Il funerale dell’Alleluia

La Chiesa, nel farci ripercorrere le vicende della storia della Salvezza, dalla caduta di Adamo alla risurrezione di Cristo, ci priva, nel tempo di Quaresima, del canto dell’Alleluia. Tale soppressione da diversi secoli e in diversi luoghi viene celebrata con un rituale speciale conosciuto come funerale dell’Alleluia

Il funerale dell’Alleluia è un antico rituale nel quale, il sabato precedente alla domenica di Settuagesima, alla fine dei Vespri, si commemora la “morte” dell’Alleluia che non verrà cantato fino alla notte di Pasqua.

Dopo il Benedicamus Domino, quindi alla fine dei Vespri, i coristi portavano in processione un catafalco sul quale veniva adagiato uno stendardo con la scritta “Alleluia”.

Il catafalco, preceduto da incenso e croce astile, veniva portato in processione accompagnato da canti e inni fino al chiostro nel quale veniva sepolto, asperso e incensato lo stendardo.

In alcuni luoghi lo stendardo veniva riposto sotto l’altare, asperso e incensato allo stesso modo, è mostrato ai fedeli la notte di Pasqua.

La Chiesa, nel tempo di Quaresima, ci fa ripercorrere il cammino che, dalla caduta di Adamo e dalla nascita del peccato originale, ci conduce alla salvezza operata da Cristo mediante la sua passione, morte e risurrezione.

Ed è proprio per scuoterci e darci un impulso forte che la Chiesa sopprime in questo periodo il canto dell’Alleluia, inno di acclamazione festiva e gioiosa, il cui canto Papa Gregorio Magno volle estendere a tutte le celebrazioni dell’anno liturgico, ad eccezione di quelle quaresimali.

L’Alleluia è dunque una parola piccola, semplice, ma significativa e la sua temporanea soppressione è proprio uno dei segni più evidenti e solenni dell’anno liturgico.

La Chiesa ci priva di un grido di gioia, invitandoci così a purificare il nostro cuore e le nostre labbra che non azzardano a staccarsi dai piaceri e dai beni terreni.

Testimoni di questo rito di sepoltura, fortemente voluto da Papa Alessandro X nel secolo XI, sono vari inni e antifone dei quali se ne ricorda uno in particolare di un Anonimo del secolo X di cui riportiamo il testo:

Alleluia, inno di letizia, voce di gioia che non può morire,
Alleluia, grido mai silente negli Eccelsi,
Coloro che abitano nella casa di Dio ti cantano senza posa.
Alleluia, tu risuoni, vera e libera Gerusalemme:
Alleluia, madre gioiosa, tutti i tuoi figli cantano con te, 
Ma dalle tristi acque di Babilonia a lutto noi ci troviamo.
Non meritiamo più di cantare: Alleluia,
Alleluia, cancella le nostre trasgressioni,
Perché il santo tempo ci conduce a piangere i nostri peccati.
Per questo con inni ti preghiamo,
o Santissima Trinità e donaci di portare a casa la tua Pasqua dal tuo Cielo,
E là con te canteremo per sempre, Alleluia.

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