S. QUARESIMA

Numquid hic est filius David?

Dopo il peccato originale, l’uomo si trovava in una condizione irreversibile,
a meno che Dio non avesse deciso di intervenire per riscattare la colpa attuale di Adamo.


Edoardo Consonni | 30 Marzo 2021 | Tempo di lettura: 4 minuti


S. QUARESIMA

Numquid hic est filius David?

Dopo il peccato originale, l’uomo si trovava in una condizione irreversibile, a meno che Dio non avesse deciso di intervenire per riscattare la colpa attuale di Adamo.


Edoardo Consonni
30 Marzo 2021
Tempo di lettura: 4 minuti

 

Dopo il peccato originale, l’uomo si trovava in una condizione irreversibile, a meno che Dio non avesse deciso di intervenire per riscattare la colpa attuale di Adamo.
“Quale altra riconciliazione poteva esserci, mediante
la quale Dio tornasse a mostrarsi propizio al genere
umano, se non quella condizione per la quale il mediatore
tra Dio e gli uomini prendesse sopra di sé la causa di tutti
gli uomini? E come avrebbe potuto adempiere alla
verità del suo essere mediatore, se non chi è eguale al
Padre nella sostanza divina, e nostro consorte nella
natura per la forma di schiavo assunta? Così che il
vincolo di morte contratto da una persona sola che
prevaricò, venisse cancellato con la morte di uno solo,
l’unico che nulla doveva pagare alla morte. L’effusione del
sangue di Cristo in pro degli ingiusti fu tanto ricca per
pagare il prezzo, che se tutti i prigionieri insieme
avessero creduto nel loro redentore, non sarebbero più
rimasti incatenati dalle catene del diavolo, dato che
l’Apostolo può dire: Dove abbondò il peccato, là
sovrabbondò la grazia. E poiché coloro che erano nati
sotto il dominio del peccato avevano ricevuto il potere di
rinascere alla giustizia, il dono proposto di libertà è
diventato più forte che non il debito dovuto alla schiavitù.”
[1]

Gesù Cristo, quindi, vero Dio e vero uomo, era l’unico in grado di poter riscattare la colpa originale: la natura Divina è quella condizione necessaria che viene richiesta per questo riscatto.
”Il Verbo fu concepito ad opera dello Spirito Santo nel ventre della madre Vergine; essa – permanendo la sua verginità – lo diede alla luce, allo stesso modo che l’aveva concepito, sempre restando vergine”
[2]
“Firmiter credit, profitetur et docet, neminem unquam ex viro feminaque
conceptum a diaboli dominatu fuisse liberatum, nisi per fidem mediatoris Dei et hominum Jesu Christi Domini nostri: qui sine peccato conceptus, natus et mortuus, humani generis
hostem, peccata nostra delendo, solus sua morte prostravit,et regni caelestis introitum, quem
primus homo peccato proprio cum omni successione perdiderat, reseravit: quem aliquando
venturum omnia Veteris Testamenti sacra sacrificia, sacramenta, ceremoniae praesignrunt.”
[3]
“Justum itaque erat, ut is pro hominibus ageret, qui, secundum quod homo, mori pro homine poterat; peccati tamen exsors, hominum peccata portaret; et secundum quod Deus erat, Deo et sibi, quia unum sunt, eundem reconciliaret (E cosi’ era giusto che Egli agisse a favore degli uomini, colui che, in quanto uomo, poteva morire per l’uomo; era giusto che Egli, esente tuttavia dal peccato, portasse i peccati degli uomini; in quanto Dio, era giusto che riconciliasse gli uomini a Dio e a Sè, essendo una cosa sola)”
[4]

Cristo quindi è venuto per sacrificarsi per il genere umano: egli è il Salvatore del Mondo ed il Messia che il popolo di Israele stava aspettando. I profeti avevano sicuramente predetto con cura minuziosa che Gesù sarebbe venuto.
Il Messia doveva nascere dalla tribù di Giuda, stirpe di David, e sarebbe nato da una Vergine: “Egredietur virga de radice Jesse; et flos de radice ejus ascendet”; “Ecce virgo concipiet, et pariet filium, et vocabitis nomen ejus Emmanuel”.
[6] Il profeta Michea predisse che Cristo sarebbe nato in Betlemme. La genealogia di Cristo, come viene ricevuta nel Vangelo, conferma in maniera precisa queste profezie. [7]
Il Messia, tuttavia, sarebbe stato perseguitato e messo a morte:
“Isaia affermò che Gesù si sarebbe consegnato ai suoi persecutori soffrendo
pene e tormenti come un agnello innocente; le sue piaghe e la sua morte
avrebbero salvato il mondo e lo avrebbero reso padre dei giusti.
Il profeta Davide predisse la persecuzione sofferta dal Messia; che gli
avrebbero trafitto le mani ed i piedi; che gli avrebbero infranto le ossa; che
avrebbe subito insulti e derisioni; che le sue vesti sarebbero state tirate a
sorte.”
[8]

La venuta di Cristo rappresenta la transizione definitiva, il passaggio irreversibile dalla Vecchia alla Nuova Alleanza. Cristo infatti dice chiaramente: “Nolite putare quoniam veni solvere legem, aut prophetas: non veni solvere, sed adimplere.” [9] Questo significa che la fondazione della Chiesa non è un distaccamento dalla Sinagoga vecchia. La Chiesa nascitura, che sugli Apostoli fu fondata, è il nuovo Israele. In essa, si compie il disegno di Salvezza, dell’umanità redenta dal sangue di Cristo. I giudei che credettero al Cristo, credettero cioè che Lui fosse davvero il Messia promesso loro. Sopratutto, credevano che fosse vero Dio. Il Vangelo è infatti lapidario sul fatto che Gesù predicasse non secondo i raggiri degli scribi e dei farisei che avevano volontariamente storpiato la legge, ma secondo la Vera Legge. “Erat enim docens eos sicut potestatem habens, et non sicut scribae eorum, et pharisaei” [10]
Da questa osservazione deriva quindi la distinzione tra la religione cattolica, dei membri di Israele che riconobbero il Cristo e aderirono al Vangelo, dalla sinagoga giudaica, degli scribi, dei farisei e dei loro seguaci, che vedevano Cristo con invidia, lo provocavano, ed infine cospirarono contro di Lui per ucciderlo. Cristo stesso si difese a più riprese dalle accuse dei giudei che non riconoscevano in Lui il Messia, vero Dio e vero uomo. [11]
“I profeti avevano predetto che Gesù sarebbe stato avversato dal suo popolo, specialmente da quelli che per primi avrebbero dovuto credergli e cioè gli Scribi ed i Farisei. Mentre Gesù si trovava in Galilea, alcuni di questi si recarono da lui per criticare le sue azioni.” [12]
L’ostacolo alla Nuova Alleanza risiede proprio nei giudei che non credono in Cristo, ed è proprio per questo che Gesù, di fronte alla domanda dei suoi discepoli, sul perché tanti giudei fossero scandalizzati da Lui, risponde: “[…] Omnis plantatio, quam non plantavit Pater meus caelestis, eradicabitur. Sinite illos: caeci sunt, et duces caecorum: caecus autem si caeco ducatum praestet, ambo in faevam cadunt” [13]. Risulterà chiaro perciò che la nascita della Chiesa sulla Passione di Cristo, comporta inevitabilmente una pesante responsabilità dei giudei che non credettero al Cristo, e che saranno tra i fautori della Passione di Cristo: saranno cioè colpevoli della uccisione di Cristo sulla croce.

Note


1. Leone I, Lettera 165a all’imperatore Leone, cap. IV.
2. Leone I, Lettera 28a a Flaviano, cap. II.
3. Concilio di Firenze, 26/02/1439, da Denzinger.
4. Abb. Gilberto di Nogent, Tractatus De Incarnatione Contra Judaeos, Liber Tertius, Caput II. D.
5. Isa. XI, 1
6. Isa. 7, 14
7. Matth. Cap. I, vv. 1 - 18
8. S.Giovanni Bosco, Storia Sacra.
9. Matth., Cap. V, vv. 17-18.
10. Matth., Cap. VII, v. 29.
11. Matth., Cap. XXIII, vv. 1-38; Johan., Cap. V, vv. 19-47; Luc., Cap. XIX, vv. 27-40; Marc., Cap. XII, , vv. 1-25
12. S.Giovanni Bosco, Storia Sacra.
13. Matth., Cap. XV, vv. 13-15.
 
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