«Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo. Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto manca di riguardo al proprio capo. Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra. L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo. Se poi qualcuno ha il gusto della contestazione, noi non abbiamo questa consuetudine e neanche le Chiese di Dio».
(I Corinti, 11, 11-16)
Così San Paolo ci ricorda dell’importanza del velo sul capo della donna, una pratica della Tradizione Cattolica presto abbandonata e dimenticata a seguito del Concilio Vaticano II, senza che nessuno dicesse nulla e senza che alcuna norma a proposito fosse stata emanata.
È semplicemente sparito da un giorno all’altro. Perché?
Cerchiamo di comprenderlo insieme, facendo qualche passo indietro nella storia, aggiungendo qualche riflessione.
Il velo è sempre stato segno di umiltà e modestia per una donna: al giorno d’oggi sono ancora presenti queste virtù femminili?
Potremmo anche chiederci: e negli anni immediatamente successivi al Concilio ecumenico erano ancora presenti?
Vediamo, forse, modestia, decoro, pudicizia nelle figure femminili? Tutt’altro! Questa assenza è dovuta pienamente alla tanto osannata rivoluzione femminista, la quale ha voluto –in nuce – sovvertire l’ordine a qualsiasi livello, sia naturale che soprannaturale.
Oggi, tantissime “donne” si ergono a paladine della parità di genere, della parità sessuale, del libertinaggio e della promiscuità sessuale, brandendo una fantomatica bandiera di libertà. Ovviamente, nulla a che vedere con la vera libertà, quella che Dio ci ha donato per conseguire il Bene, non il male.
Non c’è alcuna libertà nell’essere oggetto sessuale degli uomini, schiave dell’economia e del mondo del lavoro, schiave della carriera per dimostrare cosa, e non si è capito a chi. Oggi, la donna deve essere come l’uomo, al pari dell’uomo in tutto, persino uguale e indistinguibile dall’uomo, per alcune cose, e mi sentirei di dire, addirittura, superiore all’uomo. Il fine: colpevolizzare l’uomo per qualsiasi cosa che ci sia di sbagliato nella liberazione della donna, nella sfera pubblica e privata, vedendolo come un ostacolo alla realizzazione piena, per usare un termine nietzscheano, della “superdonna”.
Una donna che oggi sceglie la famiglia, quindi, è ritenuta schiava del marito, una squilibrata da rinchiudere: fare una scelta del genere significa combattere una battaglia contro il mondo, contro le donne e contro l’economia.
Si può evincere come tutto ciò si sia chiaramente riversato nella chiesa moderna, che pare avere più a cuore il giudizio del mondo, che quello di Dio. La donna, a tal misura insuperbita, non poteva, e non può più, accettare di coprire il capo in segno di umiltà e sottomissione, essendo lei al pari di un uomo (non a caso oggi si spinge per il sacerdozio femminile).
Tolto Cristo dalla società e dalle famiglie, tolto Cristo dai cuori degli uomini, il danno è fatto: uomini e donne si odiano, ma da un momento all’altro l’uomo è diventato il capro espiatorio di tutto il male esistente, mentre le donne paladine di giustizia. Questo odio è costantemente alimentato dalla società e dalle istituzioni che ci circondano; se solo si provasse a riflettere un momento, a fermarsi per capire da quando tutto ciò ha avuto inizio, la risposta è presto servita: Cristo è stato rimosso dal legame che univa uomo e donna e tutti i valori, le virtù, la galanteria hanno perso di significato. Come non constatare, in questo scontro, l’odio demoniaco rivolto verso quello che Dio ha creato, soprattutto contro gli uomini e contro la morale?
Cos’è la virtù, cos’è un valore senza morale? Come può la morale staccarsi da Cristo, e pretendere di essere ancora tale? La morale stessa viene svuotata di tutto il suo originale significato, perché Dio ne è l’artefice. Rimosso Dio, la morale non ha più fondamento.
Da sempre la Chiesa ha un rispetto profondo per le donne. Mi piace pensare che la Chiesa, da sempre, copra con un velo ciò che ha di più sacro: il calice, il tabernacolo e guarda un po’, proprio la donna. Questo amore per la figura femminile è assolutamente manifesto nella figura di Maria Santissima, che non a caso viene perseguitata dalle femministe, che la ingiuriano e vedono in Lei l’avversaria per eccellenza. Perché Maria, a differenza loro, era ed è una Donna vera, il cui volere era totalmente rimesso al volere di Dio. I demoni odiano la Vergine, perché vedono in Lei non solo la sconfitta definitiva e il motivo della loro condanna, ma anche un esempio perfetto del progetto iniziale di Dio per la donna, rovinato con il peccato originale.
Questo amore è tanto evidente da assurgere a Patrona d’Europa Santa Caterina da Siena e come lei, tante altre Sante sono diventate Dottori della Chiesa, ad esempio Santa Teresina del Bambin Gesù. Innumerevoli sante martiri, negli ordini religiosi più variegati, coronano la santità della Chiesa. La Chiesa, inoltre, già nel Medioevo, aveva posto le basi della tutela giuridica della donna, difendendola primieramente da tutte le violenze subite, come il ratto e l’incesto, e dandole la possibilità di potersi difendere anche durante i processi imputati contro di loro.
Per questa ragione, la Chiesa (quella divina, si intende) è il secondo capro espiatorio preferito dalle femministe.
Con le parole «così l’uomo ha per capo Cristo e da Lui riceve la potestà che esercita» del passo sopra citato, San Paolo vuole spiegarci che l’uomo ha sopra di sé Dio. Tale subordinazione non deve essere interpretata erroneamente, e in maniera luciferina aggiungerei, quale condizione di schiavitù della donna e sottomissione passiva all’uomo, poiché sia nel campo soprannaturale della grazia, sia nei diritti e doveri coniugali vi è piena uguaglianza tra uomo e donna (Gal. 3, 28; 1 Cor. 11, 11); tale subordinazione si riferisce al campo sociale e familiare. Più volte, il Magistero della Chiesa ha sottolineato questo aspetto, più precisamente sotto Leone XIII e Pio XI. San Tommaso ci insegna che «la donna deve avere il capo coperto quando prega Dio in pubblico, per significare che essa non è direttamente soggetta a Dio, ma è soggetta all’uomo, nella misura in cui questi è soggetto a Dio»; Sant’Agostino poi spiega che «l’uomo, infatti, è capo della donna nel modo più ordinato allorquando capo dell’uomo è Cristo, il quale è Sapienza di Dio» (Agostino, La genesi difesa contro i manichei; cfr. 1 Cor. 1, 24).
Tale discorso non vale, quindi, solo per la donna: come la donna deve coprire il capo, l’uomo, dal canto suo deve scoprirlo; in ogni epoca della storia, il copricapo per l’uomo è sempre stato un segno di importanza esteriore, un segno visibile del suo status: che fosse un semplice copricapo o una corona, scoprire il capo alla presenza di Dio, significa per l’uomo riconoscere il proprio nulla e la propria sottomissione a Cristo, rimuovere l’importanza esteriore per riconoscere il vero Capo. Lo stesso San Giovanni Bosco insegnava ai suoi ragazzi a scoprirsi il capo, quando si passava di fronte ad un’immagine sacra o sul sagrato di una Chiesa.
Un uomo che vive in Cristo e per Cristo amerà e rispetterà la donna, perché creatura di Dio affidatagli da Dio Stesso, a cui l’uomo stesso è sottomesso.
Questo discorso rischia di sembrare intriso di “patriarcato”, se letto con gli occhi del mondo, ma una volta compreso il legame sussistente tra uomo e donna, marito e moglie, e che quel legame è Cristo Stesso, allora tale rapporto di subordinazione si riesce a comprendere. É chiaro che, se da questo sinallagma viene rimosso Cristo, il rapporto di subordinazione perde totalmente il suo significato, poiché l’uomo senza Cristo non può essere subordinato alla Sua Sapienza ed esercitarla secondo la potestà divina affidataGli.
L’uomo e la donna si appartengono reciprocamente in Cristo, poiché la donna proviene dall’uomo (alla creazione, Dio creò la donna plasmandola dal costato dell’uomo), ma l’uomo nasce dalla donna. Infatti, come abbiamo letto nell’incipit, San Paolo dice chiaramente «(…) nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio».
Compreso tutto ciò, il velo muliebre dovrebbe essere visto in tutt’altra ottica, completamente differente dal concetto che ne ha l’Islam che, al contrario, copre interamente la donna opprimendola e degradandola al livello di un oggetto. Il velo muliebre, invece, impreziosisce il capo della donna e, anche per la sua consistenza ed il suo tessuto, le dona dignità e modestia (Rivista La Tradizione Cattolica, Anno XXXIV, n. 3 (125), p. 32, FSSPX – 2023).
Sebbene sia una pratica ormai caduta in disuso ed il relativo Canone del Codice di diritto canonico del 1917 non sia stato ripreso dal nuovo (vai a capire il perché), riprenderne l’utilizzo sarebbe una eccellente occasione per riportare in alto una pia pratica, propria della Tradizione Cattolica; pratica che impreziosisce le celebrazioni liturgiche e rende la donna ad immagine di Maria Santissima, l’unica Donna che si può elevare a base e modello di qualsiasi donna che intenda risplendere di santità, e quindi di luce, virtù e bellezza.