/«Angosciati, ti cercavamo»

«Angosciati, ti cercavamo»

Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero le sue parole.

Luca 2,42-50

Più prezioso è il tesoro che si perde, maggiore è il dolore che si prova. La Vergine Maria provò una grande sofferenza nell’aver smarrito il Figlio, fu forse uno tra i più acerbi dolori della sua vita. Se è vero che mai una volta Ella rivolse parole di lamento, in questo dolore esclamò: “Figlio, perché ci hai fatto questo?”. Di certo non intendeva rimproverare Gesù, ma fare un’amorosa lagnanza, non conoscendo lo scopo di quanto era avvenuto. Ciò che soffrì la Vergine in quei tre lunghi giorni di ricerca, non possiamo comprenderlo appieno. Nelle altre pene aveva la Presenza di Gesù; nello smarrimento mancava tale Presenza.

Questo è l’unico episodio che i Vangeli narrano sugli anni passati da Gesù a Nazareth, quasi interrompendo il lungo silenzio. A testimonianza del fatto che questo sia un avvenimento di grande importanza profetica, proprio perché, benché non appaia a prima vista, il riferimento al mistero pasquale di Cristo è implicito. Lo smarrimento di Gesù e la sua scomparsa, infatti, è correlato a quella che sarà la sua morte. I tre giorni angosciati di ricerca, con l’ansia di rivederlo, si addicono ai tre giorni passati da Gesù nel sepolcro. Il gioioso ritrovamento è un preannuncio della gloriosa risurrezione.

Maria e Giuseppe sperimentano la gioia del “ritrovamento”, preludio alla gioia pasquale. Viene spontaneo pensare, tuttavia, alla considerazione di Isaia: “Tu sei un Dio misterioso” (Is 45, 15) ed è forse una velata preparazione alle tante sofferenze che Maria subirà senza capirle subito. Anche per lei ci sono dei ‘perché’ che non hanno risposta su questa terra, come del resto ci saranno per lo stesso Gesù, quando griderà dalla Croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27, 46).

Il Signore ci ha dato la Madonna come modello di perfezione e ha voluto che soffrisse moltissimo per farci comprendere che la sofferenza è necessaria, perchè portatrice di beni spirituali. La pazienza è inoltre indispensabile per seguire Gesù che porta la Croce. Come possiamo pensare di non voler soffrire, se la Vergine Maria ha patito così tante sofferenze? Smarrire un figlio è un dolore grande per ogni mamma, soprattutto se intensificato da questo pensiero: “forse che si sia smarrito per colpa mia?”.

A conclusione dell’episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel Tempio, si può notare che Maria e Giuseppe non chiedono altro. Si fidano di Dio e tornano a casa, dove Gesù si comporterà da figlio obbediente: “partì con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso” (Lc 2, 51). L’episodio dello smarrimento di Gesù ribadisce il primato assoluto di Dio, anche nei confronti delle persone e degli affetti più cari. Ma, intanto, il Signore non ha risparmiato a sua madre né il dolore né il tormento della non-comprensione, poiché è sempre una afflizione per una madre non comprendere il proprio figliolo.

Maria, però, è colei che si è sempre fidata di Dio ad occhi chiusi, senza neppure la pretesa di avere spiegazioni: le ragioni della fede l’hanno sorretta.

Questa prova è stata per Lei un dono, una necessaria preparazione alle sofferenze più grandi che avrebbero contrassegnato tutta la sua esistenza di “madre dei dolori“.

Mi unisco a te, Maria addolorata, nel tormento del tuo cuore attento quando hai perso il tuo caro Figlio Gesù. Cara Madre, per il tuo cuore allora così tormentato ottienimi la virtù della santa castità e il dono della conoscenza. Ave Maria…

Eja Mater, fons amoris, me sentire vim doloris, fac ut tecum lugeam…
Iuxta crucem tecum stare et me tibi sociare in planctu desidero…
Quando corpus morietur, fac ut animae donetur paradisi gloria 
. Amen.

Ecclesia Dei