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San Domenico Savio

San Domenico Savio è testimone, assieme ad una numerosa schiera di santi e beati giovani come lui, o più giovani ancora, di come la chiamata divina alla santità non abbia ‘tempi di risposta’ necessariamente lunghi, che essere santi non è una cosa da adulti, ma bensì per tutti, a prescindere dall’età, perché tutti noi siamo chiamati a portare il Vangelo alle genti, a testimoniarlo con la parola e con le opere, a viverlo e custodirlo nel cuore, sempre, ogni giorno, per tutta la vita.

Tra le file della grande Famiglia salesiana figura anche il giovanissimo, appena quindicenne, Domenico Savio, il più giovane santo della Chiesa cattolica non martire. 

Fulgido esempio di santificazione quotidiana, ordinaria, facilmente imitabile, fu proposto dal fondatore della Congregazione salesiana, don Giovanni Bosco, come modello da poter seguire per i giovani (e non solo), secondo il principio della “via della santità vissuta nella vita reale e per mezzo di essa”; in questo progetto Domenico diventava il modello ideale per chi insegnava “a farsi santi in una vita d’intenso lavoro e di dedizione quotidiana alle opere di minore appariscenza, agli obblighi di una vita che non conosce quasi nulla dell’apparato della grande ascesi” (Caviglia, p. 101).

Domenico nacque a Riva presso Chieri, provincia di Torino, non molto lontano da Castelnuovo d’Asti, paese originario di don Bosco, il 2 aprile 1842, secondogenito di Carlo Savio e di Brigida Gaiato. 

Il padre, originario di Mondonio in provincia d’Asti, oggi Mondonio San Domenico Savio, era un contadino che arrotondava il bilancio familiare lavorando come bracciante nelle campagne, tuttavia la sua occupazione principale fu quella del fabbro, ed in particolare del maniscalco. Nel 1841, in cerca di migliori opportunità di lavoro, decise di trasferirsi, con la famiglia al seguito, a Riva, a non molti chilometri di distanza. 

Quello della famiglia Savio era un ambiente caratterizzato da un fervente sentimento religioso, tant’è che fin dalla tenera età il giovinetto cominciò a frequentare la cappellania locale retta da don Giovanni Zucca, in seguito divenuto poi suo maestro di scuola nelle due classi elementari (prima inferiore e prima superiore), all’epoca le uniche esistenti nella frazione. 

La religiosità e la tensione spirituale di Domenico erano tali che, con un permesso speciale, gli fu concesso di accostarsi alla prima comunione all’età di soli sette anni, mentre al tempo era uso non farla prima dei dieci-dodici anni. A tale momento così importante Domenico decise di accompagnare quello che si potrebbe definire un programma, elementare ma al contempo estremamente pieno e ricco, di vita cristiana e di rampa di lancio verso la vetta della sanità, che così recitava: 

  1. Mi confesserò e comunicherò sovente
  2. Voglio santificare le feste
  3. I miei amici saranno Gesù e Maria
  4. La morte ma non peccati

Oltre che per la condotta esemplare Domenico si segnalò anche per il suo rendimento scolastico. I genitori infatti, tenendo anche in considerazione la sua gracile complessione fisica, che gli impediva quasi del tutto il duro e faticoso lavoro manuale, decisero di fargli proseguire gli studi, che continuarono dapprima a Murialdo e poi presso la scuola municipale di Castelnuovo d’Asti, oggi Castelnuovo Don Bosco, percorrendo giornalmente a piedi, tra andata e ritorno, circa venti chilometri. A chi gli chiedeva se avesse o meno paura a dover affrontare quotidianamente un percorso a piedi non propriamente sicuro, rispondeva che si sentiva tranquillo e che di paura non aveva perché ad accompagnarlo c’era il suo Angelo custode. 

All’inizio del 1853 la famiglia Savio fece ritorno a Mondonio. Qui Domenico iniziò a frequentare le scuole locali dove ebbe per maestro Giuseppe Cugliero, compaesano di don Giovanni Bosco, al quale Domenico fu presentato dal Cugliero ai Becchi di Murialdo il 2 ottobre 1854. 

L’educatore salesiano, fondatore dell’oratorio di Valdocco, rimase positivamente colpito dall’incontro con il giovane di Chieri, tanto da farlo entrare pochi giorno dopo, il 29 ottobre, nell’oratorio, ove don Bosco da diverso tempo radunava giovani, soprattutto di famiglia povera, per insegnare loro un mestiere o avviarli agli studi ed alla frequentazione della scuola di latino, come successe a Domenico, per essere eventualmente destinati al sacerdozio.

La vita spirituale e di Fede dell’allora dodicenne Domenico, all’interno dell’oratorio, fece un ulteriore passo in avanti. 

Assorbì completamente la spiritualità di san Giovanni Bosco, attraverso la lettura degli scritti e dei libri del santo sociale torinese, come ad esempio le ‘Letture cattoliche’ o ‘Il giovanetto ben provveduto’ e l’ascolto delle sue prediche. 

La maturità spirituale e morale che stava raggiungendo lo spinse a cominciare un’opera d’apostolato tra i ragazzi di Valdocco, alcuni dei quali ancora lontani dalla Fede. 

Non esitava a frapporsi tra due litiganti in una rissa ed fare da paciere, anche a costo della sua incolumità, ad allontanare o rimproverare chi parlasse o agisse in maniera non propriamente cristiana, a pregare e fare penitenza, a sforzarsi di convertire i ragazzi più difficili, a dedicarsi al prossimo. 

Tale impegno, così nobile, così profondo, portò anche alla costituzione di quello che poi sarebbe diventato il primo nucleo della Congregazione salesiana, ovvero sia la Compagnai di Maria Immacolata, associazione promossa assieme ai pii compagni Bongioianni, Cagliero, Durando e Rua, volta ad esercitare un’opera d’apostolato tra i compagni tramite la preghiera, l’esempio e l’opera di convinzione individuale. 

Tuttavia, la salute di Domenico, già cagionevole, cominciò a peggiorare. Nell’estate nel 1856 si ebbero i primi segnali di una malattia (un medico diagnosticò: “La sua gracile complessione, la cognizione precoce, la continua tensione di spirito, sono come lime che gli rodono insensibilmente le forze vitali”: in Salotti, p. 172). 

Fece ritorno a Valdocco per provare a riprendere gli studi e frequentare il corso di umanità, ma dato l’aggravarsi delle sue condizioni di salute fece ritorno a Mondonio, salutato da una commossa folla di compagni dell’oratorio, ove morì il 9 marzo 1857 all’età di quindici anni. 

Domenico Savio fu proclamato venerabile da Papa Pio XI il 9 luglio 1933, beatificato da Pio XII il 5 marzo 1950 e proclamato santo il 12 giugno 1954 sempre da Pio XII. 

Sono diverse le considerazioni che si potrebbero fare alla luce della lettura della sua biografia: carità, santità nell’ordinario, condotta esemplare. 

San Domenico Savio è testimone, assieme ad una numerosa schiera di santi e beati giovani come lui, o più giovani ancora, di come la chiamata divina alla santità non abbia ‘tempi di risposta’ necessariamente lunghi, che essere santi non è una cosa da adulti, ma bensì per tutti, a prescindere dall’età, perché tutti noi siamo chiamati a portare il Vangelo alle genti, a testimoniarlo con la parola e con le opere, a viverlo e custodirlo nel cuore, sempre, ogni giorno, per tutta la vita. 

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