivendicato i natali. Allo stato attuale gli storici concordano nel riconoscere che con ogni probabilità San Tommaso nacque nel castello di Roccasecca (FR) nel Lazio [2].

Tommaso era il più giovane tra i figli maschi di Landolfo d’Aquino e Teodora Theatis. I conti d’Aquino, appartenenti all’aristocrazia del Regno di Sicilia, erano una famiglia di ricchi possidenti del meridione d’Italia. Come in tutte le famiglie nobili dell’epoca, l’ultimo figlio veniva indirizzato alla carriera ecclesiastica. Tommaso fu, infatti, portato come oblato presso l’abbazia di Montecassino intorno al 1230, ovvero «dopo il suo quinto compleanno», secondo quanto tramanda il Tocco. Lo scopo dei genitori era quello di far arrivare il figlio alla carica di abate di Montecassino, così da consentirgli di mantenere la vita aristocratica della sua famiglia.
 
 
Nel 1239 l’abate di Montecassino, notate le capacità del ragazzo, convinse i genitori a mandare Tommaso all’Università di Napoli per studiare arti liberali. Qui egli studiò la metafisica di Aristotele, che sarà la base del suo sistema di pensiero e il fondamento della teologia tomista. Fu proprio durante il suo soggiorno a Napoli, che conobbe l’Ordine dei Predicatori, da poco fondato da San Domenico di Guzman. Il giovane Tommaso restò molto colpito dallo zelo per le anime e dalla povertà di vita del gruppetto di frati, che operava a Napoli. Nacque in questo modo la sua vocazione domenicana, che lo porterà alla professione religiosa nell’Ordine dei predicatori.

Non si sa con precisione quando Tommaso ricevette l’abito domenicano, poiché non abbiamo documenti ufficiali e le fonti in molti casi si contraddicono tra loro. Si sa, tuttavia, che i genitori non accolsero di buon grado la sua vocazione in un ordine mendicante. Essi, infatti, avrebbero preferito che il figlio acquistasse un posto di rilievo, quale abate di Montecassino, in modo da garantire la sicurezza economica della famiglia. Fu così che intorno al 1244 Tommaso fu rapito dai fratelli maggiori e ricondotto al castello di Roccasecca.

A nulla valsero le minacce per distoglierlo dalla sua vocazione. Così fu escogitato un tranello, che viene riportato da Guglielmo da Tocco negli atti del processo di canonizzazione. I fratelli, infatti, condussero nella cella, in cui detenevano Tommaso, una ragazza molto avvenente e vestita in modo provocante, perché lo seducesse e lo distogliesse dalla sua decisione. Riconosciuta la mano del diavolo, il giovane frate prese un tizzone ardente e cacciò in malo modo la ragazza dalla stanza. Messosi in preghiera, apparvero due angeli a confortarlo, i quali lo cinsero con un cingolo di purezza. Da quel momento Tommaso non provò più il desiderio carnale e rimase vergine per tutta la vita. Resasi conto dell’irremovibile volontà del figlio, donna Teodora lo lasciò andare. Così nell’estate del 1245 Tommaso ritornò a Napoli nel suo convento in attesa di ulteriori ordini del priore.
 
Poco dopo il suo rientro nella città partenopea, il giovane frate fu inviato a Parigi per continuare i suoi studi filosofici e teologici. Qui rimase poco tempo, poiché nel 1248 era già a Colonia, alunno di Sant’Alberto Magno. Alla scuola del dottore domenicano, Tommaso completò i suoi studi in modo mirabile fino al conseguimento del titolo di bacceliere. In questo periodo egli divenne molto silenzioso, dedicandosi allo studio e alla preghiera. Per questo motivo i suoi confratelli iniziarono a chiamarlo bue muto, anche a motivo per la sua proverbiale robustezza. È ancora il Tocco a informarci dell’espressione profetica di Sant’Alberto in riferimento a questo nomignolo: «Lo chiamiamo bue muto, ma egli darà un muggito tale nella dottrina, che risuonerà in tutto il mondo» [3]. Effettivamente la teologia di San Tommaso è stata studiata e insegnata in tutto il mondo, tanto da essere elevato dai Sommi Pontifici alla dignità di Doctor Communis.

Note


1. G. DA TOCCO, Historia beati Thomae, c.65.
2. Cfr. J.A. WEISHEIPL, Tommaso d’Aquino. Vita, pensiero e opere, Jacabook, Milano 2016, 9.
3. G. DA TOCCO, Historia beati Thomae, c.12.
 
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