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La Quaresima è tempo di ritorno a Dio e alla luce

Il Sommo Pontefice, durante l’omelia del mercoledì delle Ceneri ha ricordato che la Quaresima è un tempo per fare un «viaggio di ritorno a Dio», un «esodo di ritorno a Dio», un «lasciarci riconciliare con Dio» (Francesco, omelia del mercoledì delle Ceneri 2021, Basilica Vaticana).

Il Sommo Pontefice, durante l’omelia del mercoledì delle Ceneri ha ricordato che la Quaresima è un tempo per fare un «viaggio di ritorno a Dio», un «esodo di ritorno a Dio», un «lasciarci riconciliare con Dio» (Francesco, omelia del mercoledì delle Ceneri 2021, Basilica Vaticana). Questo esodo dalla schiavitù alla libertà è voluto da Dio, ma deve esserlo soprattutto da noi. Come per commettere peccato è necessaria la nostra volontà, ugualmente lo è per entrare in confessionale e accusare i propri peccati per poi ricevere il perdono del Signore. Non vi è gioia più grande per il Redentore di quando un Suo figlio che era nelle tenebre del peccato – per mezzo di una buona confessione – torna nella luce di Cristo.

Se solo capissimo che commettendo peccato – dunque volendo ed essendo pienamente coscienti dell’azione peccaminosa che si sta compiendo – approviamo che Gesù subisca nuovamente la Passione con tutto quanto essa comporta, anzi il peccatore stesso si rende carnefice nei confronti di Cristo flagellandoLo, coronandoLo di spine, insultandoLo, sputandoGli addosso, denudandoLo, conficcando Lui i chiudi che Lo appendono al patibolo della croce! Con la nostra carne ed il nostro peccato costruiamo ogni giorno la croce che condusse Gesù alla morte sul Calvario.

Nella Lettera ai Romani di san Paolo Apostolo troviamo un’eccellente spiegazione della natura propria dell’uomo che porta questo a peccare:

ego te absolvo

«Alla stessa maniera, fratelli miei, anche voi, mediante il corpo di Cristo, siete stati messi a morte quanto alla legge, per appartenere ad un altro, cioè a colui che fu risuscitato dai morti, affinché noi portiamo frutti per Dio. Quando infatti eravamo nella carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. Ora però siamo stati liberati dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva prigionieri, per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera.

Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare. Prendendo pertanto occasione da questo comandamento, il peccato scatenò in me ogni sorta di desideri. Senza la legge infatti il peccato è morto e io un tempo vivevo senza la legge. Ma, sopraggiunto quel comandamento, il peccato ha preso vita e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita, è divenuta per me motivo di morte. Il peccato infatti, prendendo occasione dal comandamento, mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la legge è santa e santo e giusto e buono è il comandamento. Ciò che è bene è allora diventato morte per me? No davvero! È invece il peccato: esso per rivelarsi peccato mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato apparisse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.

Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io dunque, con la mente, servo la legge di Dio, con la carne invece la legge del peccato.»

(Rm 7, 4-25)
x articolo

Il peccato è una catena che lega l’uomo al demonio non consentendo a Dio di agire nella nostra anima con la Sua Grazia.

Dio vuole salvare tutti gli uomini perché è consapevole che ogni essere umano ha un’anima eterna. Spesso, invece, l’uomo non ricorda questo, è come se non sapesse che la vita altro non è che una battaglia tra la vita e la morte, tra il mondo e il Cielo, tra il peccato e la Grazia di Dio. È cosa buona che entri nella nostra psiche e che ci lasciamo permeare dalla realtà secondo cui è meglio sopportare ogni pena e sofferenza su questa terra che perire nella geenna eterna. Molte volte non ci riportiamo al mente ed al cuore che l’anima è eterna non solo se si verrà giudicati degni del Purgatorio o del Paradiso, bensì anche se si guadagnerà l’Inferno rifiutando Dio in questa vita. Anche l’Inferno è in eterno e molti vi finiscono a causa di innumerevoli peccati e di un non ritorno al Padre con il pentimento e il desiderio di conversione (si leggano i racconti delle apparizioni della Madonna a Fatima ai tre pastorelli, a santa Bernadette a Lourdes, il Diario di santa Faustina Kowalska ecc.). Il Signore Nostro Gesù si è caricato, crocifiggendoli nella Sua carne, di tutti i nostri peccati passati, presenti e futuri: non lasciamo che la Sua Misericordia non sia da noi sfruttata fino in fondo. Padre Gaetano Maria da Bergamo scriveva a riguardo nella celeberrima opera Pensieri ed affetti sopra la Passione di Gesù Cristo: «Egli ci farà vedere come, con il suo sangue, ha pagato i nostri debiti. E mostrando anche come noi fossimo in dovere di corrispondere e cooperare alla sua opera redentrice, renderà più evidente, confrontata con la sua immensa misericordia, la nostra ingratitudine, mentre la sua santa Passione farà coprire il volto ai reprobi, per nascondere la loro vergogna.» (Pensieri ed affetti sopra la Passione di Gesù Cristo, CIII, Ragioni misteriose dell’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani, P. Gaetano M. da Bergamo OFM Cap).

In questo tempo quaresimale lasciamo che la Misericordia di Dio ci travolga, corriamo dal sacerdote e accusiamo, condanniamo e rifiutiamo il nostro peccato facendo il buon proposito di non farvi mai più ritorno. Viviamo con la certezza che Dio ci ama, anche peccatori come siamo, ma siamo anche consapevoli che il peccato uccide la nostra anima, offende e fa rivivere la Passione a Gesù non facendoci guadagnare alcun merito presso il Padre. Un modo efficace per compiere un bell’esame di coscienza è quello di meditare la Passione di Nostro Signore lasciando che anche riflessioni di uomini santi o morti in odore di santità, ci aiutino a far sì che lo Spirito illumini i luoghi oscuri – a causa del peccato – della nostra anima e fare una buona confessione.

Crocifiggiamo la carne affinché il peccato venga alla luce, perseveriamo nella preghiera e nella penitenza perché muoia, ricorriamo al “fabbro” che con l’assoluzione ci libera dalle catene del peccato. Rendiamo questa Quaresima un cammino dalle tenebre alla luce.

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