L’ostinazione nel peccato consiste nel proposito di aderire al peccato. Aderisce al peccato chi «si lascia andare» ad esso, non essendo frenato neppure dalla consapevolezza della vanità dei piaceri che persegue. Di conseguenza, chi si trova in questo stato finisce per ripetere più volte i medesimi peccati, giacché ha appunto deliberato di abbandonarsi ad essi.
Esser colti da una vaga e momentanea apparenza di pentimento non esclude questo stato di ostinazione. In tal caso, più che pentirsi effettivamente, si sta soltanto immaginando di pentirsi:«Spesso gli uomini scambiano la loro immaginazione per i propri sentimenti; e credono di essersi già convertiti, quando solo cominciano a immaginare di convertirsi»1.
Per comprendere cos’è l’ostinazione, d’altra parte, più che sul pentimento bisogna soffermarsi sulla volontà. L’ostinazione, infatti, non si sostanzia tanto nel “non volersi pentire”, quanto piuttosto nel “voler peccare”2.
Come si è accennato, questo stato di ostinazione è determinato dal disprezzo verso la consapevolezza della meschinità dei beni ottenuti peccando. Anche qui l’immaginazione gioca un ruolo importante: «L’immaginazione ingrandisce le piccole cose sino a riempircene l’anima (…); e (…) rimpicciolisce le grandi sino alla sua misura, come fa parlando di Dio»3.
In altre parole, l’ostinazione è un amore ormai consolidato verso il peccato, generato da un’altrettanta consolidata indifferenza verso ciò che potrebbe trattenerci dal commetterlo.
Tale ostinazione, come tutti i peccati contro lo Spirito Santo, è un peccato di malizia4. Al contrario, se la ripetizione di un peccato è causata soltanto dall’ignoranza del fatto che esso sia realmente un peccato, non si può parlare di ostinazione5.
La strutturale incapacità dell’uomo di «salvarsi da solo» rende impossibile uscire da questo stato, se ci si affida unicamente alla propria volontà. Anzi, il problema è proprio la nostra stessa volontà: l’ostinazione cresce infatti nella misura in cui si accettano i propri desideri disordinati.
È questa, allora, l’occasione di riconoscere con chiarezza la nostra impotenza, ed affidarci più intensamente alla pietà di Dio, affinché sia Lui a suscitare in noi la forza necessaria per compiere la Sua volontà e non la nostra.
Se il problema è la direzione del nostro amore, allora c’è ancora speranza: Dio ci ama infatti più di quanto noi amiamo il peccato.
«Io amo te più ardentemente di quanto tu non abbia amato le tue sozzure. Ut immundis pro luto»6.
Note
- Blaise Pascal, Pensieri e altri scritti, Mondadori, Milano 2018. ↩︎
- Si avrà modo di approfondire questa differenza nel prossimo articolo. ↩︎
- Blaise Pascal, Pensieri e altri scritti, Mondadori, Milano 2018. ↩︎
- Cfr. Tommaso,Santo, Somma Teologica II-II, q14. ↩︎
- L’ostinazione consiste, infatti, dal disprezzo verso la consapevolezza della vanità del piacere ricercato nel peccato. Se tale consapevolezza, per ignoranza, manca, viene meno anche il disprezzo di essa e dunque l’intenzione ostinata. Ne deriva che il peccato specificamente compiuto rimane, ma non la volontà ostinata. ↩︎
- Blaise Pascal, Pensieri e altri scritti, Mondadori, Milano 2018. ↩︎