Davvero tu sei un Dio nascosto – II parte

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Seconda parte: ogni religione che non ne dà la spiegazione non istruisce. La nostra fa tutto questo

«Ogni religione che non afferma che Dio è nascosto non è vera; e ogni religione che non ne dà la spiegazione non istruisce. La nostra fa tutto questo»1

Nella prima parte della nostra analisi abbiamo introdotto il tema del Deus Absconditus. Questo nascondimento di Dio può riassumersi in due frasi, che stanno anche a fondamento della religione cristiana:

  1. c’è un Dio, che gli uomini sono capaci di conoscere;
  2. c’è una ferita profonda nella natura, che li ha condotti lontano da questa conoscenza.

In conseguenza di questa decadenza originaria (imputabile solo all’uomo, e che l’uomo aveva il potere prossimo di evitare)2, adesso la vera e intima comprensione3 di Dio non è più possibile all’uomo con le sue sole forze. Serve, cioè, che sia Dio a rivelarsi.
Lo stato in cui si trova in generale l’umanità intera è quindi espresso dal profeta Isaia, quando dice che Dio è nascosto: vere tu es Deus Absconditus4.

Questo si è esposto nel precedente articolo. Ciò su cui adesso ci si focalizzerà è, allora, la ragione di tale nascondimento.

Ci si potrebbe chiedere come mai – se tutti gli uomini (a causa del peccato originale) sono ridotti in uno stato di miseria spirituale e corporale5 – Dio non si è reso immediatamente accessibile e palesemente visibile ad essi, dimodoché nessuno potesse dubitare di lui?
Al contrario, lo stesso Gesù Cristo, pur essendo Dio, venuto nel mondo non rese evidente a chiunque la Sua natura divina, ma ordinava severamente di non rivelare i miracoli che compiva: «E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: Guarda di non dir niente a nessuno»6. Egli, pur essendo re, ha assunto la forma di servo per vivere con mitezza e umiltà di cuore, per poi arrivare a Gerusalemme cavalcando un’asina ed infine morire in croce tra due ladri mentre tutti: ebrei, soldati, principi dei preti, proprio tutti, lo bestemmiavano.

A che serve questo nascondimento?
Ebbene, per darne una spiegazione bisognerà anzitutto premettere che la salvezza è un dono assolutamente gratuito della Grazia, che Dio offre all’umanità senza che questa possa vantare un diritto o un credito nei suoi confronti.
Anzi, ignora i propri demeriti chi deduce l’ingiustizia di Dio dal fatto che Egli non salva tutti gli uomini. Al contrario, è per la giustizia di Dio che tutti gli uomini, senza Gesù Cristo, sarebbero andati all’inferno7.

Posto che la comprensione di Dio è un dono gratuito e non un debito, quel che ora sosteniamo è che nondimeno Egli ha voluto offrire a tutti la possibilità della salvezza, attraverso una via di fede che rispetti la nostra libertà, e addirittura questo nascondimento è l’unico modo per consentire che ciò avvenga perfettamente. 

Infatti8; è altrettanto dannoso per gli uomini conoscere Dio senza conoscere la propria miseria, che conoscere la propria miseria senza conoscere chi li potrà guarire. Solo un Dio nascosto consente entrambe queste conoscenze.
Una sola di queste conoscenze, non accompagnata dall’altra, genera la superbia dei filosofi deisti o la disperazione degli atei, ma giammai la conoscenza di Dio.
Questi ultimi immaginano che il cristianesimo consista semplicemente nell’adorazione di un Dio considerato grande, potente ed eterno; ma questo è propriamente il deismo, che è tanto lontano dalla religione cristiana quanto l’ateismo che ne è tutto l’opposto.
Entrambi sono il frutto dell’ignoranza di una di quelle due verità enunciate in apertura di articolo: che c’è un Dio, che gli uomini sono capaci di conoscere; e che vi è una privazione nella natura, che li ha smarriti lontano da questa conoscenza. 

Ora, se Dio si fosse palesato con chiarezza indubitabile (ci chiedevamo appunto perché Egli non lo abbia fatto), gli uomini non avrebbero avuto contezza della realtà della loro miseria, e sarebbero caduti nella superbia; se invece Dio avesse creato il mondo in modo tale che sembrasse certa la sua assenza, essi sarebbero precipitati nella disperazione.
Ebbene, in nessuno di questi due stati gli uomini avrebbero risolto il loro vero problema esistenziale:

«Desideriamo la verità, e in noi non troviamo che incertezza. Cerchiamo la felicità, e non troviamo che miseria e morte. Siamo incapaci di non desiderare la felicità e la verità, e siamo incapaci della certezza e della felicità»9.

Gli uomini sperimentano in sé stessi una profonda sproporzione: la loro natura è segnata dal limite, ma i loro desideri e i loro cuori tendono all’assoluto. Ne deriva che solo un Dio nascosto può salvarli dalle loro stesse illusioni, elevando la loro natura oltre ogni umano limite, in quanto Dio, e guarendo l’immodestia dei loro cuori con il mistero dell’Incarnazione e della Croce, che richiama l’uomo alla verità di sé attraverso l’umiltà della fede.

E se è in realtà possibile, seppur dannoso, conoscere Dio senza conoscere la propria miseria, e la propria miseria senza conoscere Dio; non è invece possibile conoscere Gesù Cristo senza conoscere insieme Dio e la propria miseria, come afferma Pascal:

«Gesù Cristo è un Dio a cui ci si accosta senza orgoglio e sotto il quale ci si abbassa senza disperazione»10.

Il Dio dei cristiani è infatti la chiave di volta della natura umana: non è semplicemente l’autore delle verità geometriche, come per i pagani e gli epicurei. Non è soltanto un Dio che esercita la sua provvidenza sui beni degli uomini per concedere lunghi anni felici a quelli che lo adorano, come la pensavano gli ebrei carnali. 

«È invece il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe; il Dio dei cristiani è un Dio di amore e di consolazione, è un Dio che riempie l’anima e il cuore di coloro di cui si è impossessato, è un Dio che fa internamente sentire a ognuno la propria miseria e la Sua misericordia infinita, che si unisce con l’intimo della loro anima, che li inonda di umiltà, di gioia, di confidenza, di amore; che li rende incapaci d’avere altro fine che Lui stesso»11.


Note

  1. BLAISE PASCAL, Pensieri e altri scritti, n. 585, Mondadori, Milano 2018 ↩︎
  2. Si tratta del peccato originale: con potere prossimo si vuole indicare che Adamo poteva davvero non peccare, se solo avesse voluto, essendo la sua volontà originaria libera dalla concupiscenza. ↩︎
  3. Con «vera comprensione di Dio» si intende indicare in questa sede, non tanto la conoscenza della esistenza di un unico Dio, a cui si potrebbe anche arrivare da soli, ma piuttosto la conoscenza della volontà di questo Dio; in altri termini, si intende dire che l’uomo ha «davvero compreso» Dio quando intende conformarsi ai suoi comandamenti. Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti (Gv14,15).
    Ma per conformarsi ai Suoi comandamenti, l’uomo necessita appunto che Dio stesso Si riveli. ↩︎
  4. Is 45, 15 ↩︎
  5. Rm 5,12 ↩︎
  6. Marco 1,43-44 ↩︎
  7. Cfr. IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi spirituali: «le tre Persone divine osservano tutta la superficie ricurva del mondo popolato di uomini; vedendo che tutti vanno all’inferno, stabiliscono da tutta l’eternità che la seconda Persona si faccia uomo, per salvare il genere umano». ↩︎
  8. Per tutta la parte seguente, cfr. BLAISE PASCAL, Pensieri e altri scritti, Mondadori, Milano 2018: n. 556; n. 528; n. 437. ↩︎
  9. BLAISE PASCAL, Pensieri e altri scritti, n. 437, Mondadori, Milano 2018 ↩︎
  10. BLAISE PASCAL, Pensieri e altri scritti, n. 528, Mondadori, Milano 2018 ↩︎
  11. BLAISE PASCAL, Pensieri e altri scritti, n. 556, Mondadori, Milano 2018 ↩︎

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