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Riflessioni solide su una Preghiera Eucaristica nuziale

Su Internet si trovano molte cose discutibili e, purtroppo, si trovano anche testi liturgici non approvati. Qualche riflessione “solida” su un caso forse poco conosciuto (almeno per ora).

Nelle ormai sempre più rare occasioni in cui una coppia decide di sposarsi in chiesa si creano situazioni molto pericolose per la liturgia. La maggioranza di esse, purtroppo, non sente di dover curare l’aspetto celebrativo delle nozze; con enorme zelo si organizza il ricevimento, con grande attenzione ci si occupa delle bomboniere, con acribia si scelgono gli abiti: tutto ciò, per carità, è giustissimo ed assolutamente legittimo; tuttavia, quanto spazio viene dedicato alla Messa del matrimonio? Al più ci si cura dell’addobbo floreale in chiesa e, talora, della musica, chiedendo di eseguire brani virtuosistici come l’Ave Maria di Bach/Gounod o di Schubert e il Panis Angelicus di Franck. Quanto ai sacerdoti, testimoni qualificati della Chiesa alle nozze1, spesso non dedicano la necessaria attenzione alla preparazione del libretto.

È infatti cosa buona la predisposizione di un sussidio considerando il fatto che molto spesso, nelle celebrazioni dei Sacramenti, così come alle esequie, sono presenti alle sacre funzioni anche persone non praticanti e, financo, acattoliche. Molto ci sarebbe da dire sull’accostarsi di costoro alla Divina Eucarestia, ma esula dalla nostra tematica.

Nella preparazione di questo strumento soventemente le coppie non vengono assistite e sono costrette a cercare sul web dei template con cui crearli o creando ircocervi dalla copiatura di elementi in maniera causale e/o emozionale.

È presente infatti sul web il testo di una fantomatica preghiera eucaristica nuziale approvata dalla Conferenza episcopale del Canada. Ci si potrebbe anzitutto chiedere come mai essa sia stata tradotta in italiano, dal momento che, se la geografia non inganna, i vescovi nord-americani non hanno giurisdizione sullo stivale. È evidente dunque -e questo va detto – che si tratta di una traduzione clandestina, usata cioè senza autorizzazione e in maniera del tutto arbitraria. Potrebbe essere il miglior testo del mondo (ma non lo è), ma essa non è approvata e, pertanto, non dovrebbe essere utilizzata nei riti liturgici celebrati in Italia.

Leggendo il testo, che appunto è facilmente rintracciabile in Internet, si possono leggere alcune espressioni molto melense: «l’amore e la vita non cessano di fecondarsi al soffio dello Spirito» oppure «ti preghiamo inoltre per tutti coloro che conoscono la felicità di amare e di essere amati», ma non manca un accenno ai «tanti altri che sono rimasti delusi nella loro sete di felicità e di amore». Di per sé non sono presenti eresie nel testo, questo va detto; tuttavia, colpisce la drammatica esiguità della preghiera eucaristica, la sua mediocrità stilistica, la mancanza della dimensione sacrificale: dov’è finita la solenne eleganza del Canone? Dove sono Abele, Abramo e Melchisedec? Manca quella solidità a cui ho fatto riferimento nel titolo, quella stabilitas che viene data da un’affermazione di fede forte; manca la menzione di coloro che siedono negli scranni celesti (cioè elencandoli per nome), poiché la comunione dei Santi viene appiattita sulla concordia e sulla fraternità umana (non a caso citata all’inizio di questa preghiera eucaristica).

Per danneggiare la liturgia, come abbiamo visto più volte, non è necessario introdurre testi eretici; è già nocivo introdurre qualcosa che nasce non si basa sulla Tradizione ma viene creato in modo artificiale in maniera non necessaria. Tuttavia, testi come questo possono facilmente fare colpo nel cuore dei futuri sposi per la sua semplicità, dimenticando però che il rito in chiesa, la parte meno curata, è invece quella senza la quale non esisterebbe tutto il resto.


Note

  1. Ricordiamo infatti che, secondo l’insegnamento della teologia sacramentaria, sono gli sposi stessi i ministri del Matrimonio, che si conferiscono il sacramento vicendevolmente. Il parroco (o un altro sacerdote delegato) fungono da testimoni qualificati della Chiesa. Cfr. A. Piscetta – A. Gennaro, Sommario di teologia morale, Società Editrice Internazionale, Torino 1952, pp. 727-728, 790-791. L’ultima edizione del Codice di Diritto Canonico estende tale possibilità anche ai diaconi, naturalmente dietro autorizzazione dell’Ordinario e/o del parroco avente giurisdizione: vedi can. 1108§1.

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